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Ecco cosa ha detto in Antimafia Pecoraro sulla Juve

7 marzo 2017. Il procuratore federale Figc Giuseppe Pecoraro viene ascoltato in commissione parlamentare antimafia sui legami tra criminalità organizzata, tifo e squadre di calcio. Negli ultimi minuti della parte pubblica introduce il tema principale: la cessione di biglietti della Juventus ad alcuni esponenti vicini alla ‘ndrangheta, per la quale la procura della Figc ha indagato il presidente Andrea Agnelli e altre tre manager. Poi la seduta viene segretata.

Ore dopo Pecoraro ha fatto un comunicato: “Smentisco quanto mi è stato attribuito da alcune agenzie di stampa riguardo l’inchiesta in corso sui rapporti tra la Juventus e presunti esponenti delle criminalità organizzata. Allo stato, dopo aver ricevuto gli atti dalla Procura della Repubblica di Torino ed aver svolto le nostre indagini, stiamo valutando le memorie difensive della Juventus che ci sono state consegnate ieri sera. Solo dopo un’attenta valutazione delle stesse prenderemo le nostre determinazioni. Tra l’altro, ho chiesto che l’audizione odierna fosse segretata, proprio perché ci sono ancora valutazioni in corso. Mi sembra dunque irresponsabile attribuirmi dichiarazioni su fatti secretati”. Alcune frasi però sono state registrate da Radio Radicale prima della segretazione e dimostrano che le frasi attribuite a Pecoraro da alcune agenzie di stampa erano corrette.

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Insulti nazisti e sessisti su Facebook. Donna offesa chiede i danni

Offesa sul social network, una donna si rivolge a un avvocato per tutelare la sua immagine e va contro l’azienda, che non ha censurato i gravi insulti. Da “La Repubblica”, edizione di Torino e on-line del 4 agosto 2012.

A Facebook ieri è arrivata una richiesta. Non una richiesta d’amicizia, ma una richiesta di risarcimento danni d’immagine. Gliel’ha inviata l’avvocato Silvio Bolloli di Alessandria per un semplice motivo.

Mentre – ad esempio – vengono eliminate dal social network le fotografie di donne che allattano, non vengono cancellati da Facebook insulti e foto con commenti ingiuriosi nonostante l’uso di pulsanti per segnalare la violazione delle regole. È successo a una sua cliente, una donna di Alessandria presa di mira sul sito da tre persone: malgrado lei e i suoi amici abbiano cliccato più volte sui pulsanti «È causa di molestie nei miei confronti», «Contenuti grafici violenti» o «Discorso o simbolo di odio», i messaggi e le foto sono rimasti lì.

«È possibile diffondere contenuti di questo genere senza nessuno tipo di controllo?», si chiede Bolloli. Non è escluso che in futuro si passi alla denuncia penale contro il sito per concorso in diffamazione: «Non è un’idea peregrina, ma per il momento non abbiamo querelato il responsabile legale», spiega.

A insultare la donna sono tre persone con profili dai nomi inventati, vietati secondo le impostazioni, e con chiari riferimenti politici: «Forno libero», «Pulizia etnica» e «Nazional socialista».

Neonazisti dietro ai quali si celerebbero persone reali denunciate alla polizia postale per diffamazione e minacce. «Facebook non ha neanche meccanismi di autocontrollo per impedire questi comportamenti. Dà un supporto agli utenti, se ne abusano la struttura dovrebbe intervenire, ma Facebook non lo fa. Sta diventando una sorta di terra di nessuno senza freni, un far west».

La donna potrebbe essere stata presa di mira per aver scritto un comunicato con cui un gruppo di tifosi dell’Alessandria, gli “Ultras grigi”, si dissociava dagli autori di una sparatoria su cui la procura di Alessandria sta ancora indagando. Il 26 ottobre scorso loro, un ex capo ultras e suo figlio, avevano litigato con un uomo di 31 anni, a cui poi avevano sparato proiettili di plastica. Dopo il loro arresto da parte della squadra mobile si era diffusa la notizia del loro legame coi tifosi dell’Alessandria, smentita dagli “Ultras grigi”: «Non è in nessun modo riconducibile alla gradinata Nord né tanto meno al gruppo degli ultras Alessandria 1974. Gli aggressori sono da anni del tutto lontani e addirittura in conflittualità con il mondo del tifo organizzato», era scritto nel comunicato, che deve aver dato fastidio a qualcuno. Così una foto della donna è finita sulle pagine del profilo di «Pulizia etnica» e «Nazional socialista», che con «Forno Libero» hanno scritto pesanti commenti, poi segnalati alla diretta interessata.