ThyssenKrupp

Giannino, Eternit, Thyssen e il nocciolo della questione

In un’intervista all’agenzia di stampa parlamentare Public Policy Oscar Giannino torna a parlare dei problemi legati al mondo dell’industria e alla giustizia. Ancora una volta torna a commentare le sentenze ThyssenKrupp ed Eternit

D. E QUALI SONO I RISCHI CONCRETI, PER IL SISTEMA INDUSTRIALE, E PIÙ IN GENERALE PER IL MONDO PRODUTTIVO?
R.
Di fronte a normative di questo tipo, in produzioni sensibili, i gruppi internazionali cancellano l’Italia dalla carta geografica.

La cancellano per quello che sta succedendo all’Ilva, per sentenze come quelle della Thyssen, per le pene irrogate nel processo Eternit. Tutte vicende dolorosissime, senza dubbio, dal punto di vista dei danni alla popolazione e alla sicurezza. Ma il cui effetto diventa impossibilità della politica di sfidare la demagogia imperante. Il risultato è che siamo l’unico Paese al mondo in cui succedono queste cose.

Le domande che Giannino dovrebbe porsi sono altre: perché queste tragedie, come quella dell’Ilva, sono accadute in Italia? Sono state provocate dalla “demagogia imperante” o dalla magistratura? Sono state provocate dalla mancanza di attenzione alla salute e all’ambiente, provocata dall’assenza di politici sveglie e sfruttata prontamente dagli imprenditori? L’Italia deve avere le condizioni lavorative del Bangladesh per attrarre investimenti esteri?

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Wu Ming 4 sui processi Eternit e ThyssenKrupp

conflitto non vuole dire per forza fare a botte con la polizia. Vuol dire come minimo non far finta che non esista. Il processo amianto di Casale è conflitto anche se avviene per via giudiziaria, istituzionale; la causa Thyssen lo stesso, si è visto chiarissimamente chi sta da una parte e chi dall’altra”.

Wu Ming 4, uno degli scrittori del collettivo Wu Ming, parla di sinistra e conflitto e dice questo concetto interessante se lo si legge in chiave torinese.

Thyssen, sentenza d’appello. Condanne ridotte

Il murales che ricorda la tragedia della ThyssenKrupp a Torino, da http://www.monkeysevolution.org/murales_thyssenkrupp.html

Giovedì 28 febbraio la Corte d’assise d’appello di Torino ha ridotto le condanne contro i manager della ThyssenKrupp, imputati di omicidio colposo con colpa cosciente per il rogo del 6 dicembre 2007 e la morte di sette operai. Qui trovate l’articolo sulla sentenza (alcune parti mie, altre di agenzie).  Qui ho raccolto alcuni articoli scritti in passato sulla vicenda (tra cui l’articolo sulle motivazioni che avevano accolto l’accusa innovativa formulata dalla Procura di Torino).

Rogo alla Thyssen. Boccuzzi cita l’azienda per il danno punitivo

Parte la causa civile dell’ex operaio e ora deputato Pd contro la multinazionale. Da “La Repubblica”, edizione di Torino del 29 settembre 2012.

Mentre si aspetta l’inizio del processo d’appello per la tragedia della ThyssenKrupp del 6 dicembre 2007, Antonio Boccuzzi, l’unico operaio sopravvissuto al rogo, ha depositato – tramite i suoi legali dello studio Ambrosio e Commodo – la citazione per la causa civile con cui chiederà alla multinazionale tedesca dell’acciaio un risarcimento milionario per «danno punitivo». Il processo si svolgerà di fronte al giudice della quinta sezione civile del Tribunale di Torino Patrizia Visaggi.

Il «danno punitivo» è una novità che non esiste nell’ordinamento italiano, motivo per cui questa azione legale potrebbe rivelarsi una causa pilota: «È la prima volta in Italia che si chiede il riconoscimento del “danno punitivo” – ha spiegato ieri mattina l’avvocato Renato Ambrosio -, se si eccettua un caso giudicato in Alabama che riguardava un’azienda italiana, un caso di cui si era chiesto il riconoscimento alla Corte di Cassazione». C’è un motivo principale per cui gli avvocati dell’onorevole del Partito democratico hanno deciso di avviare un’azione parallela a quella penale rivolgendosi al giudice civile: «Riteniamo questo un caso unico per la gravità della condotta dell’azienda. Il caso di Boccuzzi è unico e uniche sono le condotte, così come lo è stata la formula del dolo eventuale nella condanna in sede penale. La risposta in sede civile poteva essere solo la richiesta del danno punitivo». L’intenzione è di “colpire” l’azienda nelle sue finanze per disincentivare il risparmio delle aziende nella sicurezza sul lavoro, provocando un effetto pedagogico e deterrente, diminuendo i comportamenti dannosi. «Affrontiamo la causa con umiltà, serietà e determinazione. Dal nostro punto di vista, la risposta civile al dolo eventuale riconosciuto in sede penale dalla Corte d’assise nel 2011 non può che essere una sanzione necessaria per impedire il verificarsi di fatti di tale gravità. La sola azione penale, infatti, non è sufficiente a creare giustizia».

Sarà l’azienda la controparte,e non uno dei suoi dirigenti, come l’amministratore delegato Harald Espenhahn, già condannato in primo grado a 16 anni di reclusione per omicidio con dolo eventuale. La richiesta di risarcimento è molto alta, milionaria, ma l’ex operaio mette in chiaro alcuni aspetti: «Non ne faccio una questione di denaro – ha affermato – ma di diritto, e non mi sono posto un obbiettivo sulla cifra da ottenere. Voglio cercare di tracciare una strada nuova per far sì che il riconoscimento di una somma possa disincentivare i risparmi sulla sicurezza nei luoghi di lavoro».

Vedova Thyssen vittima di uno stalker

Da La Repubblica, edizione di Torino del 20 dicembre 2011

Ha aggredito Sabina Torrente, vedova dell’operaio Angelo Laurino morto nel rogo della ThyssenKrupp. L’ ha minacciata e molestata, fino allo stalking. Per queste accuse Gaetano “Nino” Spinapolice, benzinaio, è finito sotto processo. Ieri mattina in aula ad accusarlo c’era proprio lei, caduta nelle sue braccia, e l’altro, Plinio Paduano, agente della polizia municipale, confidente dell’uomo e poi rivale in amore. La vicenda era emersa nell’indagine del pm Alessandro Sutera Sardo sulla cessione delle radiotrasmittenti Tetra dei vigili urbani ai carrozzieri: Spinapolice, intermediario tra le parti, aveva patteggiato e Paduano era stato condannato a un anno e dieci mesi. «La nostra storia è cominciata ai primi di marzo», ha raccontato la donna al giudice Paolo Gallo, che ha accettato l’ingresso dei figli nel processo come parte lesa perché avrebbero subito l’influenza negativa di Spinapolice. Sulle prime lei trova nell’imputato un uomo comprensivo, capace di sostenerla dopo la scomparsa del marito, ma lo vuole solo per sé, mentre lui preferirebbe una relazione extraconiugale. «Quando lui ha deciso di tornare con sua moglie,è finita», ha detto. Il 25 marzo 2009 il benzinaio raggiunge la donna nel parcheggio di casa per chiederle di tornare insieme ma, al suo rifiuto, la prende a schiaffi. Torrente telefona a Paduano: «Ricevo una telefonata da Sabina che, con voce tremante, mi mette al corrente», ha detto il vigile. Lui va dal conoscente, con cui è in confidenza: «Mi dice che è accaduto per una provocazione della Torrente e mi chiede di andare all’ospedale Maria Vittoria e chiederle se vuole fare una denuncia». Spinapolice nega di aver alzato le mani e afferma che la donna ha sbattuto contro la portiera. «Dopo quel 25 marzo c’è stato un cambio totale di atteggiamento. Lo vedevo con occhi diversi». Il benzinaio «ha continuato a usarmi per sapere qualcosa su Sabina, per interloquire con lei e chiederle se lo avesse denunciato». L’agente resiste, fino a quando Spinapolice lo convince a seguirlo in auto per parlargli con calma. Dice a Paduano che spiffererà la storia delle radiotrasmittenti ai giornali, provocando fastidi a molte persone «tra cui Sabina, molto conosciuta per la questione Thyssen». «Spinapolice mi stava ricattando – ha aggiunto – mandava in continuazione messaggi, anche con minacce velate». Per il difensore Andrea Milani l’imputato non ha commesso i fatti per cui è alla sbarra né ha compiuto il reato di stalking ed è pronto a dimostrarlo con altri testimoni.

Thyssen, a 7 mesi dalla condanna ancora nessun risarcimento alle famiglie

Si tratta dei pagamenti provvisionali, cioè gli anticipi sui rimborsi disposti dalla sentenza del 15 aprile scorso, con cui sono stati condannati l’ad Harald Espenhahn e altri cinque dirigenti dell’acciaieria tedesca. “Ho provato in tutte le maniere, sollecitando a voce i legali degli imputati, e anche per iscritto, ma ancora non è avvenuto niente – spiega l’avvocato Bonetto. Da ilfattoquotidiano.it del 3 dicembre 2011.

A più di sette mesi dalla condanna e a quattro anni dalla tragedia di Torino, la ThyssenKrupp non ha ancora rimborsato gli ex operai e alcuni familiari delle vittime come imposto dai giudici. Si tratta dei pagamenti provvisionali, cioè gli anticipi sui rimborsi disposti dalla sentenza del 15 aprile scorso, con cui sono stati condannati l’ad Harald Espenhahn e altri cinque dirigenti dell’acciaieria tedesca. Oltre all’accusa di omissione dolosa di cautele contro infortuni sul lavoro, i pm Raffaele Guariniello, Laura Longo e Francesca Traverso hanno recriminato al primo i reati di omicidio e incendio volontari con colpa cosciente; e per gli altri omicidio e incendio colposo.

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