raffaele guariniello

Wu Ming 4 sui processi Eternit e ThyssenKrupp

conflitto non vuole dire per forza fare a botte con la polizia. Vuol dire come minimo non far finta che non esista. Il processo amianto di Casale è conflitto anche se avviene per via giudiziaria, istituzionale; la causa Thyssen lo stesso, si è visto chiarissimamente chi sta da una parte e chi dall’altra”.

Wu Ming 4, uno degli scrittori del collettivo Wu Ming, parla di sinistra e conflitto e dice questo concetto interessante se lo si legge in chiave torinese.

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Stamina, Vannoni procrastina

Il metodo Stamina di Davide Vannoni torna d’attualità dopo l’articolo di Nature.
Su ilfattoquotidiano.it ho fatto un riepilogo dell’indagine giudiziaria di Raffaele Guariniello sulla questione (anche se l’articolo di Marco Lillo sull’edizione cartacea di oggi è più lungo e completo).

Ma mi preme sottolineare come uno dei nodi importanti della questione sottolineato dai tanti esperti che criticano la Stamina foundation è la mancanza di trasparenza sul metodo scientifico usato per la ricerca e per le cure, un elemento che – quando si parla di ricerche mediche non va trascurato perché permette alla comunità di medici e ricercatori di analizzare le informazioni e valutarne la correttezza.

A fine marzo Vannoni dichiarava al Corriere della Sera che presto i dati sarebbero stati a disposizione degli interessati:

Gli unici dati pubblicati, quelli che riguardano i cinque pazienti del Burlo Garofalo, indicano che non ci sono stati risultati: dunque? 
«I cinque pazienti sono stati curati con le cellule prodotte dallacell factory dell’ospedale San Gerardo di Monza. Lo studio dice che non fanno male e mi fa molto piacere. Ma è un’altra metodica, con altri tipi di cellule. Tra 20-30 giorni l’ospedale di Brescia dovrebbe rendere noti i dati dei pazienti trattati finora. Porterò anche delle pubblicazioni internazionali su questa metodica a dimostrazione che anche in tanti altri casi del passato, oltre a esser stata fatta una fase preclinica, ci sono dei risultati e non ci sono state controindicazioni».

Parliamo degli studi portati avanti in Ucraina?
«Non solo. Li renderò noti tra poco a quelli che sono interessati. Perché la comunità scientifica probabilmente non lo è; se lo fosse, potrebbe benissimo fare una richiesta, attraverso il Ministero, per avere le cartelle cliniche, con i pazienti resi anonimi, e incominciare a esaminarle. Quelle ci sono, non è che ce le ha Stamina nascoste in un cassetto. Sono in un ospedale pubblico».

Tuttavia stamattina nell’intervista di Alessandro Milan su Radio 24 il fondatore della Stamina ha detto una cosa clamorosa: al ministro Beatrice Lorenzin che chiede la metodica entro il 1° luglio Vannoni replica dicendo che il limite non è imposto dalla legge e che ancora non possono consergnarlo.

 

Stamina, Vannoni teme Guariniello presidente della Repubblica

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Quattro giorni fa Davide Vannoni scriveva sulla sua pagina Facebook che i grillini hanno proposto per il quirinale il sostituto procuratore di Torino Raffaele Guariniello, il pm che lo ha indagato per associazione a delinquere finalizzata alla truffa e alla somministrazione di farmaci guasti «in modo pericoloso per la salute pubblica». “Adesso avete la risposta per quanto sta succedendo in commissione senato”, commentava lui. Il ché lascia vedere una sorta di complottismo ai danni della sua Stamina Foundation.

Bene, a parte il fatto che molti sostenitori del Movimento 5 Stelle hanno smentito la cosa, perché alla data del 9 aprile non c’era ancora la lista dei loro “preferiti” per il Quirinale, oggi sono state svelate le carte e Guariniello non c’è, ma c’è Gian Carlo Caselli, il procuratore capo di Torino.

Per ora Vannoni può mettersi l’anima in pace.

La Stamina alle Iene. Oggi repliche?

La scorsa domenica su Twitter la redazione de “Le Iene” aveva annunciato che stasera ci sarebbe stato un nuovo servizio sulle cure a base di cellule staminali fornite dalla “Fondazione Stamina”. (Ora il tweet è scomparso). Per due puntate Giulio Golia ha raccontato le vicende toccanti di due bambini gravemente malati e curati dalla fondazione con risultati visibili (bambini e famiglie che necessitano risposte e cure), ma ha pure attaccato la magistratura, l’Agenzia italiana per il Farmaco (Aifa) e il ministero della Salute, perché hanno indagato i vertici dell’organizzazione.

Purtroppo Giulio Goria e “Le Iene” non hanno mai spiegato cosa potrebbe nascondersi dietro la Stamina foundation onlus e il suo capo, Davide Vannoni. In questo mio articolo per “La Repubblica” potete trovare qualche informazione e farvi venire qualche dubbio sulla gestione di queste cure. Oppure c’è questo articolo più recente sulla relazione degli esperti del ministero che sottolinea la pericolosità e i dubbi sul metodo Stamina.

Aggiornamento del 4 marzo: @Tnymed mi segnala via Twitter questo messaggio del portavoce del ministro Renato Balduzzi su Facebook. (altro…)

Il capo della fondazione Stamina disse: “Per fortuna i malati aumentano”

Per il pm il vertice della Fondazione era «animato dall’intento di trarre guadagno dai pazienti affetti da patologie senza speranza». Da “La Repubblica”, edizione nazionale del 21 agosto 2012.

I malati senza speranza «sono fortunatamente in aumento». Lo avrebbe detto il presidente della Stamina Foundation, Davide Vannoni, a uno dei testimoni interrogati dalla procura di Torino nell’indagine sulla Fondazione onlus che promuove cure con cellule staminali ottenute dal midollo osseo. Il sostituto procuratore Raffaele Guariniello ha iscritto negli registro degli indagati 13 persone (Vannoni, alcuni medici e altro personale) per associazione a delinquere finalizzata alla somministrazione di farmaci pericolosi per la salute pubblica, alla somministrazione di medicinali guasti o imperfetti e alla truffa. Stando a denunce, testimoni e documenti bancari la fondazione (senza scopo di lucro) incasserebbe ogni anno dai suoi 70 pazienti cifre tra i 7 e i 10mila euro tramite bonifici che devono essere giustificati come «contributi, donazionie oblazioni». Per il pm il vertice della Fondazione era «animato dall’intento di trarre guadagno dai pazienti affetti da patologie senza speranza».Nel frattempo l’inchiesta è stata riaperta perché la sperimentazioneè continuata agli Spedali Civili di Brescia fino al blocco imposto dal ministero della Salute e dall’Agenzia italiana del farmaco.

Contro lo stop hanno fatto ricorso al tribunale di Venezia i genitori di Celeste, bambina di due anni affetta da atrofia muscolare spinale che si è vista interrompere le cure. Oggi il giudice del lavoro Margherita Bortolaso dovrà decidere. A Brescia l’8 e il 9 maggio i Nas e due ispettori dell’Aifa hanno controllatoi laboratori trovando irregolarità igieniche. I Nas hanno chiesto lo stop delle cure, accordato il 15 maggio dal direttore generale dell’Aifa Luca Pani.

Un rapporto del ministero della Salute, dopo l’indagine amministrativa voluta dal ministro Renato Balduzzi, ha evidenziato altre irregolarità. Il personale della Stamina Foundation non ha fornito informazioni sui metodi scientifici perché coperti dai brevetti, ma in realtà esistono solo domande di brevetti senza esiti. Inoltre «non è garantita la tracciabilità dei prodotti» usati nelle cure. Ora sono in corso analisi sui campioni di cellule, dopodiché la procura di Torino potrà chiudere l’indagine e chiedere il rinvio a giudizio.

Leggi qui l’ordinanza dell’Agenzia del farmaco sulla Stamina Foundation Onlus.

Eternit, il barone, il filantropo e “l’offerta del diavolo”

Da “Il Fatto quotidiano” del 14 febbraio 2012, pagina 3.

Chissà, se fossero stati nella maxiaula 1 alla lettura della condanna, cosa avrebbero pensato Louis De Cartier De Marchienne e Stephan Schmidheiny ascoltando la Spoon River di Casale Monferrato, i nomi e cognomi di vittime e di famiglie spezzate dall’amianto dell’Eternit. Perché neanche ieri i due si sono presentati davanti alla corte. Condannati in contumacia, mai visti, mai sentiti. Per loro parlano i loro avvocati. Per Schmidheiny parlano anche i soldi. L’altro, invece, il barone belga De Cartier De Marchienne tace: è nato il 21 settembre 1921, ha novanta anni e di certo non finirà in carcere. Lui controllava l’Eternit italiana dal 1952 fino alla cessione alla famiglia svizzera Schmidheiny. Il 64enne ha ereditato l’azienda dai predecessori che iniziarono l’attività nel 1903. Ha cominciato a lavorare nell’azienda a 29 anni, diventando poi presidente del consiglio d’amministrazione nel 1978. Nel 1989 ha ceduto le sue quote dell’Eternit al fratello Thomas ed è diventato un filantropo: ha cercato di “cambiare rotta”, parafrasando il titolo del suo libro pubblicato per il Mulino nel 1992, anno del bando dell’amianto in Italia. Ha creato un’organizzazione dedicata al padre, la “Max Schmidheiny foundation”, che nel 2000 ha consegnato a Romano Prodi un premio per la libertà. Controlla la Viva Trust, che promuove la diffusione di un’economia e uno sviluppo sostenibile in America Latina: “Sono un cittadino – ha scritto sul suo sito – un uomo d’affari, un escursionista, un collezionista d’arte e ogni giorno faccio del mio meglio perché ciascuno dei miei ruoli sia ispirato alla stessa visione, agli stessi valori”. Valori che ammontano a 2,9 miliardi di dollari stando alla classifica dei miliardari del mondo nel 2011 stilata da Forbes. Lui è al 393°, il quinto uomo più ricco della ricca Svizzera. Coi questi soldi non ha solo finanziato molte associazioni ambientaliste, ma ha anche cercato di risarcire i familiari delle vittime e i comuni italiani danneggiati dall’Eternit, a patto che uscissero dal processo rinunciando a ogni azione futura. A novembre ci aveva provato con Casale Monferrato, che inizialmente stava per accettare. Poi le manifestazioni dei cittadini contro “l’offerta del diavolo” e l’intervento del ministro della Salute Renato Balduzzi hanno fatto cambiare idea al sindaco Giorgio Demezzi.

Thyssen, a 7 mesi dalla condanna ancora nessun risarcimento alle famiglie

Si tratta dei pagamenti provvisionali, cioè gli anticipi sui rimborsi disposti dalla sentenza del 15 aprile scorso, con cui sono stati condannati l’ad Harald Espenhahn e altri cinque dirigenti dell’acciaieria tedesca. “Ho provato in tutte le maniere, sollecitando a voce i legali degli imputati, e anche per iscritto, ma ancora non è avvenuto niente – spiega l’avvocato Bonetto. Da ilfattoquotidiano.it del 3 dicembre 2011.

A più di sette mesi dalla condanna e a quattro anni dalla tragedia di Torino, la ThyssenKrupp non ha ancora rimborsato gli ex operai e alcuni familiari delle vittime come imposto dai giudici. Si tratta dei pagamenti provvisionali, cioè gli anticipi sui rimborsi disposti dalla sentenza del 15 aprile scorso, con cui sono stati condannati l’ad Harald Espenhahn e altri cinque dirigenti dell’acciaieria tedesca. Oltre all’accusa di omissione dolosa di cautele contro infortuni sul lavoro, i pm Raffaele Guariniello, Laura Longo e Francesca Traverso hanno recriminato al primo i reati di omicidio e incendio volontari con colpa cosciente; e per gli altri omicidio e incendio colposo.

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