Silvio Berlusconi

Eccovi La Tangente, la newsletter sulla corruzione

Una newsletter settimanale con notizie sintetiche sui casi di corruzione in Italia e nel mondo. Si chiama La Tangente e ci sto lavorando da qualche settimana. È un esperimento, sì, e per questo mi servono un po’ di pareri. Vi va di iscrivervi e dirmi la vostra opinione? Basta andare su questa pagina e inserire il vostro indirizzo email.

Intanto, per offrirvi un’anteprima del servizio, ecco a voi la prima mail inviata agli iscritti

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Meglio fare attenzione ai regali. Che tu li offra o li riceva, potresti finire nei guai, anche se si tratta di una cortesia, un gesto di generosità o un atto di amicizia. Questa è la lezione che ci viene insegnata da due casi di corruzione dell’ultima settimana, uno italiano (nella sezione “La bustarella”) e uno internazionale (nella sezione “Il bonifico”, come quelli che viaggiano “estero su estero”), trattati in questa edizione de La Tangente. Non dimentichiamo, poi, di dare un’occhiata a un altro dato interessante emerso dall’annuale Corruption Perception Index di Transparency International, presentato mercoledì scorso.

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Appunti da un week-end politico e sul parlamento temporeggiatore

Intenso rientro dalla pausa di agosto. Sabato sera a un incontro tra Giuseppe Civati e Gustavo Zagrebelsky quest’ultimo, presidente emerito della Corte costituzionale, ha ricordato che su Silvio Berlusconi non pende solo la decisione della giunta delle elezioni del Senato in merito alla decadenza (sancita dalla legge Severino):

È pendente in parlamento la questione della ineleggibilità del senatore Berlusconi per la questione della titolarità delle concessioni. Si è rinviato, nessuno ne parla più.

Per la giunta delle elezioni che il 9 settembre dovrà decidere sulla decadenza di Berlusconi afferma che “si andrà avanti rinviando”.

Allora viene da chiedersi cosa farà il Parlamento? Deciderà di decidere sull’ineleggibilità e sulla decadenza e quindi sull’interruzione della carriera parlamentare dell’ex cavaliere?

Un altro appunto. Ieri pomeriggio nella sede del Partito democratico torinese alcuni politici del partito hanno incontrato Luciano Violante (ex magistrato, ex presidente della Camera e ora tra i saggi per le riforme) per cercare chiarimenti sull’intervista concessa dall’esponente del Pd al Corriere della Sera in cui ribadisce il diritto alla difesa di Berlusconi (con i suoi possibili ricorsi alla Corte costituzionale e alla Corte di giustizia europea finalizzati a capire se e come applicare la legge Severino sulla decadenza dei condannati da incarici pubblici, ma finalizzati anche a tergiversare).

Ha ricordato una cosa non da poco, cioè che la Corte d’appello di Milano dovrà decidere la durata della pena accessoria, l’interdizione dai pubblici uffici, imposta dalla Cassazione nella sua condanna. A questa decisione poi potrebbe seguire un nuovo ricorso in Cassazione della difesa di Berlusconi e alla fine si dovrebbe arrivare alla sua decadenza dal ruolo di senatore. Nel frattempo la giunta per le elezioni del Senato potrebbe rivolgersi alla Corte costituzionale per risolvere i dubbi sull’applicazione della legge Severino (e sulla sua costituzionalità).

Cosa succederebbe? I parlamentari (compresi quelli del Pd) temporeggerebbero, eviterebbero di prendere una decisione nel merito su Berlusconi (e quelli del Pd eviterebbero di inimicarsi il Pdl) aspettando che i giudici facciano il loro lavoro: se i giudici saranno i primi a decidere gli onorevoli si laveranno le mani e non potranno essere criticati dal leader del Pdl e dai suoi, le larghe intese sarebbero salve e il governo potrebbe andare avanti.

Tuttavia Violante, concludendo il suo secondo intervento, ha lanciato un monito ai suoi compagni di partito:

“Attenti, qualcuno vi farà degli scherzi”

Sarebbe interessante capire chi: qualcuno nel partito o qualcuno tra gli alleati? Sembra un brutto allarme per il Pd, che ha già avuto qualche problema coi traditori, franchi tirati e via dicendo durante le elezioni del presidente della Repubblica. A qualcuno però torna ancora in mente questo intervento di Violante alla Camera.

La pazienza di immergersi nei fatti

Certo, per cogliere le tante sfumature pro-accusa o pro-difese di cui sono fatte le prove assunte in mesi di udienze, e per soppesarle con onestà intellettuale anche a fronte dell’inedita situazione che vede un imputato stipendiare mensilmente decine di testimoni del processo nell’inerzia della Procura, occorrerebbe la pazienza di immergersi tra i fatti oggetto di faticoso accertamento: zavorra per le opposte tifoserie, piú a loro agio nel fare surf sulla superficie delle impressioni.

Lo ha scritto Luigi Ferrarella, cronista giudiziario del Corriere della Sera, il 2 giugno 2013. Per molti si tratta di una replica a quanto scritto da Pierluigi Battista, editorialista dello stesso quotidiano, il giorno precedente. Battista aveva scritto che nei confronti di Lele Mora, Emilio Fede e Nicole Minetti la richiesta di sette anni di pena era eccessiva:

la pena dovrebbe essere l’espiazione spietata di un peccato, di una condotta abominevole, di uno stile di vita infamato ed infamante. Sette anni di galera e interdizione perpetua: ecco il prezzo per aver fatto da protagonisti delle spregevoli notti nell’antro di Arcore.

Ferrarella, che quel procedimento lo conosce, gli ha risposto punto per punto dandogli una lezione di diritto.

Bunga bunga, Fede imputato a Torino per aver diffamato Imane Fadil

SavedPicture-201321913755.jpgPubblicato su “La Repubblica”, edizione di Torino del 9 maggio 2013.

In aula ieri lui non c’ era. Ha preferito non apparire. Emilio Fede, imputato di diffamazione, era contumace. In compenso c’ era la sua accusatrice, Imane Fadil, a ribattere alle offese che l’ ex direttore del Tg4 le ha rivolto in tv.

«Era il 17 settembre 2011, guardavo l’ edizione serale», ha detto al giudice Ivana Pane la modella 28enne di origine marocchina e residente a Torino, una delle partecipanti alle “cene galanti” nella villa di Silvio Berlusconi ad Arcore. Fede parlava della ragazza fingendo di non ricordarsi di lei, come ha confermato pure il fratello Tariq. Eppure la giovane conosceva bene Emilio Fede, i due si sentivano quasi tutti i giorni: «Mi aveva pure invitato ad andare in vacanza con lui». Parenti e amici di Imane capirono subito di chi il direttore stesse parlando e telefonarono alla ragazza confermando la sua impressione: parlava proprio di lei. La criticava perché ad agosto la ragazza era andata dal pm per raccontare quanto sapeva delle cene ad Arcore.

Ai primi di settembre si seppe dell’ interrogatorio: «Era il momento in cui era scoppiato quello scandalo», ha detto in aula senza citare il “Bunga bunga” e i festini, a cui lei non ha «mai e poi mai» partecipato. «Avevo sempre i giornalisti sotto casae un settimanale mi aveva offerto 50 mila euro per parlare. Così ho incontrato Fede per dirgli che mi avevano messo in quel pasticcio e gli ho chiesto di aiutarmi a uscirne». Il fatto che la modella avesse raccontato «quello che ho vissuto, la mia verità» indispettì il direttore che nel tg incriminato commentò: «Disse che avevo preso 50mila euro dalla redazione di un giornale. Poi disse che lo avevo minacciato, che gli avevo chiesto dei soldi, che la mia famiglia aveva problemi economici. Per le sue frasi ho solo avuto problemi».

La teste al processo “Ruby” è “inconsapevole” della responsabilità

Elena Morali, chiamata al Tribunale di Milano come testimone del processo “Ruby”, risponde così ai magistrati (vai all’audio sul sito di Repubblica)

Forse nessuno  le ha spiegato come ci si comporta. Il giudice deve averle detto che ha l’obbligo di dire la verità e poi deve averla invitata e leggere la formula di rito:

«Consapevole della responsabilità morale e giuridica che assumo con la mia deposizione, mi impegno a dire tutta la verità e a non nascondere nulla di quanto è a mia conoscenza»

Dall’atteggiamento avuto forse non l’ha capita.