Eternit

Giannino, Eternit, Thyssen e il nocciolo della questione

In un’intervista all’agenzia di stampa parlamentare Public Policy Oscar Giannino torna a parlare dei problemi legati al mondo dell’industria e alla giustizia. Ancora una volta torna a commentare le sentenze ThyssenKrupp ed Eternit

D. E QUALI SONO I RISCHI CONCRETI, PER IL SISTEMA INDUSTRIALE, E PIÙ IN GENERALE PER IL MONDO PRODUTTIVO?
R.
Di fronte a normative di questo tipo, in produzioni sensibili, i gruppi internazionali cancellano l’Italia dalla carta geografica.

La cancellano per quello che sta succedendo all’Ilva, per sentenze come quelle della Thyssen, per le pene irrogate nel processo Eternit. Tutte vicende dolorosissime, senza dubbio, dal punto di vista dei danni alla popolazione e alla sicurezza. Ma il cui effetto diventa impossibilità della politica di sfidare la demagogia imperante. Il risultato è che siamo l’unico Paese al mondo in cui succedono queste cose.

Le domande che Giannino dovrebbe porsi sono altre: perché queste tragedie, come quella dell’Ilva, sono accadute in Italia? Sono state provocate dalla “demagogia imperante” o dalla magistratura? Sono state provocate dalla mancanza di attenzione alla salute e all’ambiente, provocata dall’assenza di politici sveglie e sfruttata prontamente dagli imprenditori? L’Italia deve avere le condizioni lavorative del Bangladesh per attrarre investimenti esteri?

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Wu Ming 4 sui processi Eternit e ThyssenKrupp

conflitto non vuole dire per forza fare a botte con la polizia. Vuol dire come minimo non far finta che non esista. Il processo amianto di Casale è conflitto anche se avviene per via giudiziaria, istituzionale; la causa Thyssen lo stesso, si è visto chiarissimamente chi sta da una parte e chi dall’altra”.

Wu Ming 4, uno degli scrittori del collettivo Wu Ming, parla di sinistra e conflitto e dice questo concetto interessante se lo si legge in chiave torinese.

L’amianto nel mondo. Dove è alto il rischio?

Ieri, dopo la sentenza di condanna a 18 anni di Stephan Schmidheiny, ex proprietario dell’Eternit spa, le associazioni dei familiari e delle vittime hanno rilanciato la battaglia mondiale all’amianto. Guardando la mappa interattiva dell’International consortium of Investigative journalism si può capire quanto sia importante per tutelare la salute.

Stop all’indagine sull’amianto in Francia

In Francia rallenta, forse addirittura si fermerà, l’indagine penale sulle morti provocate dall’amianto. Il ministro della giustizia Christiane Taubira ha “spostato” dal suo ruolo la procuratrice Marie-Odile Bertella-Geffroy, del “Pole Santé” del Tribunale di Parigi. Il motivo è la rotazione decennale degli incarichi, una regola presente pure in Italia. (Leggi su Libération) Bertella-Geffroy stava pure indagando sulle responsabilità di Martine Aubry, ora segretaria del Partito socialista (stessa coalizione del ministro Taubira) ed ex funzionario del ministero del Lavoro a fine degli anni Ottanta.

Le associazioni dei familiari delle vittime dell’amianto dalla Francia (Andeva) avevano denunciato questo rischio all’apertura del processo d’appello contro gli ex proprietari dell’Eternit in Italia, in corso a Torino. Tuttavia Le Monde ne fa un ritratto negativo: sarebbe un procuratore che mira in alto per poi otteere solo “un enchaînement de fiascos judiciaires”.

Eternit, il barone, il filantropo e “l’offerta del diavolo”

Da “Il Fatto quotidiano” del 14 febbraio 2012, pagina 3.

Chissà, se fossero stati nella maxiaula 1 alla lettura della condanna, cosa avrebbero pensato Louis De Cartier De Marchienne e Stephan Schmidheiny ascoltando la Spoon River di Casale Monferrato, i nomi e cognomi di vittime e di famiglie spezzate dall’amianto dell’Eternit. Perché neanche ieri i due si sono presentati davanti alla corte. Condannati in contumacia, mai visti, mai sentiti. Per loro parlano i loro avvocati. Per Schmidheiny parlano anche i soldi. L’altro, invece, il barone belga De Cartier De Marchienne tace: è nato il 21 settembre 1921, ha novanta anni e di certo non finirà in carcere. Lui controllava l’Eternit italiana dal 1952 fino alla cessione alla famiglia svizzera Schmidheiny. Il 64enne ha ereditato l’azienda dai predecessori che iniziarono l’attività nel 1903. Ha cominciato a lavorare nell’azienda a 29 anni, diventando poi presidente del consiglio d’amministrazione nel 1978. Nel 1989 ha ceduto le sue quote dell’Eternit al fratello Thomas ed è diventato un filantropo: ha cercato di “cambiare rotta”, parafrasando il titolo del suo libro pubblicato per il Mulino nel 1992, anno del bando dell’amianto in Italia. Ha creato un’organizzazione dedicata al padre, la “Max Schmidheiny foundation”, che nel 2000 ha consegnato a Romano Prodi un premio per la libertà. Controlla la Viva Trust, che promuove la diffusione di un’economia e uno sviluppo sostenibile in America Latina: “Sono un cittadino – ha scritto sul suo sito – un uomo d’affari, un escursionista, un collezionista d’arte e ogni giorno faccio del mio meglio perché ciascuno dei miei ruoli sia ispirato alla stessa visione, agli stessi valori”. Valori che ammontano a 2,9 miliardi di dollari stando alla classifica dei miliardari del mondo nel 2011 stilata da Forbes. Lui è al 393°, il quinto uomo più ricco della ricca Svizzera. Coi questi soldi non ha solo finanziato molte associazioni ambientaliste, ma ha anche cercato di risarcire i familiari delle vittime e i comuni italiani danneggiati dall’Eternit, a patto che uscissero dal processo rinunciando a ogni azione futura. A novembre ci aveva provato con Casale Monferrato, che inizialmente stava per accettare. Poi le manifestazioni dei cittadini contro “l’offerta del diavolo” e l’intervento del ministro della Salute Renato Balduzzi hanno fatto cambiare idea al sindaco Giorgio Demezzi.

Thyssen, il pool guidato da Guariniello rischia di sparire: “Serve deroga a legge”

Il procuratore di Torino lancia l’allarme: il gruppo sicurezza sul lavoro perderà sei magistrati su nove perché la legge Mastella prevede l’obbligo della turnazione tra i pm. “E’ come se a un ortopedico dopo dieci anni di attività dicano di fare il cardiologo”. Da ilfattoquotidiano.it del 17 aprile 2011.

Hanno cambiato la storia della giurisprudenza nell’ambito delle morti sul lavoro, eppure “alla fine dell’anno il nostro ‘gruppo sicurezza sul lavoro’ perderà sei magistrati su nove, il che significa perdere le professionalità che hanno portato a questo risultato”. Lo ha detto il procuratore aggiunto di Torino, Raffaele Guariniello, a capo del gruppo specializzato “Sicurezza del lavoro e tutela del consumatore”, dopo la sentenza del processo ThyssenKrupp. Per la legge Mastella i magistrati sono obbligati alla turnazione e molti incarichi nel pool decadranno presto, disperdendo le capacità di persone esperte. Mercoledì scorso in Quirinale durante la relazione sulla sicurezza sul lavoro il pm ha ricordato al presidente Giorgio Napolitano l’esistenza di questa norma che mette a rischio il funzionamento del pool. “Nessuno si sognerebbe di dire a un ortopedico che dopo 10 anni di attività deve fare il cardiologo”, commenta la collega Laura Longo, al suo fianco durante il processo insieme a Francesca Traverso.

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