Gian Carlo Caselli

Case, castelli e conti correnti. Le nuove armi della procura contro le mafie

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Pubblicato su La Repubblica, edizione di Torino del 28 dicembre 2013

Era ritenuto il boss della ‘ndrangheta nel Basso Piemonte, ma nonostante le prove i giudici del processo di primo grado lo hanno assolto dall’accusa di appartenere all’organizzazione. Tuttavia i suoi beni sono stati confiscati ed è stato sottoposto a sorveglianza speciale. Lo stesso è accaduto al fratello del boss di Torino: in casa sua erano stati trovati i riti di affiliazione alla ‘ndrangheta, ma per i giudici non era colpevole di “416 bis”, associazione a delinquere di stampo mafioso. Ciò non lo ha risparmiato da altre sanzioni. Negli ultimi anni la Procura di Torino, sotto la guida di Gian Carlo Caselli, ha affilato un’altra arma contro la criminalità organizzata, quella che aggredisce i “patrimoni mafiosi” agendo con sequestri, confische e sorveglianze speciali, le cosiddette “misure di prevenzione”. Dalla primavera 2010 esiste il gruppo investigativo “Riciclaggio e materie affini”, guidata dal procuratore aggiunto Alberto Perduca e sei sostituti procuratori, con la collaborazione del capitano dei carabinieri Paolo Palazzo e del vice-procuratore onorario Ferdinando Brizzi. In questi anni il loro impegno è andato via via crescendo, soprattutto dopo l’operazione “Minotauro”, le altre indagini sulla ‘ndrangheta e i relativi processi. La loro attività però non si limita solo ai mafiosi, ma pure ai rapinatori o ai truffatori seriali. Un esempio? I recenti sequestri a J.M., quarantenne autrice di decine di truffe immobiliari a danno di cittadini tedeschi. Il 23 dicembre i carabinieri le hanno sequestrato una villa a Bruino, una Mercedes classe B, tre conti correnti, una cassetta di sicurezza e altri beni.

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Piemonte, ebbe contatti con boss. Chiede commissione antimafia

Pubblicato su ilfattoquotidiano.it l’8 luglio 2013

Ha avuto contatti con un boss della ‘ndrangheta, come è emerso nell’indagine “Minotauro”, e ora propone una commissione antimafia per la Regione Piemonte. È il consigliere regionale del Partito democratico Antonino Boeti, sindaco del Comune di Rivoli dal 1995 al 2004, cittadina in cui era attiva una locale della malavita calabrese. La sua proposta, per ora una mozione in cerca di sostegno, è arrivata la settimana dopo la dura requisitoria del procuratore capo di Torino Gian Carlo Caselli nel processo contro i presunti ‘ndranghetisti della Provincia, un intervento in cui non sono mancate le critiche all’irresponsabilità e all’opportunismo dei politici. Nel frattempo per la commissione si muove anche il presidente del Consiglio regionale Valerio Cattaneo che il 9 luglio lancerà la proposta ai capigruppo.

 Continua su ilfattoquotidiano.it. Qui sotto il suo intervento su Facebook.Schermata 07-2456497 alle 09.22.21

Minotauro e i mafiosi a Venaria 30 anni fa

Vale la pena di scaricarsi da Radio Radicale la sua requisitoria di mercoledì mattina del procuratore capo di Torino Gian Carlo Caselli, perché è un ottimo riepilogo – ricco di spunti critici – di come le mafie hanno preso piede nel Nord Italia.

Per ricordare a politici, amministratori, uomini d’affari e giornalisti da quanto esiste il pericolo di infiltrazioni mafiose al Nord ha ricordato un’intervista che ha fatto storia: quella di Giorgio Bocca al generale dei carabinieri Carlo Alberto Dalla Chiesa su “La Repubblica” del 10 agosto 1982 e incentrata sulla lotta alla mafia siciliana. Caselli, che ha lavorato insieme al generale nella lotta contro il terrorismo, ha citato questo passaggio molto significativo per un processo come “Minotauro”:

Generale, noi ci siamo conosciuti qui negli anni di Corleone e di Liggio, lei è stato qui fra il ’66 e il ’73 in funzione antimafia, il giovane ufficiale nordista de “Il giorno della civetta”. Che cosa ha capito allora della Mafia e che cosa capisce oggi, 1982?
“Allora ho capito una cosa, soprattutto: che l’istituto del soggiorno obbligatorio era un boomerang, qualcosa superato dalla rivoluzione tecnologica, dalle informazioni, dai trasporti. Ricordo che i miei corleonesi, i Liggio, i Collura, i Criscione si sono tutti ritrovati stranamente a Venaria Reale, alle porte di Torino, a brevissima distanza da Liggio con il quale erano stati da me denunziati a Corleone per più omicidi nel 1949. Chiedevo notizie sul loro conto e mi veniva risposto: ” Brave persone”. Non disturbano. Firmano regolarmente. Nessuno si era accorto che in giornata magari erano venuti qui a Palermo o che tenevano ufficio a Milano o, chi sa, erano stati a Londra o a Parigi”.

Canavese, Caselli indica le infiltrazioni dirette della ‘ndrangheta in politica

Pubblicato su “La Sentinella del Canavese” il 28 giugno 2013.

Cuorgnè, Rivarolo e Chivasso. Sono questi i tre Comuni in cui la ‘ndrangheta si è infiltrata direttamente. Mercoledì mattina, nell’aula bunker del carcere Lorusso e Cutugno di Torino, nella requisitoria del processo Minotauro, il procuratore capo Gian Carlo Caselli ha sferrato un attacco ai politici che, per ignoranza o per opportunismo, hanno avuto contatti con la ‘ndrangheta.

«Ci sono tante persone che traggono vantaggio e non hanno nessun interesse a denunciare – ha denunciato Caselli -. Politici e amministratori la cui colpa è l’opportunismo, colpa grave ma non penalmente sanzionata». Ci sono casi che vanno oltre i semplici contatti e riguardano alcuni comuni del Canavese, luoghi in cui ci sono state «infiltrazioni dirette». Ha citato la storia di Giovanni Iaria, condannato in abbreviato a sette anni e quattro mesi per associazione a delinquere di stampo mafioso e per voto di scambio (a favore dell’eurodeputato Fabrizio Bertot), un «chiaro esempio di diretta infiltrazione mafiosa nelle istituzioni».

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Politica e ‘ndrangheta, la lista nera di Caselli

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Pubblicato su “La Repubblica”, edizione di Torino del 27 giugno 2013

Un duro attacco alle connivenze tra politici e ‘ndranghetisti, soprattutto alla superficialità e all’opportunismo dei primi. Lo ha fatto il procuratore capo di Torino Gian Carlo Caselli, che è intervenuto ieri mattina nell’ aula bunker delle Vallette per il processo “Minotauro” proprio nel trentesimo anniversario dall’ uccisione del giudice Bruno Caccia: «È stato proprio a Torino che il 26 giugno di trent’anni fa la ‘ndrangheta uccideva il procuratore capo Bruno Caccia», ha ricordato nella sua requisitoria.

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“Mafie al nord”, appuntamento a oggi pomeriggio con Caselli e Saviano

Come anticipavo su La Repubblica” una settimana fa, oggi Roberto Saviano insieme al procuratore capo Gian Carlo Caselli parleranno di mafie al nord in occasione del 30° anniversario dell’omicidio del giudice Bruno Caccia, un evento organizzato dalla giunta regionale dell’Associazione nazionale magistrati.

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Qui l’intervista di Vera Schiavazzi a Saviano sull’edizione torinese de “La Repubblica”