Tangentopoli

La Tangente #3 – Di metastasi italiane, vaticane e latino-americane

Già un quarto di secolo è passato dall’arresto che ha aperto una fase della storia d’Italia, le inchieste di Tangentopoli con cui gli italiani hanno scoperto la corruzione sistemica della politica e dell’amministrazione pubblica. Da allora poco è cambiato, dicono gli esperti. Ora a vivere quella fase è l’America Latina dove emergono i casi di politici e capi di Stato pagati dall’azienda brasiliana Odebrecht per realizzare grandi opere. Nessuno ne è immune e nemmeno la Città santa lo è: il papa venuto “quasi dalla fine del mondo” afferma che in Vaticano c’è corruzione, un male che denuncia sempre più spesso. Messa così quest’edizione de La Tangente sembra riflessiva (e in parte lo è), ma la cronaca ci ha riservato delle chicche. Buona lettura!

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Tangenti, dal cappio alla fucilazione

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C’era una volta Luca Leoni Orsenigo, il deputato della Lega Nord che nel 1993, nel periodo di Tangentopoli, sventolò un cappio a Montecitorio. Ora si passa alle armi da fuoco e a farlo è un ex socialista, Lucio Barani, strenuo difensore di Bettino Craxi (a cui ha dedicato una statua nel Comune di Aulla, di cui è stato sindaco) e oppositore dell’ex pm Antonio Di Pietro (Aulla fu un comune “dedipietrizzato” da Barani). Ecco cosa riporta l’agenzia Public Policy oggi:

ROMA (Public Policy) – Chiunque compia reati di corruzione sia punito “con la fucilazione” da svolgersi pubblicamente nella piazza principale della città dove ha sede il tribunale competente. È quanto chiede un emendamento del senatore Gal, Lucio Barani, presentato in aula al Senato al ddl Anticorruzione.

Barani ha presentato al provvedimento una serie di emendamenti per chiedere che coloro che vengono condannati per corruzione siano tenuti “a chiedere pubbliche scuse”, con la loro “l’esposizione in piazza al pubblico ludibrio” per almeno 18 ore, “a prescindere dalle condizioni atmosferiche”. (Public Policy) SOR

Fermi tutti, ritorna La Ganga*

Oggi Giuseppe “Giusi” La Ganga, ex capogruppo del Psi in Parlamento negli anni di Tangentopoli, diventa consigliere comunale di Torino dopo quasi venti anni di assenza dalle scene politiche.

Il 15 gennaio 1994 trapelano notizie sul suo abbandono della politica:

“Mi assumo la responsabilità dei finanziamenti illeciti ricevuti. E, per coerenza, non posso continuare a fare il politico”.

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