Rivarolo

Minotauro, procedura di incandidabilità per l’europarlamentare Bertot

Pubblicato il 23 novembre su ilfattoquotidiano.it

È arrivato a Bruxelles a maggio e vuole restarci. Fabrizio Bertot, europarlamentare Pdl ed ex sindaco di Rivarolo Canavese (Torino), ha annunciato l’intenzione di ricandidarsi alle elezioni europee nella prossima primavera. Non sarà facile. Il ministero dell’Interno ha avviato al tribunale di Ivrea un procedimento di incandidabilità perché Bertot è il sindaco di un Comune sciolto per le infiltrazioni della ‘ndranghetauna conseguenza dell’indagine “Minotauro” che ha portato a galla un caso di presunto voto di scambio politico-mafioso a suo favore nella campagna elettorale delle Europee 2009. Inoltre su di lui la Procura di Torino dovrà compiere nuovi accertamenti.

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Minotauro, sentenza in arrivo

Pubblicato su La Sentinella del Canavese del 20 novembre 2013

Il verdetto sarà dopodomani. Venerdì gli imputati del processo “Minotauro”, il grande processo contro la ‘ndrangheta nella provincia torinese, sapranno se sono colpevoli di far parte dell’organizzazione criminale, di averla sostenuta o di aver commesso “solo” reati più semplici. È stato un processo lungo questo fatto con il rito ordinario nell’aula bunker del carcere “Le Vallette” di Torino, cominciato il 26 ottobre dell’anno scorso e proseguito con ritmi elevati, un tour de force che per mesi ha obbligato magistrati, avvocati, cancellieri, carabinieri del servizio d’ordine e polizia penitenziaria a fare tre udienze a settimana. Adesso però siamo al traguardo finale. Venerdì dopo le eventuali repliche dei pm alle difese degli avvocati, concluse a metà ottobre, i giudici, della Terza sezione penale del tribunale di Torino (Paola Trovati, Diamante Minucci e Alessandra Salvadori) decideranno sulle condanne. A luglio la Direzione distrettuale antimafia ne ha chieste 73 per pene fino ai 21 anni di carcere.

Sarà una sentenza importante per il Canavese, dove gli investigatori – grazie alle dichiarazioni dei pentiti come Rocco Varacalli e Rocco Marando – hanno individuato tre locali di ‘ndrangheta situate a Cuorgnè, dove regnava Bruno Iaria, a San Giusto, a Volpiano e a Chivasso, senza dimenticare la “bastarda” attiva tra Salassa e Castellamonte, una ‘ndrina non “riconosciuta” dai vertici centrali dell’organizzazione criminale calabrese. Gli inquirenti hanno potuto collegare tra di loro episodi di minacce, omicidi, estorsioni, traffici di droga, detenzione di armi da fuoco, appalti truccati e influenze politiche, dei punti che uniti hanno dato una nuova immagine del crimine nella provincia di Torino. «È emersa la sussistenza e la gravità dei reati e la responsabilità degli imputati – aveva detto al termine della richieste delle condanne il procuratore aggiunto Sandro Ausiello, capo della Direzione distrettuale antimafia -. Queste udienze hanno evidenziato la pericolosità del sodalizio criminoso che non permette a nessuno di sottovalutare il fenomeno, di relegarlo a malcostume o a fenomeno di folklore regionale».  Non solo violenza, ma un fenomeno evoluto che secondo la Procura ha influenzato l’economia ma pure la politica e le amministrazioni, come dimostrerebbero i casi Leinì e Rivarolo. Il primo comune, retto da Nevio Coral prima e dal figlio Ivano dopo, e il secondo, amministrato da Fabrizio Bertot (Pdl), sono stati commissariati per le infiltrazioni malavitose nella loro gestione, con appalti concessi ad aziende mafiose in cambio di appoggi. Per Nevio Coral, imputato di concorso esterno in associazione mafiosa, i pm hanno chiesto una condanna a dieci anni. Per l’ex segretario comunale di Rivarolo invece i magistrati hanno chiesto una pena di sette anni per il voto di scambio politico-mafioso a sostegno di Bertot. È andato vicino al commissariamento pure Chivasso, le cui elezioni del 2011 sono state inquinate dal sostegno della ‘ndrangheta all’Udc. Sull’ex assessore comunale della giunta Fluttero (Pdl) ed ex vicesegretario cittadino dell’Udc, Bruno Trunfio, pesa una richiesta di condanna a 13 anni.

Comune sciolto per ’ndrangheta, i Coral incandidabili (ma Bertot?)

Una prima volta per il Piemonte e forse per tutto il Nord Italia: due politici dichiarati incandidabili per lo scioglimento del loro Comune per via delle infiltrazioni della ‘ndrangheta. Ne ho scritto su “La Repubblica”, edizione di Torino del 24 aprile 2013.

Incandidabili. Nevio e Ivano Coral, padre e figlio ex sindaci di Leinì, sono stati privati del diritto a farsi eleggere perché ritenuti responsabili dello scioglimento del Comune infiltrato dalla criminalità. Lo ha stabilito nei mesi scorsi il collegio presieduto dal giudice Giovanni Liberati, della prima sezione civile del tribunale di Torino, al termine di un contraddittorio tra il Ministero dell’ Interno (che ha avviato la causa), gli avvocati dei Coral Roberto Macchia e Roberto Cavallo Perin e il procuratore aggiunto della Direzione distrettuale antimafia Sandro Ausiello.

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Dal comune sciolto per mafia all’europarlamento

Verso Bruxelles per il rotto della cuffia e grazie a una buona dose di voti sospetti. Fabrizio Bertot, ex sindaco di Rivarolocomune in provincia di Torino sciolto per infiltrazioni della ‘ndrangheta, potrebbe approdare presto al Parlamento europeo. Dopo l’elezione dei due europarlamentari Gabriele Albertini e Mario Mauro al Senato per lui si sta liberando un seggio. Il suo subentro è ancora al vaglio della Cassazione, ma le possibilità sembrano buone. Nel 2009 Bertot (Pdl) si era candidato al Parlamento europeo nella circoscrizione Italia nord-occidentale e aveva ottenuto circa 19mila voti. Intanto in quei mesi di campagna elettorale la Procura di Torino e i carabinieri stavano osservando i movimenti di alcuni sospetti ‘ndranghetisti della zona, arrestati nel giugno 2011 nell’ambito dell’operazione Minotauro.

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