Ministero della Salute

La Stamina alle Iene. Oggi repliche?

La scorsa domenica su Twitter la redazione de “Le Iene” aveva annunciato che stasera ci sarebbe stato un nuovo servizio sulle cure a base di cellule staminali fornite dalla “Fondazione Stamina”. (Ora il tweet è scomparso). Per due puntate Giulio Golia ha raccontato le vicende toccanti di due bambini gravemente malati e curati dalla fondazione con risultati visibili (bambini e famiglie che necessitano risposte e cure), ma ha pure attaccato la magistratura, l’Agenzia italiana per il Farmaco (Aifa) e il ministero della Salute, perché hanno indagato i vertici dell’organizzazione.

Purtroppo Giulio Goria e “Le Iene” non hanno mai spiegato cosa potrebbe nascondersi dietro la Stamina foundation onlus e il suo capo, Davide Vannoni. In questo mio articolo per “La Repubblica” potete trovare qualche informazione e farvi venire qualche dubbio sulla gestione di queste cure. Oppure c’è questo articolo più recente sulla relazione degli esperti del ministero che sottolinea la pericolosità e i dubbi sul metodo Stamina.

Aggiornamento del 4 marzo: @Tnymed mi segnala via Twitter questo messaggio del portavoce del ministro Renato Balduzzi su Facebook. (altro…)

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Il capo della fondazione Stamina disse: “Per fortuna i malati aumentano”

Per il pm il vertice della Fondazione era «animato dall’intento di trarre guadagno dai pazienti affetti da patologie senza speranza». Da “La Repubblica”, edizione nazionale del 21 agosto 2012.

I malati senza speranza «sono fortunatamente in aumento». Lo avrebbe detto il presidente della Stamina Foundation, Davide Vannoni, a uno dei testimoni interrogati dalla procura di Torino nell’indagine sulla Fondazione onlus che promuove cure con cellule staminali ottenute dal midollo osseo. Il sostituto procuratore Raffaele Guariniello ha iscritto negli registro degli indagati 13 persone (Vannoni, alcuni medici e altro personale) per associazione a delinquere finalizzata alla somministrazione di farmaci pericolosi per la salute pubblica, alla somministrazione di medicinali guasti o imperfetti e alla truffa. Stando a denunce, testimoni e documenti bancari la fondazione (senza scopo di lucro) incasserebbe ogni anno dai suoi 70 pazienti cifre tra i 7 e i 10mila euro tramite bonifici che devono essere giustificati come «contributi, donazionie oblazioni». Per il pm il vertice della Fondazione era «animato dall’intento di trarre guadagno dai pazienti affetti da patologie senza speranza».Nel frattempo l’inchiesta è stata riaperta perché la sperimentazioneè continuata agli Spedali Civili di Brescia fino al blocco imposto dal ministero della Salute e dall’Agenzia italiana del farmaco.

Contro lo stop hanno fatto ricorso al tribunale di Venezia i genitori di Celeste, bambina di due anni affetta da atrofia muscolare spinale che si è vista interrompere le cure. Oggi il giudice del lavoro Margherita Bortolaso dovrà decidere. A Brescia l’8 e il 9 maggio i Nas e due ispettori dell’Aifa hanno controllatoi laboratori trovando irregolarità igieniche. I Nas hanno chiesto lo stop delle cure, accordato il 15 maggio dal direttore generale dell’Aifa Luca Pani.

Un rapporto del ministero della Salute, dopo l’indagine amministrativa voluta dal ministro Renato Balduzzi, ha evidenziato altre irregolarità. Il personale della Stamina Foundation non ha fornito informazioni sui metodi scientifici perché coperti dai brevetti, ma in realtà esistono solo domande di brevetti senza esiti. Inoltre «non è garantita la tracciabilità dei prodotti» usati nelle cure. Ora sono in corso analisi sui campioni di cellule, dopodiché la procura di Torino potrà chiudere l’indagine e chiedere il rinvio a giudizio.

Leggi qui l’ordinanza dell’Agenzia del farmaco sulla Stamina Foundation Onlus.

Morì di Aids per la trasfusione, 1,5 milioni agli eredi

Sono passati vent’ anni dalla morte del loro congiunto e solo adesso gli eredi potranno ottenerei risarcimenti. Glielo ha comunicato venerdì il Policlinico San Matteo di Pavia, condannato col ministero della Salute dalla Corte di Appello di Torino a pagare 1,5 milioni di danni per la trasfusione di sangue infetto da Hiv che provocò la morte dell’ uomo nel 1992. Si tratta di uno degli otto risarcimenti più alti mai raggiunti in Italia per una caso di trasfusioni. La sentenza – emessa a novembre dalla sezione civile – ha riconosciuto la responsabilità del Ministero (così come volevano gli avvocati della famiglia, Renato Ambrosio e Stefano Bertone) per non aver dato disposizioni sul controllo dei donatori di sangue.

Nel 1985 l’ uomo, un piccolo imprenditore alessandrino, fu sottoposto a un intervento di bypass aorto-coronarico e a molte trasfusioni di sangue. Per lui fu utilizzato anche sangue infetto da Hiv. «Già all’ epoca del contagio – scrivono i giudici Paolo Prat, Renata Silva e Tiziana Maccarrone – si sarebbe potuto conseguire il risultato di prevenire l’ insorgere dell’ infezione da Hiv proprio con l’ utilizzo di un test», il cosiddetto test Elisa già utilizzato in molti stati europei. Sebbene fosse in fase sperimentale, permetteva di individuare il virus «con un margine di errore del solo 30 per cento». Eppure il Ministero non fece nessun intervento significativo nell’ ambito delle trasfusioni. L’ uomo si ammala. A fine anni Ottanta inizia a perdere peso e ad avere i primi sintomi della sindrome da immunodeficienza acquisita. Nel maggio 1991 gli diagnosticano l’ Aids e nel febbraio 1992, all’ età di 59 anni, dopo circa 300 giorni di sofferenze, muore.

Nel 1997 i familiari chiedono un indennizzo al ministero e due anni dopo ottengono 150 milioni di lire, ma hanno il diritto a un risarcimento. Si rivolgono agli avvocati Ambrosio e Bertone, che cominciano una loro indagine con cui risalgono alla causa dell’ infezione: le trasfusioni effettuate durante gli interventi a Pavia. Nell’ aprile 2007 il Tribunale di Torino cita il Ministero e il Policlinico e due anni dopo li condanna a risarcire un milione e mezzo di euro. I due enti fanno ricorso, ma dopo la conferma della condanna capiscono che in Cassazione avrebbero poche speranze, così decidono di pagare. Venerdì il Policlinico ha emesso il mandato per il pagamento della sua quota, 800 mila euro, ed entro la metà di settembre il Ministero dovrebbe fare lo stesso.