Piero Floreani

Cravatte come spese di rappresentanza Nessun danno allo Stato. Giudice assolto in toto

Da “La Repubblica”, edizione di Torino del 18 marzo 2013.

Assolto. L’ex presidente del tribunale militare di Torino Giancarlo Roberto Bellelli non deve ripagare allo Stato i 16mila euro spesi per l’acquisto di cravatte e foulard regalati in occasione della “Conferenza internazionale sulla giustizia penale militare”, tenuta in città nel maggio 2007.

Lo ha stabilito la Corte dei conti andando in direzione contraria alla richiesta del procuratore regionale Piero Floreani. Per quel convegno Bellelli regalò agli ospiti (magistrati, avvocati, diplomatici e politici da tutto il mondo) 356 cravatte e 206 foulard su cui era stata stampata la sua firma insieme al logo dell’evento. Erano prodotti di alto pregio realizzati da una seteria comasca costati 16.287 euro. (altro…)

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Indagine sulle società partecipate di Torino ferme per la zone grigia

Da “La Repubblica”, edizione di Torino del 12 marzo 2013.

Sulle società partecipate la procura regionale della Corte dei Conti ha le mani legate. L’ incertezza rallenta le indagini su alcuni casi che da tempo sono sulle scrivanie dei procuratori di via Roma: i fondi erogati da Finpiemonte per i siti di e-commerce, alcuni esposti contro il Csi, l’ indagine su due appalti di Scr, la gestione delle aziende municipalizzate di Alessandria, solo per dirne alcuni di quelli noti.

Difficile agire contro i responsabili di eventuali buchi di bilancio, spese e consulenze “allegre”, appalti e affidamenti irregolari. La complessità della materia è emersa ieri durante l’ inaugurazione dell’ anno giudiziario alla Corte dei Conti, quando il procuratore generale Piero Floreani ha parlato della «responsabilità degli amministratori e dipendenti di società partecipate dalle pubbliche amministrazioni». C’ è una «zona grigia in cui tutto è permesso», dice uno degli inquirenti. Molte società partecipate hanno capitali pubblici, ma una struttura da privato. I loro dipendenti e amministratori “appartengono” a strutture private e quindi rispondono al tribunale civile.

Ecco il problema: se un dirigente del Csi o di Scr gestisce male i fondi pubblici e danneggia all’ Erario non ne risponde alla magistratura contabile. Ne rispondono solo sindaci, assessori o dirigenti se hanno dato indirizzi precisi ai manager. Lo stesso concetto vale anche se le aziende di servizi pubblici. «Dovrebbe essere affermata, a nostro avviso, la natura sostanziale di ente assimilabile ad un’ amministrazione pubblica – ha ribadito Floreani in aula -, con l’ applicazione delle regole in materia di responsabilità amministrativa». Andrebbe applicata agli enti che producono beni e servizi pubblici «nonostante l’ abito formale di società per azioni».

Intanto è allo studio l’ avvio di una causa pilota per interpellare la Corte di cassazione e dirimere il dubbio.

Quote latte, il leghista Robusti & Co. condannati a risarcire

L’ex europarlamentare leghista condannato dalla magistratura contabile per la truffa delle quote latte. Da “La Repubblica”, edizione di Torino del 26 gennaio 2013.

Dovranno risarcire la bellezza di 203 milioni di euro allo Stato per le quote latte non versate. Gli amministratori delle Cooperative Savoia e della finanziaria Fgr, tra cui l’ex europarlamentare della Lega Nord e portavoce dei Cobas Giovanni Robusti, sono stati condannati dalla Corte dei Conti del Piemonte, che ha accolto in toto la richiesta della Procura generale. Il solo Robusti è stato condannato per un danno complessivo per più di 182 milioni di euro: dovrà versarne 4,2 milioni da solo, mentre si dividerà le altre quote con gli altri imputati. Così, in attesa della Cassazione e pochi giorni dopo i sopralluoghi della Guardia di Finanza per una vicenda simile, la storia delle truffe delle quote latte delle Coop Savoia va verso la fine.

Era cominciata nel 1998, quando i Cobas protestavano contro le multe comunitarie per la sovrapproduzione di latte. Il loro leader Robusti e altri amministratori avevano organizzato un sistema illecito che, tramite artifici contabili e di bilancio, permetteva ai 324 allevatori associati di non versare le sanzioni danneggiando l’Agenzia per le erogazioni all’agricoltura (Agea) e l’Unione europea per quasi 203 milioni di euro. Tuttavia il sistema è stato scoperto e condannato prima dal Tribunale di Saluzzo, poi la Corte d’appello di Torino, dove è stata riconosciuta l’associazione a delinquere. Tuttavia in quel procedimento del 2010 gli avvocati della Regione Piemonte, su volontà della nuova giunta di Roberto Cota, si ritirarono rinunciando all’eventuale risarcimento. Spiegava così l’assessore all’agricoltura Claudio Sacchetto, leghista di Saluzzo, dove le cooperative avevano sede: «Non ci mettiamo contro i nostri agricoltori». A dicembre però i procuratori Piero Floreani e Ivano Malpesi sono tornati a chiedere i danni, interamente riconosciuti dalla Corte.

Leggi qui la sentenza integrale della sezione Piemonte della Corte dei Conti.

Torino, accordo tra procure per indagini più rapide

Mentre in Tribunale si avvicina la sentenza del processo per lo scandalo Grinzane Cavour, la procura della Corte dei Conti, che ha concluso l’indagine, deve interrogare ancora tre funzionari della Regione prima dell’eventuale verdetto. Nel frattempo si attende ancora la decisione dei giudici contabili nel procedimento contro l’ex magistrato Giuseppe Marabotto e gli altri responsabili degli sprechi alla procura di Pinerolo, già condannati in via definitiva. Per evitare questi ritardi e per punire con più efficacia chi commette reati contro l’amministrazione pubblicae danneggia le casse dello Stato, il procuratore capo di Torino Gian Carlo Caselli e il procuratore regionale della Corte dei Conti Piero Floreani hanno firmato un protocollo di intesa con lo scopo di migliorare la collaborazione e il coordinamento delle inchieste.

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