corruzione

La Tangente #3 – Di metastasi italiane, vaticane e latino-americane

Già un quarto di secolo è passato dall’arresto che ha aperto una fase della storia d’Italia, le inchieste di Tangentopoli con cui gli italiani hanno scoperto la corruzione sistemica della politica e dell’amministrazione pubblica. Da allora poco è cambiato, dicono gli esperti. Ora a vivere quella fase è l’America Latina dove emergono i casi di politici e capi di Stato pagati dall’azienda brasiliana Odebrecht per realizzare grandi opere. Nessuno ne è immune e nemmeno la Città santa lo è: il papa venuto “quasi dalla fine del mondo” afferma che in Vaticano c’è corruzione, un male che denuncia sempre più spesso. Messa così quest’edizione de La Tangente sembra riflessiva (e in parte lo è), ma la cronaca ci ha riservato delle chicche. Buona lettura!

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La Tangente #2 (Di polizze, impieghi fittizi, festival e proteste)

Se la scorsa settimana su La Tangente hanno tenuto banco la generosità e le amicizie dei politici, questa settimana al centro dell’attenzione ci sono stati i rapporti di coppia: il legame di stima tra Virginia Raggi e Salvatore Romeo a Roma e in Francia Penelope Fillon assunta da suo marito François Fillon, candidato del centro-destra alle presidenziali. Un altro insegnamento, allora: attenzione ai doni, ma anche ai favori delle persone fidate o dei familiari. Non dimentichiamo poi l’attualità di questi giorni: sì, ci sono le proteste in Romania, ma anche il Festival di Sanremo e pure lì…

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Eccovi La Tangente, la newsletter sulla corruzione

Una newsletter settimanale con notizie sintetiche sui casi di corruzione in Italia e nel mondo. Si chiama La Tangente e ci sto lavorando da qualche settimana. È un esperimento, sì, e per questo mi servono un po’ di pareri. Vi va di iscrivervi e dirmi la vostra opinione? Basta andare su questa pagina e inserire il vostro indirizzo email.

Intanto, per offrirvi un’anteprima del servizio, ecco a voi la prima mail inviata agli iscritti

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Meglio fare attenzione ai regali. Che tu li offra o li riceva, potresti finire nei guai, anche se si tratta di una cortesia, un gesto di generosità o un atto di amicizia. Questa è la lezione che ci viene insegnata da due casi di corruzione dell’ultima settimana, uno italiano (nella sezione “La bustarella”) e uno internazionale (nella sezione “Il bonifico”, come quelli che viaggiano “estero su estero”), trattati in questa edizione de La Tangente. Non dimentichiamo, poi, di dare un’occhiata a un altro dato interessante emerso dall’annuale Corruption Perception Index di Transparency International, presentato mercoledì scorso.

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La corruzione secondo Checco Zalone

Ecco, Checco Zalone nel suo ultimo film “Quo vado?” ci aiuta a fare un po’ di chiarezza tra i concetti di corruzione e concussione. Lo fa rappresentando il suo personaggio, un impiegato – anzi, “posto fisso” – della Provincia nell’ufficio “Caccia e pesca”, che riceve un cacciatore in attesa della licenza. “La corruzione è se tu non hai il permesso di caccia, vieni da me che sono il pubblico posto fisso e dici: ‘Senti, ti do la quaglia, mi dai il permesso di caccia?’”. La seconda invece “è se tu hai diritto al permesso di caccia e io ti dico ‘No, mi devi dare la quaglia!’”. Chiaro, no?

Nella stessa scena prosegue dicendo che la quaglia in dono regalata al “posto fisso” dal cacciatore è soltanto “educazione”. Insomma, quella forma di “educazione” ricorda un po’ il concetto di “dazione ambientale“,  spiegato da Antonio Di Pietro sulla rivista milanese “Società civile” nel maggio 1991.

Più che di corruzione o di concussione, si deve parlare di dazione ambientale ovvero di una situazione oggettiva in cui chi deve dare il denaro non aspetta più nemmeno che gli venga richiesto; egli, ormai, sa che in quel determinato ambiente si usa dare la mazzetta o il pizzo e quindi si adegua. Analogamente chi riceve il denaro non si mortifica più nel pretenderlo o nel chiederlo, ma semplicemente aspetta, tanto sa che prima o poi arriverà. Impostato così il problema, resta però da chiarire se questi comportamenti possano essere penalmente sanzionabili, in che tipologia di reato essi dovrebbero essere codificati e hi ne deve essere considerato il responsabile.

“Ti piace vincere facile” col malaffare?

Gare d’appalto e bandi su misura, scambi di favore tra aziende e un dirigente dell’Asl. Era un sistema quasi perfetto – per loro – quello architettato dai rappresentanti commerciali della Audiolink di Parma, i rappresentanti di altre aziende e Silvano Nieddu, ingegnere, direttore del Sistema informatico e telecomunicazione dell’Asl To1 fino al 2013 e poi direttore dell’Ufficio tecnico dell’Ospedale San Luigi di Orbassano. In totale 25 persone sono indagate dalla Procura di Torino – pm Gianfranco Colace – e dal Nucleo di polizia tributaria della Guardia di finanza per associazione a delinquere finalizzata alla corruzione e alla turbativa d’asta e per questo  Con il suo trasferimento da una struttura all’altra si era portato anche il sistema di relazioni, favori e malaffare. Un’occasione ghiotta per Giammario Piumatti, agente della Audiolink a Torino, che ai colleghi diceva: “Ti piace vincere facile?”. Questo è il gioco della corruzione.

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Corruptopolis, la tangente in scatola

Quale politico ha aperto un conto bancario in Svizzera nel 1998? Chi ha risposto: “Non so, non ricordo” ai giudici? Chi ha inviato un sms di ringraziamento dopo una tangente? Non sono le domande di un procuratore, ma quelle di un gioco da tavolo che potrebbe arrivare presto in Spagna. Si chiama “Corruptopolis“, è fatto sul modello di Monopoli. Lo ha ideato una 22enne di Valencia, Marina Belda, studentessa di design industriale, ma anche ragazza interessata all’attualità e ai movimenti sociali. Così, qualche mese fa, in una Spagna attraversata da molti malaffari politici, la studentessa ha ideato questo gioco da tavolo e ha deciso di realizzarlo dopo aver ottenuto i fondi necessari su una piattaforma di crowdfunding. Obiettivo del quiz è arrivare a “Villa Corrupta”. Il gioco permetterà di imparare i fatti, i protagonisti e i meccanismi della corruzione dei principali casi degli ultimi anni.

Visto l’anno che ha passato l’Italia, pure noi avremmo del materiale per realizzarne uno…

Per approfondire gli articoli di El Paìs, The Guardian, The Independent

Se ci fosse stato Calvino alla maturità?

italo calvino

Mi sarebbe molto piaciuto se questa mattina, quando sono state aperte le buste con i temi della prima prova della maturità, tra i testi proposti per il saggio breve, ci fosse stato questo articolo di Italo Calvino, pubblicato su La Repubblica del 15 marzo 1980. Sebbene risalga a 34 anni fa questo scritto ha ancora molto da trasmettere in queste settimane di scandali e corruzione. Il ministero dell’Istruzione avrebbe compiuto un gesto rivoluzione e molto educativo.

Apologo sull’onestà nel paese dei corrotti

C’era un paese che si reggeva sull’illecito. Non che mancassero le leggi, né che il sistema politico non fosse basato su principi che tutti più o meno dicevano di condividere. Ma questo sistema, articolato su un gran numero di centri di potere, aveva bisogno di mezzi finanziari smisurati (ne aveva bisogno perché quando ci si abitua a disporre di molti soldi non si è più capaci di concepire la vita in altro modo) e questi mezzi si potevano avere solo illecitamente cioè chiedendoli a chi li aveva, in cambio di favori illeciti. Ossia, chi poteva dar soldi in cambio di favori in genere già aveva fatto questi soldi mediante favori ottenuti in precedenza; per cui ne risultava un sistema economico in qualche modo circolare e non privo d’una sua armonia.

Nel finanziarsi per via illecita, ogni centro di potere non era sfiorato da alcun senso di colpa, perché per la propria morale interna ciò che era fatto nell’interesse del gruppo era lecito; anzi, benemerito: in quanto ogni gruppo identificava il proprio potere col bene comune; l’illegalità formale quindi non escludeva una superiore legalità sostanziale. Vero è che in ogni transizione illecita a favore di entità collettive è usanza che una quota parte resti in mano di singoli individui, come equa ricompensa delle indispensabili prestazioni di procacciamento e mediazione: quindi l’illecito che per la morale interna del gruppo era lecito, portava con se una frangia di illecito anche per quella morale. Ma a guardar bene il privato che si trovava a intascare la sua tangente individuale sulla tangente collettiva, era sicuro d’aver fatto agire il proprio tornaconto individuale in favore del tornaconto collettivo, cioè poteva senza ipocrisia convincersi che la sua condotta era non solo lecita ma benemerita.

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