ricorso elettorale

Cota, un “golpe” dal 2010

padania

Un “golpe rosso”, titolava la Padania di sabato 11 gennaio. “Un golpe perfetto“, ha sostenuto più volte il presidente del Piemonte Roberto Cota dopo la sentenza del Tar che ha annullato la sua elezione. Da lì in poi una serie di critiche ai magistrati che hanno dato filo alle iniziative degli avversari politici del governatore. E sabato per la manifestazione a Torino i leghisti hanno anche forgiato l’hashtag #GolpePiemonte da usare su Twitter. È un copione vecchio il suo, è cominciato quattro anni fa con la sua elezione e con la battaglia legale di Mercedes Bresso e pochi altri suoi alleati. Rivediamo un po’ di dichiarazioni ripescate dagli archivi.

In una nota del 14 giugno 2010 Cota affermava:

«Se qualcuno ha qualcosa da ridire fa ricorso subito, prima delle elezioni, come ho fatto io contro le liste patacca, altrimenti è troppo comodo. Se il risultato del voto non mi piace chiedo di annullarlo come si fa nelle dittature quando il dittatore non vince. Se succedesse qualcosa del genere sarebbe un golpe giudiziario».

In consiglio regionale Cota interviene il 22 giugno: «Alcuni dei miei amici mi hanno criticato per avere parlato di golpe giudiziario. Dicono che sono stato troppo generoso». Poi continuava affermando: «sono le dittature che cercano di comandare con gli artifizi. Spero che nessun giudice metta in dubbio questo principio» e che «i golpe li fanno in Sudamerica, se accadesse qui sarebbe una rivolta. Non è facile rubare le elezioni». «Me ne vado perché ho da fare, io vado a lavorare», concludeva con un refrain che lo caratterizza. (Lastampa.it del 22 giugno 2010 e la Repubblica del 23 giugno 2010). Poco dopo, il 23 giugno a SkyTg24, dice:  «Sarebbe un golpe. Una violazione della prima regola della democrazia cioè che la sovranità appartiene al popolo». La Repubblica del 24 giugno riporta ancora una sua frase: «Soltanto ipotizzare di sovvertire con un “golpe” il voto popolare è un fatto di gravità inaudita», mentre il 25 giugno in un’intervista a la Padania Cota ripete che «sarebbe un colpo di Stato».

A sostenere questa tesi interviene pure Osvaldo Napoli, parlamentare Pdl, berlusconiano di ferro: «Il riconteggio dei voti, deciso tre mesi dopo la chiusura delle urne, e la stessa procedura opaca grazie alla quale si e’ giunti a questa decisione, prefigurano un vero e proprio golpe politico-giudiziario». (agenzie del 17 luglio 2010).

Lo scontro sulla giustizia arriva anche a essere un confronto diretto e acceso col presidente del Tar del Piemonte, all’epoca era Franco Bianchi, con dichiarazioni sui giornali. (Fonte la Stampa). Ma Cota, a fine luglio 2010, va avanti con la sua: «Sono sereno e tranquillo. Perché il conteggio c’ è già stato e il risultato è chiaro. Cambiarlo sarebbe un golpe» (La Repubblica il 30 luglio 2010). Da allora più nulla, nell’attesa dei vari giudizi dei tribunali. Fino a venerdì, quando arriva la decisione e riprende il ritornello del “golpe”, diventato “perfetto”, senza più l’uso dei condizionali.

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La lista “Bunga bunga” per il ricorso

Pubblicato su “La Sentinella del Canavese” del 16 ottobre 2013

Non cambia il consiglio comunale di Borgomasino. Giovedì i giudici del Tar hanno deciso che non è ammissibile il ricorso di Marco Di Nunzio, candidato sindaco della lista “Movimento Bunga Bunga – Forza Juve”. Per il politico è stato un ultimo tentativo di entrare nell’amministrazione cittadina per il rotto della cuffia. L’uomo, segretario nazionale di questo movimento politico ed ex segretario regionale di Fiamma Tricolore in Valle d’Aosta, aveva chiesto di annullare l’elezione di due consiglieri di minoranza della lista “Partito liberale per Borgomasino”, proclamata il 27 maggio scorso, facendo subentrare lui e la sua compagna. Di Nunzio aveva contestato la validità di dieci schede: «Si evince tramite macchie di inchiostro e diverse croci sovrapposte nel segno di preferenza come se l’elettore voleva farsi riconoscere», si legge nel ricorso amministrativo. Inoltre aveva sollevato ancora una volta la regolarità dell’autenticazione delle firme poste sui moduli per partecipare alle elezioni del 25 e del 26 maggio scorso. Lo aveva già fatto con un ricorso specifico col quale aveva chiesto ai magistrati di escludere gli altri partiti dalle elezioni, ma già allora i giudici gli avevano dato torto. Secondo il candidato perdente c’è stata una disparità nel trattamento. Alcune schede a favore del suo movimento sono state annullate e questo secondo lui è dovuto a un fatto: «Nel seggio vi era un via vai di gente di sinistra, tra cui gli scrutatori, anche non autorizzata (possono confermarlo i carabinieri li presenti)», si legge nel ricorso.