legge Severino

A Torino solo due casi di corruzione

Sono solo quattro i processi per corruzione nella Corte d’appello del Piemonte e della Valle d’Aosta. Solo due a Torino, uno in più rispetto all’anno precedente. È un altro dato interessante e strano che emerge dalla relazione sull’anno giudiziario 2012/2013 del presidente Mario Barbuto.Schermata 01-2456683 alle 20.24.51

Nel complesso i reati contro la pubblica amministrazione nell’anno giudiziario 2012/2013 sono 4.797, in diminuzione del 5% rispetto all’anno precedente. Di questi 111 sono per peculato, 358 per “malversazione a danno dello Stato e indebita percezione di contributi” (diminuiti del 51%). Si registrano 32 processi per concussione (cioè verso il pubblico ufficiale che abusa del suo ruolo e “costringe o induce taluno a dare o a promettere indebitamente, a lui o ad un terzo, denaro o altra utilità”) e solo quattro per corruzione (cioè quando un pubblico ufficiale riceve da qualcuno denaro o “altra utilità” per fare qualcosa che rientra nei suoi compiti).

L’anno prima però a Torino ce n’era stato solo uno…

Schermata 01-2456683 alle 20.49.31

Annota Barbuto

Chi sia attento alle vicende politiche e di costume sarebbe tentato di trarre conclusioni sugli effetti del famoso «DDL anticorruzione» del Ministro Severino, di cui tanto si è discusso due anni fa, divenuto poi legge 6 novembre 2012, n. 190 (Disposizioni per la prevenzione e la repressione della corruzione e dell’illegalità nella pubblica amministrazione). Sarebbero conclusioni affrettate e non pertinenti, alla luce delle tre sotto-voci più importanti, «peculato», «concussione» e «corruzione», che hanno valori numerici (a parte il peculato) poco significativi rispetto al numero globale della “grande voce” dei reati contro la P.A..

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Appunti da un week-end politico e sul parlamento temporeggiatore

Intenso rientro dalla pausa di agosto. Sabato sera a un incontro tra Giuseppe Civati e Gustavo Zagrebelsky quest’ultimo, presidente emerito della Corte costituzionale, ha ricordato che su Silvio Berlusconi non pende solo la decisione della giunta delle elezioni del Senato in merito alla decadenza (sancita dalla legge Severino):

È pendente in parlamento la questione della ineleggibilità del senatore Berlusconi per la questione della titolarità delle concessioni. Si è rinviato, nessuno ne parla più.

Per la giunta delle elezioni che il 9 settembre dovrà decidere sulla decadenza di Berlusconi afferma che “si andrà avanti rinviando”.

Allora viene da chiedersi cosa farà il Parlamento? Deciderà di decidere sull’ineleggibilità e sulla decadenza e quindi sull’interruzione della carriera parlamentare dell’ex cavaliere?

Un altro appunto. Ieri pomeriggio nella sede del Partito democratico torinese alcuni politici del partito hanno incontrato Luciano Violante (ex magistrato, ex presidente della Camera e ora tra i saggi per le riforme) per cercare chiarimenti sull’intervista concessa dall’esponente del Pd al Corriere della Sera in cui ribadisce il diritto alla difesa di Berlusconi (con i suoi possibili ricorsi alla Corte costituzionale e alla Corte di giustizia europea finalizzati a capire se e come applicare la legge Severino sulla decadenza dei condannati da incarici pubblici, ma finalizzati anche a tergiversare).

Ha ricordato una cosa non da poco, cioè che la Corte d’appello di Milano dovrà decidere la durata della pena accessoria, l’interdizione dai pubblici uffici, imposta dalla Cassazione nella sua condanna. A questa decisione poi potrebbe seguire un nuovo ricorso in Cassazione della difesa di Berlusconi e alla fine si dovrebbe arrivare alla sua decadenza dal ruolo di senatore. Nel frattempo la giunta per le elezioni del Senato potrebbe rivolgersi alla Corte costituzionale per risolvere i dubbi sull’applicazione della legge Severino (e sulla sua costituzionalità).

Cosa succederebbe? I parlamentari (compresi quelli del Pd) temporeggerebbero, eviterebbero di prendere una decisione nel merito su Berlusconi (e quelli del Pd eviterebbero di inimicarsi il Pdl) aspettando che i giudici facciano il loro lavoro: se i giudici saranno i primi a decidere gli onorevoli si laveranno le mani e non potranno essere criticati dal leader del Pdl e dai suoi, le larghe intese sarebbero salve e il governo potrebbe andare avanti.

Tuttavia Violante, concludendo il suo secondo intervento, ha lanciato un monito ai suoi compagni di partito:

“Attenti, qualcuno vi farà degli scherzi”

Sarebbe interessante capire chi: qualcuno nel partito o qualcuno tra gli alleati? Sembra un brutto allarme per il Pd, che ha già avuto qualche problema coi traditori, franchi tirati e via dicendo durante le elezioni del presidente della Repubblica. A qualcuno però torna ancora in mente questo intervento di Violante alla Camera.