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416ter, Mattiello risponde a Saviano e Cantone

Molti oggi esprimono dubbi sulla riforma dell’articolo 416ter del codice penale, quello sul voto di scambio. Ne scrivono La Repubblica, con un intervento di Roberto Saviano, e il Mattino con il giudice Raffaele Cantone.

Davide Mattiello, indipendente eletto nelle file del Pd, proveniente da Libera e dalla galassia di don Luigi Ciotti, tra i promotori di una riforma che preveda l’inasprimento della legge, risponde ai dubbi con una lettera aperta.

Stimati Raffaele Cantone e Roberto Saviano,

La riforma del 416 ter oggi o al più tardi all’inizio della prossima settimana, dovrebbe essere approvata anche dal Senato e noi ci auguriamo che questo accada.

Ogni norma è il prodotto di un complesso negoziato politico.

La riforma del 416 ter non fa eccezione e quindi è benedetta ogni prudenza critica, che ci aiuti a precisare la volontà del legislatore.

Due sono i rilievi principali, raccolti in questi giorni.

La riformulazione del 416 ter, nella sua prima parte, rende la condotta penalmente rilevante di più difficile dimostrazione? In particolare spinge ‘a valle’ la condotta che integra la fattispecie, alludendo a comportamenti concreti e conseguenti, che attivano la forza intimidatrice della mafia e che come tali dovranno essere provati in processo?

No.

La condotta penalmente rilevante resta (!) l’accordo tra le parti, lo scambio di volontà tra il politico (o chi lo rappresenti) e il mafioso. Un accordo che si è voluto descrivere, rafforzando (forse anche in maniera ultronea sul piano della scienza giuridica) l’elemento della consapevolezza che deve stare nel politico (o chi per lui) di stare chiedendo alla mafia (nella persona di un suo esponente) di raccogliere i voti.

Conosco personalmente il testo di svariate intercettazioni telefoniche, che verrebbero proprio utili. Avessero anche ad oggetto quelle particolari ‘elezioni’ non coperte da tutela penale, perché considerate fatti privati, che sono le così dette primarie di partito…

Secondo rilievo: la riformulazione del 416 ter non coglierebbe la posta di sanzionare tra gli oggetti della ‘contropartita’ da parte del politico la promessa di essere nel futuro a disposizione dell’organizzazione mafiosa ovvero non colpirebbe normativamente l’origine del così detto concorso esterno. Reato fin qui di natura giurisprudenziale.

No.

La posta è invece colta.

Abbiamo voluto esplicitare nella relazione al testo che il verbo ‘erogare’ regge soltanto il termine ‘denaro’, non anche le parole ‘altra utilità’. Quindi la seconda parte dell’articolo è da leggersi: ‘in cambio dell’erogazione di denaro’ o ‘in cambio di altra utilità’. Ciò posto, abbiamo voluto precisare che in ‘altra utilità’ si dovrà intendere anche la disponibilità proiettata nel futuro a comportarsi in maniera funzionale agli interessi mafiosi. Per esempio portando in Giunta persona legata al clan? Si.

Ecco.

La riformulazione ha anche corretto uno storico errore di testo (relativo al riferimento al III Comma del 416 bis), ha proporzionato la pena, volutamente distinguendola da quella prevista dal 416 bis: altra traccia della volontà del legislatore di normare l’origine del concorso esterno.

Ha infine creato al secondo comma il ‘reato fine’ con il che il mafioso che si accordi col politico, sarà punito anche per questa specifica condotta oltre a rispondere per il 416 bis.

Insomma: tutto è migliorabile, ma non direi che il nuovo 416 ter sia inutile sul piano giuridico e che serva soltanto ad appuntare al petto di qualche politico una onorificenza vacua. Il nuovo 416 ter sarà un buon grimaldello per fare del nostro Paese, un Paese libero dalle mafie… Da domani!

on. Davide Mattiello (relatore per il PD sul 416 ter)

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Di seguito i link che riguardano questo tema:

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La ditta mafiosa sulle strade tra Novara e Vco

Dagli atti del Tribunale amministrativo regionale del Piemonte emerge un’altra vicenda simbolica sulle infiltrazioni criminali nell’economia piemontese. L’appalto dell’Anas, compartimento di Torino, per la “manutenzione ordinaria dopo gli incidenti” delle strade statali 32 (la Ticinese), 33 (la statale del Sempione) e 336 (quella che porta all’aeroporto di Malpensa) è finito in mano alla Ventura S.p.A., una società di Messina, associata alla “Compagnia delle opere” (ramo “affaristico” di Comunione e Liberazione) e sfiorata dall’indagine Gotha 3 sulle cosche mafiose di Barcellona Pozzo di Gotto e i loro business. Di questa ditta, che è in un’associazione temporanea di imprese che lavora per l’Expo, e della sua maniera per accaparrarsi gli appalti ha scritto pure Fabrizio Gatti su l’espresso del 6 dicembre 2012.

Per il coinvolgimento della Ventura spa negli affari di Salvatore Sam Di Salvo, “boss degli appalti” di Barcellona Pozzo di Gotto, la Prefettura di Messina ha ritirato il certificato antimafia, il documento che fa saltare ogni appalto pubblico. La ditta messinese viene esclusa dall’Expo (qui l’articolo de ilfattoquotidiano.it con le dichiarazioni di collaboratori e testimoni), e non solo. Così il 5 marzo scorso l’Anas ha revocato il “contratto n. 4591 avente ad oggetto appalto dei lavori di ordinaria manutenzione per il ripristino dei danni da incidenti, servizio di reperibilità e di interventi di emergenza sulle strade statali nn. 32,33/I, 336 e nsa 88 del Centro Manutentorio n. 2, Nucleo n. 3”.

E così la società siciliana ha fatto ricorso al Tar del Piemonte (perché è la sezione piemontese dell’Anas che ha fatto le sue decisioni) chiedendo sospendere in via cautelare l’annullamento del contratto e poi cancellare questa decisione nel merito. I giudici al momento – in via cautelare – hanno dato ragione all’Anas. Per loro la cancellazione del contratto è “adeguatamente” motivata:

“sulla base di emergenze istruttorie, a loro volta poste a base dell’informativa prefettizia, che delineano rilevanti profili di contiguità dei soci di riferimento della compagine ricorrente con ambienti della malavita organizzata e che configurano un apprezzabile rischio di condizionamento e infiltrazione da parte di quest’ultima negli affidamenti di commesse pubbliche”.

Non è tutto. Uno dei soci  – emerge dalla lettura del ordinanza del Tar – è stato condannato in via definitiva per turbativa d’asta e questo reato è “dotato di particolare rilevanza indiziaria in materia di normativa antimafia”. Inoltre “non appare episodio isolato ma si cala nel contesto di ulteriori tentativi di condizionamento delle procedure di affidamenti di appalti pubblici riferiti dai collaboratori di giustizia”.

Minotauro e i mafiosi a Venaria 30 anni fa

Vale la pena di scaricarsi da Radio Radicale la sua requisitoria di mercoledì mattina del procuratore capo di Torino Gian Carlo Caselli, perché è un ottimo riepilogo – ricco di spunti critici – di come le mafie hanno preso piede nel Nord Italia.

Per ricordare a politici, amministratori, uomini d’affari e giornalisti da quanto esiste il pericolo di infiltrazioni mafiose al Nord ha ricordato un’intervista che ha fatto storia: quella di Giorgio Bocca al generale dei carabinieri Carlo Alberto Dalla Chiesa su “La Repubblica” del 10 agosto 1982 e incentrata sulla lotta alla mafia siciliana. Caselli, che ha lavorato insieme al generale nella lotta contro il terrorismo, ha citato questo passaggio molto significativo per un processo come “Minotauro”:

Generale, noi ci siamo conosciuti qui negli anni di Corleone e di Liggio, lei è stato qui fra il ’66 e il ’73 in funzione antimafia, il giovane ufficiale nordista de “Il giorno della civetta”. Che cosa ha capito allora della Mafia e che cosa capisce oggi, 1982?
“Allora ho capito una cosa, soprattutto: che l’istituto del soggiorno obbligatorio era un boomerang, qualcosa superato dalla rivoluzione tecnologica, dalle informazioni, dai trasporti. Ricordo che i miei corleonesi, i Liggio, i Collura, i Criscione si sono tutti ritrovati stranamente a Venaria Reale, alle porte di Torino, a brevissima distanza da Liggio con il quale erano stati da me denunziati a Corleone per più omicidi nel 1949. Chiedevo notizie sul loro conto e mi veniva risposto: ” Brave persone”. Non disturbano. Firmano regolarmente. Nessuno si era accorto che in giornata magari erano venuti qui a Palermo o che tenevano ufficio a Milano o, chi sa, erano stati a Londra o a Parigi”.

“Mafie al nord”, appuntamento a oggi pomeriggio con Caselli e Saviano

Come anticipavo su La Repubblica” una settimana fa, oggi Roberto Saviano insieme al procuratore capo Gian Carlo Caselli parleranno di mafie al nord in occasione del 30° anniversario dell’omicidio del giudice Bruno Caccia, un evento organizzato dalla giunta regionale dell’Associazione nazionale magistrati.

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Qui l’intervista di Vera Schiavazzi a Saviano sull’edizione torinese de “La Repubblica”