lega nord

Buonanno, un troll alla Camera

Gianluca Buonanno è un troll. Non per l’aspetto fisico: non è poi così basso, né ha i capelli sparati in aria, né ha legami con le creature della mitologia nordica, per quanto questa possa ispirare la Lega Nord. È un troll nel senso cybernetico: è un provocatore, qualcuno che non fa nient’altro che provocare per far perdere la pazienza gli avversari e poi magari tacciarli di antidemocraticità. È la strategia comunicativa affinata in questa legislatura, nella quale ricopre il ruolo di vice-capogruppo leghista alla Camera. Una strategia necessaria per emergere in un parlamento pieno di altri troll.

Sono creativo, ma con spiccato senso delle Istituzioni. Vicino alla gente, sentinella del territorio, come ogni buon leghista“, si descriveva Buonanno ad Antonello Caporale nel 2010 (fonte). Sul senso delle istituzioni possiamo pure dubitare.

Buonanno ha cominciato la sua carriera a 24 anni, nel 1990, come consigliere comunale del Movimento Sociale italiano a Serravalle, per poi diventare sindaco a 27 anni ed è rimasto lì per due legislature, fino al 2002. Poi è passato pure nel Pdl e nella lista Sgarbi, fino ad arrivare alla Lega Nord, in cui sembra a trovarsi molto a suo agio, al punto da accumulare cariche su cariche: è stato sindaco di Varallo Sesia e vicepresidente della provincia di Vercelli. Nello stesso tempo si è candidato sindaco a Borgosesia, viene eletto, ma non può diventare primo cittadino, quindi si accontenta di fare il vice. A Varallo invece, terminata la sua legislatura, diventa assessore. Nel 2008 viene eletto alla Camera e nel 2010 consigliere regionale, ma molla per incompatibilità: insomma, un po’ difficile gestire quattro incarichi. “Quattro lavori ma un solo stipendio. Faccio risparmiare e mi vogliono bene tutti quanti“, diceva a Caporale. Anzi, nel 2011 ribadiva – sempre a Caporale, ma in un’altra intervista – che “il cumulo non produce spese in più. Lo stipendio resta uno, solo gli impegni si moltiplicano per tre“. Peccato che poi l’indice di produttività su Open Polis sia 109,7. Bassino, anzi proprio basso: si piazza 469° su 630 deputati e ha presentato come primo firmatario tre proposte di legge.

Insomma, poco noto per l’attività legislativa e molto noto per le sue provocazioni. In passato si era meritato qualche trafiletto e qualche box pruriginoso dei giornali on-line per le sue trovate, magari qualche articolo più lungo sulle cronache locali, ma da quando è deputato si è pure beccato qualche sospensione dalle attività parlamentari. Perché salendo di grado ha aumentato la gravità delle provocazioni.

Una volta a Varallo Sesia c’erano i vigili urbani di cartone per scoraggiare gli automobilisti, poi sono arrivati i divieti di burqa e di vucumprà, i contratti coi cittadini stranieri, il caffè e il gratta&vinci omaggio con le multe, il deputato a domicilio, le galline regalate per combattere la crisi. Di idee simili ce ne sono ancora tante. Le elencava Alberto Statera su La Repubblica il 23 aprile 2008, poco dopo l’elezione del sindaco di Varallo Sesia alla Camera dei deputati.

«Viagra» gratis ai cittadini prostatici e ancora vogliosi, premi antiobesità per chi dimagrisce di un tot, spogliarello con gli assessori per reperire fondi da destinare al restauro del santuario. Fu un grande happening il giorno che i varallesi, uscendo di casa, s’ imbatterono in undici caprette del Tibet e quattro pecore locali incaricate di occuparsi, gratis, della manutenzione del verde pubblico, cominciando dal parco di Villa Becchi. Lo psicologo di Guantanamo non è da meno. Ha condannato ai «lavori forzati», costringendolo a trasportare mattoni accatastati nel cortile del municipio, un impiegato comunale beccato la mattina a fare la spesa in orario d’ ufficio e ha messo la macchinetta del caffè davanti alla sua scrivania: chi lo vuole deve berlo davanti a lui in tempi predefiniti.

Ecco qui invece le sue provocazioni, spesso razziste e omofobe, fatte nel corso di quest’ultimo anno. (altro…)

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Rimborsopoli, Cota sull’orlo del crac

Pubblicato il 28 novembre 2013 sul Fatto quotidiano

Non posso permanere in questa carica anche solo con l’ombra di un avviso di garanzia”. Il presidente della Regione Piemonte Roberto Cota l’avviso di garanzia l’ha ricevuto, e ha ricevuto pure quello della conclusione delle indagini, ma lui resta al suo posto. Quella frase l’aveva detta l’11 gennaio scorso nell’ufficio del procuratore capo di Torino Gian Carlo Caselli. Si era presentato spontaneamente insieme all’avvocato Domenico Aiello. Il motivo? “Si sta scatenando sui mezzi di informazione una specie di tritacarne in cui si rischia di finire tutti e di essere indistintamente fatti a pezzi”. Ora il “tritacarne” è tornato in funzione e lui, in Giappone per impegni istituzionali, spera di sopravvivere allo tsunami che si sta abbattendo su Torino.

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Il Tar blocca la caccia in Piemonte

Scritto per la Repubblica, edizione di Torino del 14 settembre 2013

L’inizio della stagione di caccia è rimandato. Per il secondo anno di seguito i giudici del Tar hanno sospeso la validità dei calendari approvati dalla giunta regionale nella scorsa primavera e hanno accolto così le critiche di due associazioni ambientaliste, la Lega per l’abolizione della caccia (Lac) e Pro Natura. La stagione venatoria avrebbe dovuto iniziare tra domenica 29 settembre e mercoledì 2 ottobre, ma ora le doppiette potrebbero rimanere nelle loro custodie ancora per un po’ di tempo se la Regione non realizzerà un nuovo calendario a norma.

Sono tre le infrazioni che hanno spinto i magistrati ad accogliere la richiesta degli ambientalisti e si tratta delle stesse irregolarità dello scorso anno: mancano ancora un piano faunistico venatorio regionale e una valutazione dell’incidenza della caccia sull’ambiente e inoltre non sono state ascoltate le critiche l’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale (Ispra) in merito alla tutela delle tante specie di uccelli migratori. «Senza un piano faunistico regionale e una legge regionale è difficile stabilire un calendario venatorio – spiega l’avvocato Andrea Fenoglio che insieme alla collega Mia Callegari ha assistito la Lac e Pro Natura -. Negli anni precedenti, prima che fosse abrogata la legge regionale, c’era una legge che disciplinava la caccia. Ora non c’è nulla».

È soddisfatto il presidente della Lac Piemonte Roberto Piana: «Consiglio ai cacciatori di andare in Regione, consegnare il tesserino da cacciatori e prendere quello per raccogliere i funghi. I fucili possono rimanere appesi», ironizza. Ricollega il caos normativo all’assenza di una legge regionale (cancellata nel 2012 per evitare il referendum abrogativo), ma anche all’incapacità politica: «Questa maggioranza schierata con il mondo venatorio continua a violare le regole – aggiunge -. Molte loro decisioni sulla caccia non rispettano le tutele ambientali. Sacchetto dovrebbe dimettersi e si dovrebbe nominare un assessore che ascolti anche noi ambientalisti». Come l’anno scorso la giunta potrebbe preparare un nuovo calendario correggendo le infrazioni. «In questo caso noi faremo un nuovo ricorso con procedure d’urgenza», conclude Piana.

Sostiene l’avvocato della Lega

L’avvocato della Lega Nord Domenico Aiello, legale con un curriculum di tutto rispetto ora impegnato pure sul fronte piemontese dei rimborsi ai gruppi regionali, ha rilasciato questa dichiarazione a “La Repubblica”:

«Ho troppa stima di magistrati del calibro del procuratore Caselli per dire sinceramente cosa penso di questa iniziativa. Non voglio pensare sia una risposta alle forti spinte di anti-politica modaiole. Mi chiedo però quanto sia costata all’erario una indagine così vasta e quale sia l’utilità per la collettività piemontese nell’avere in questo grave momento un intero Consiglio regionale sotto indagine, per cifre irrisorie e prassi indiscusse e sempre avallate dalla Corte dei Conti».

Da una parte insinua che i magistrati siano sottoposti a “forti spinte di anti-politica modaiole”, quando il problema degli sprechi delle amministrazioni e dei privilegi eccessivi dei politici è reale. Altro che “prassi indiscusse e sempre avallate dalla Corte dei conti”.

Dall’altra Aiello fa un calcolo che uno studioso del diritto non dovrebbe fare, quello legato ai costi di un’indagine di fronte alle “cifre irrisorie”: a questo punto smettiamo di cacciare i ladri, pagare le forze dell’ordine e via dicendo, perché a conti fatti forse non sempre ne vale la pena. Il principio che dovrebbe predominare è quello della legalità, non dell’economicità.

Piemonte, assessore indagato per corruzione. Cota respinge dimissioni

Cuore dell’indagine della Procura di Novara un sistema basato sul presunto scambio di favori tra Massimo Giordano, l’ex responsabile della segreteria politica del governatore e la moglie Isabella Arnoldi (portavoce dell’assessore ora candidata al Senato per la Lega) con una decina di imprenditori e professionisti. Il governatore: “Mi ha confermato la sua estraneità”. Un articolo per ilfattoquotidiano.it del 19 febbraio 2013.

Massimo Giordano

Un altro fulmine si abbatte sulla giunta leghista del Piemonte. L’assessore allo Sviluppo economicoMassimo Giordano, ex sindaco di Novara, è indagato per corruzione insieme a Giuseppe Cortese, ex responsabile della segreteria politica del governatore Roberto Cota, consigliere di Alenia Aeronautica e ora rappresentante della Regione alla Cabina di regia dell’Expo 2015. Una serie di perquisizioni della Guardia di Finanza e della polizia nelle abitazioni dei due e negli uffici della Regione Piemonte hanno svelato l’iscrizione nel registro degli indagati del politico. In mattinata l’assessore ha rimesso il suo incarico nelle mani di Cota, che però ha respinto le dimissioni. Tuttavia il Partito democratico incalza: “Cota è ormai avviato sulla strada di Formigoni”.

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Quote latte, il leghista Robusti & Co. condannati a risarcire

L’ex europarlamentare leghista condannato dalla magistratura contabile per la truffa delle quote latte. Da “La Repubblica”, edizione di Torino del 26 gennaio 2013.

Dovranno risarcire la bellezza di 203 milioni di euro allo Stato per le quote latte non versate. Gli amministratori delle Cooperative Savoia e della finanziaria Fgr, tra cui l’ex europarlamentare della Lega Nord e portavoce dei Cobas Giovanni Robusti, sono stati condannati dalla Corte dei Conti del Piemonte, che ha accolto in toto la richiesta della Procura generale. Il solo Robusti è stato condannato per un danno complessivo per più di 182 milioni di euro: dovrà versarne 4,2 milioni da solo, mentre si dividerà le altre quote con gli altri imputati. Così, in attesa della Cassazione e pochi giorni dopo i sopralluoghi della Guardia di Finanza per una vicenda simile, la storia delle truffe delle quote latte delle Coop Savoia va verso la fine.

Era cominciata nel 1998, quando i Cobas protestavano contro le multe comunitarie per la sovrapproduzione di latte. Il loro leader Robusti e altri amministratori avevano organizzato un sistema illecito che, tramite artifici contabili e di bilancio, permetteva ai 324 allevatori associati di non versare le sanzioni danneggiando l’Agenzia per le erogazioni all’agricoltura (Agea) e l’Unione europea per quasi 203 milioni di euro. Tuttavia il sistema è stato scoperto e condannato prima dal Tribunale di Saluzzo, poi la Corte d’appello di Torino, dove è stata riconosciuta l’associazione a delinquere. Tuttavia in quel procedimento del 2010 gli avvocati della Regione Piemonte, su volontà della nuova giunta di Roberto Cota, si ritirarono rinunciando all’eventuale risarcimento. Spiegava così l’assessore all’agricoltura Claudio Sacchetto, leghista di Saluzzo, dove le cooperative avevano sede: «Non ci mettiamo contro i nostri agricoltori». A dicembre però i procuratori Piero Floreani e Ivano Malpesi sono tornati a chiedere i danni, interamente riconosciuti dalla Corte.

Leggi qui la sentenza integrale della sezione Piemonte della Corte dei Conti.