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Giorno della memoria, il ricordo di una sopravvissuta al Porrajmos

Quattro anni fa sul sito del master di giornalismo dell’Università di Torino ho pubblicato la storia di Cena Huseinovic, ottantenne rom che abitava al campo nomadi di Germagnano, sopravvissuta al Porrajmos, lo sterminio degli “zingari”. Morì pochi mesi dopo l’intervista.

Cena Huseinovic, sopravvissuta allo sterminio rom dei nazifascisti

Porrajmos” vuole dire “divoramento”. È lo sterminio dei rom, ma anche un dolore interno che a volte torna a manifestarsi. Questo divoramento Cena Huseinovic, 80 anni, l’ ultima sopravvissuta in Piemonte insieme alla consuoceraMelica Muratovic, lo prova ancora. Dice “nervosa” e si commuove quando racconta la storia del suo popolo, lei che è scappata anche alla guerra in Yugoslavia e oggi abita in una baracca al campo di via Germagnano 10, senza riscaldamento e assistenza.

L’occasione per incontrarla è fornita da un incontro con le ragazze di “Idea Rom” (contatti: idea.rom at gmail.com), con l’associazione Romanò Ilò el’Opera Nomadi, per il giorno della memoria. Ivana Nikolic, 19 anni, ascolta il racconto in quella lingua che non ha ancora imparato, il romanì, ma si commuove con tutti gli altri presenti.

Cena aveva circa 12 anni quando accadde, intorno al 1942. Viveva nelle tende in un campo in Bosnia con la sua famiglia e altre cinquanta persone: “Ero a Visegrad e gli cetnici (fascisti serbi, ndr) ci portarono via coi treni”. Prima a Sarajevo, e poi a Jasenovac, nella zona croata vicino alla Bosnia. “Per un mese siamo stati chiusi in un bunker al buio, mangiando solo tre patate e un pezzo di pane al giorno”. In questo campo di concentramento degli ustascia, fascisti croati, gli adulti erano destinati ai lavori forzati, per produrre mattoni e catene. Quando lo sforzo e la fame li indebolivano “gli ustascia li prendevano uno a uno, li ammazzavano e li buttavano nel fiume Sava. – racconta Cena – Non ne sapevamo nulla, fino a quando non abbiamo trovato i cadaveri nel fiume”. (altro…)

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