edouard limonov

Riepilogo su Vergès, l’avvocato del terrore

A ferragosto è morto Jacques Vergès, soprannominato “l’avvocato del terrore”. Ha difeso un gerarca nazista come Klaus Barbie (capo della Gestapo a Lione), un terrorista rosso come Ilich Ramirez Sanchez, alias Carlos lo sciacallo, il tiranno Slobodan Milosevic e molti altri. Una storia controversa e una carriera interessante.

Per vedere il documentario “L’avocat de la terreur” vai a questo sito.

In Italia era molto apprezzato da Giuliano Ferrara, che ha firmato le prefazioni alle edizioni italiane dei suoi libri. Su il Foglio l’Elefantino ha pubblicato un coccodrillo su Vergès, esaltando la sua “formula tipicamente radicale e liberale di ultragarantismo giuridico”, ma pure – in chiave berlusconiana – la capacità di Vergès di difendere i suoi imputati dal processo. [Certo, Vergès lo faceva per fini ideali, più spesso i suoi ideali di garantismo e di lotta alle politiche coloniali e imperialiste. Berlusconi invece lo fa in difesa dei suoi interessi economici privati, ma questo a Ferrara non sembra importare]

Su ilfoglio.it è stato ripubblicato  un colloquio del 2009.

se uno gli obietta di aver violato la morale, di essere indifferente alle vittime del terrore, come ha fatto per esempio Gaetano Pecorella al teatro Caio Melisso, durante il dibattito seguito alla proiezione del film di Barbet Schroeder (“L’Avocat de la terreur”) Vergès diventa sferzante: “Se un pitbull divora un bambino, lo si abbatte, perché con l’animale il dialogo è impossibile. Ma con un uomo si può e si deve discutere. Se condanniamo un crimine in modo assoluto, non possiamo condannare un uomo in modo assoluto. E’ questo il paradosso dell’avvocato, che deve a tutti rispetto”.

Pur essendo un comunista rivoluzionario che in gioventù sognava di esportare la liberazione dall’Algeria alla Palestina, Vergès resta fedele al principio liberale del diritto alla difesa: “L’avvocato non deve identificarsi con il suo cliente. La mia etica è di difendere anche l’indifendibile. Sono contro il linciaggio. Il mio ruolo è far apparire la parte di umanità che esiste in ogni criminale il che non significa approvare l’omicidio, ma dimostrare che l’omicida è un uomo come un altro e può redimersi. Se avessi potuto, avrei difeso pure Hitler.

Degli obituaries completi sono stati pubblicati sul Washington Post e il New York Times. “My law is to be against all laws. My morality is to be against all morality”, è una sua frase riportata da quest’ultimo quotidiano.
Le Huffington Post ha pubblicato dieci citazioni provocatorie e significative di Vergès.

Edouard Limonov, l’intellettuale e politico russo reso famoso dal bestseller di Emanuèle Carrère, ha scritto di Vergès:

Jacques Vergès nous a quittés à l’âge de 88 ans : il aurait pu être mon jeune père. Je l’ai d’ailleurs toujours admiré.

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