Movimento 5 Stelle

Festa low cost del Movimento 5 Stelle

Pubblicato su La Repubblica, edizione di Torino del 16 settembre 2013

Nonostante il maltempo abbia costretto a finire in anticipo, nel Movimento 5 Stelle c’è soddisfazione per come è andata la prima MoViFest di Torino. Partecipazione alta, circa cento volontari e un senatore, Alberto Airola, che aiuta a smontare il palco la domenica sera. Infine costi ridotti a pochissime migliaia di euro. «Le spese sono ancora da consuntivare – dice Chiara Appendino, consigliere comunale -, ma ci aggiriamo intorno ai 2.500 euro usati soprattutto per il palco, le attrezzature, qualche manifesto e 11mila volantini». La riduzione dei costi della politica è stata applicata anche qui sfruttando quanto era a disposizione: i gazebi del M5S sono stati utilizzati per mostrare ai visitatori i lavori dei gruppi tematici (su sanità, istruzione, lavoro, trasporti, ambiente, diritti e altro), mentre le sedie dell’area dibattiti sono state prese in prestito dalla Circoscrizione 7 «come permette il regolamento», specifica il consigliere di zona Fabio Versaci. Il resto è stato fatto dai tanti volontari e dagli artisti che hanno messo a disposizione le loro competenze. «Di certo – continua Appendino – siamo già rientrati nelle spese grazie alle donazioni dei simpatizzanti e alla vendita dei biglietti della lotteria», i cui premi erano libri, un ebook Kindle, un cesto di prodotti alimentari a chilometro zero, una bicicletta e una certificazione ambientale fatta da Antonino Iaria, consigliere della Circoscrizione 5 e architetto che offre questo servizio. Nonostante l’attenzione particolare all’impatto ecologico, con la raccolta differenziata e quattro pannelli fotovoltaici a fornire l’energia necessaria, c’è il rammarico di non aver pensato prima ai rifiuti prodotti dai camioncini che vendevano cibo. «L’anno prossimo risolveremo il problema», affermano.

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Rimborsi, Bono (M5S) dai pm spiega e ripaga

Magari può interessare a molti utenti. Questa mattina il consigliere regionale del Movimento 5 Stelle Davide Bono ha pubblicato sul suo profilo Facebook questa breve nota in vista del suo interrogatorio in procura a Torino, dove è indagato nello scandalo dei rimborsi ai gruppi del Consiglio regionale del Piemonte.
La lunga notte prima degli esami…mi sento come ad un’esame universitario oggi. Forse anche qualcosa di più. Ho guardato e riguardato tutti gli scontrini e le fatture per ore, giorni, settimane, e a parte uno scontrino del 2010 dovuto ad un errore materiale di un mio collaboratore che ha già rifuso la somma erronea (23,90 €), non vedo altre possibili fonti di contestazione. Comunque la linea sarà di spiegare per filo e per segno ogni singola spesa con tanto di memoria ed allegati sintetici esplicativi. Ho rinunciato ogni mese a circa 6000 €, il che ad oggi fa 216.000 €: difficile ritenere che abbia cercato di appropriarmi scientemente di 619 € .
Al termine dell’interrogatorio ha inviato questo comunicato stampa dettagliato su quanto è avvenuto:
Il PM Avenati Bassi mi ha tenuto solo 1 h e 15′ rispetto alle tre-quattro ore degli altri consiglieri.
La mia relazione di 6 pagine e l’analisi minuziosa di ogni singola spesa sono state ben accolte.
Nel merito mi è stato detto che la mia posizione sarebbe stata archiviata se non fosse che, essendo capogruppo, devo rispondere anche delle spese per il Gruppo consiliare (circa 4000 €) e per l’altro consigliere (circa 7000 €).
Insomma i 619 € a me contestati in due anni e mezzo (tutti per trasferte regolarmente rendicontate e giustificabili dall’attività istituzionale) sarebbero al di sotto della soglia di procedibilità stabilita dai magistrati.
Ho sottolineato come molte delle spese di cui i consiglieri hanno richiesto rimborso siano state coperte dal Fondo Progetti, senza andare ad intaccare il Fondo di Funzionamento e comunque ho ribadito la mia piena disponibilità a ripianare le somme contestate in caso venisse chiarito che non erano rimborsabili.
Ho comunque deciso di rifondere immediatamente tutte le spese a me rimborsate, anche quelle non contestatecome segnale politico, sperando che facciano lo stesso gli altri consiglieri, sia quelli morigerati che quelli che, pur a fronte di stipendi effettivi 4-10 volte il nostro di 2500 € al mese, usavano spesso il Fondo di Funzionamento come un bancomat personale per decine e decine di migliaia di euro.
Ora non resta che sperare da un lato in un’archiviazione dei casi più modesti e chiari, dall’altro in una rigida persecuzione di chi ha usato i soldi pubblici per il proprio arricchimento, compreso chi usava residenze fittizie fuori città o chi faceva il turismo delle sagre per incrementare i propri rimborsi (si chiama campagna elettorale se non sei mandato dall’Ufficio di Presidenza).
Dunque, riassumendo: la posizione di Bono poteva essere archiviata, ma è capogruppo del M5S, che prima aveva un altro consigliere oltre a lui, Fabrizio Biolé, che è indagato per rimborsi sospetti da settemila euro e ciò impedisce alla procura di archiviare.

Stamina, Vannoni teme Guariniello presidente della Repubblica

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Quattro giorni fa Davide Vannoni scriveva sulla sua pagina Facebook che i grillini hanno proposto per il quirinale il sostituto procuratore di Torino Raffaele Guariniello, il pm che lo ha indagato per associazione a delinquere finalizzata alla truffa e alla somministrazione di farmaci guasti «in modo pericoloso per la salute pubblica». “Adesso avete la risposta per quanto sta succedendo in commissione senato”, commentava lui. Il ché lascia vedere una sorta di complottismo ai danni della sua Stamina Foundation.

Bene, a parte il fatto che molti sostenitori del Movimento 5 Stelle hanno smentito la cosa, perché alla data del 9 aprile non c’era ancora la lista dei loro “preferiti” per il Quirinale, oggi sono state svelate le carte e Guariniello non c’è, ma c’è Gian Carlo Caselli, il procuratore capo di Torino.

Per ora Vannoni può mettersi l’anima in pace.

Morto Hessel, il nonno degli indignati

Nella notte è morto Stéphane Hessel, partigiano francese, sopravvissuto ai campi di concentramento, poi diplomatico. Nel 2010 pubblico un pamphlet di grande successo e importanza per quest’epoca, “Indignez-vous” (in Italia pubblicato dalla Add Editore). Un invito ai giovani a indignarsi, a non sottostare ai sopprusi, e ad agire. Per molti movimenti, come quello di Occupy o per gli Indignados, è stato un punto di riferimento.

Hessel è morto due giorni dopo l’ingresso dell’indignazione nel Parlamento italiano grazie al boom elettorale del MoVimento 5 Stelle. Sabato 16 aprile 2011 lo incontrai a Torino e lo intervistai per ilfattoquotidiano.it. A 93 anni era ancora sveglissimo, colto e soprattutto molto ironico.

Stéphane Hessel a Torino il 16 aprile 2011

Stéphane Hessel a Torino il 16 aprile 2011

“L’educazione non deve essere solo trasmissione di sapere, ma anche di valori, deve stimolare lo spirito critico. E non solo: deve far sviluppare il senso di responsabilità per le azioni concrete”. Sembra una risposta a quanto detto sabato da Silvio Berlusconi sulla scuola pubblica quella data ai giovani della Biennale della Democrazia da Stéphane Hessel, l’autore di Indignatevi (Add editore, 2011), un “libricino” che in Francia ha venduto 1.900.000 copie (“Ah, non ancora due milioni, c’est malheureux”, dice con ironia). Tedesco naturalizzato francese, ex partigiano, membro della commissione che creò la Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo ed ex diplomatico, Hessel ha 93 anni e una grande vivacità mentale. Domenica mattina in tanti sono accorsi per assistere al dibattito sull’obbedienza e le disobbedienza dei cittadini con il magistrato milanese Armando Spataro. Alle ragazze e ai ragazzi, a cui si rivolge il suo messaggio di indignazione e attivismo sociale, consiglia di “entrare a far parte di gruppi che si impegnano su una questione concreta, su un problema specifico da sbloccare”. Insomma, “engagez-vous”, come il nuovo libro uscito da poco in Francia. Ilfattoquotidiano.it ha incontrato Hessel prima del suo intervento.

In Italia motivi per indignarsi ce ne sono ma solo una parte minoritaria della società lo fa

Le resistenze sono sempre minoritarie quando sono all’inizio. In Francia, la Resistenza ha dovuto aspettare il 1942 per diventare più importante, ma alla fine è diventata una forza. Nei regimi democratici bisogna provare a migliorare il sistema sbarazzandosi delle lobby, che secondo me sono il vero problema. Bisogna obbligarli a condividere i loro benefici col popolo.

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Il sindacato di polizia contro il Movimento 5 Stelle

Negli scorsi giorni scambiando due chiacchiere con appartenenti alle forze dell’ordine in vista delle elezioni ho notato che molti sono tentanti dal voto per il Movimento 5 Stelle. Ieri invece ho notato questo messaggio su Facebook della segreteria provinciale di Torino del Siap, Sindacato italiano appartenenti alla polizia, rivolta proprio a quegli agenti tentati dal voto al movimento di Beppe Grillo.

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Ecco come vengono utilizzati i soldi sottratti alla casta dal M5S.
Per chi non lo ricorda il 3 luglio 2011 per tutto il giorno fu dato l’assalto al costituendo cantiere tav a Chiomonte. Il risultato è stato di oltre 200 feriti tra le forze di Polizia.
Con chi stava e sta il M5S? ovviamente con i no tav…..
AVANTI COLLEGHI VOTATE PURE IL NUOVO CHE AVANZA…sarà un piacere!

La segreteria del sindacato fa notare l’acquisto di maschere antigas alla fine del giugno 2011, ovvero tra lo sgombero della “Libera repubblica della Maddalena” a Chiomonte, il “campeggio” No Tav, e gli scontri del 3 luglio. Settecento euro di spesa, soldi che arrivano dagli stipendi dei consiglieri regionali del Movimento Davide Bono e Fabrizio Biolé (espulso dal M5S nei mesi scorsi). I due eletti si sono ridotti lo stipendio, ma siccome non possono restituire alla collettività le quote in eccesso, le mettono in un fondo per dei progetti partecipati. Di recente l’ex Biolé ha pubblicato gli estratti conto di quel conto da cui sono stati presi i soldi per le maschere antigas.
Dopo la diffusione delle notizie Bono ha replicato così su Facebook:

Sì, ho comprato dei caschetti bianchi e della maschere anti-gas per difendere il popolo No TAV dai lacrimogeni al CS lanciati dalle FF.OO. armate dall’antistato che siedeva a Roma. E NE VADO FIERO!

Il M5S scoperchia il vaso di Pandora dei rimborsi elettorali

Il consigliere regionale Davide Bono vince il ricorso al Tar e può ottenere gli atti pubblici sui rimborsi dei suoi colleghi in Piemonte. Da “la Repubblica”, edizione di Torino del 10 febbraio 2013.

il Tar, presieduto dal Lanfranco Balucani, ha individuato il “diritto di accesso riconosciuto ai componenti degli organi rappresentativi”, un diritto “strettamente funzionale all’esercizio del proprio mandato, alla verifica e al controllo del comportamento degli organi istituzionali decisionali” per la “tutela degli interessi pubblici”.

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Niente quote rosa. Il Tar “dimette” la giunta

Un sindaco, sette assessori uomini e una sola donna, in barba ai precetti di pari opportunità. Ora la giunta comunale di Rivoli è da rifare seguendo i criteri di eguaglianza tra i sessi. Lo ha deciso il Tar del Piemonte accogliendo un ricorso del progetto “Equal” del Movimento 5 Stelle contro le nomine fatte a giugno dal sindaco Franco Dessì.
Da “La Repubblica”, edizione di Torino del 12 gennaio 2013.

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