Corrado Croci

Scandalo Soria, la Corte dei conti scagiona i funzionari regionali

Da “La Repubblica”, edizione di Torino del 2 ottobre 2013

Tra il 2004 e il 2008 il sistema di controllo della Regione era «fatto per non funzionare». Nonostante ciò l’indagine sui funzionari coinvolti nello scandalo “Grinzane Cavour” è stata archiviata. Il sostituto procuratore generale della Corte dei conti Corrado Croci ha deciso di non processare Pierluigi Lesca, Giovanni Lepri e Elisabetta Todaro, indagati per non aver controllato i finanziamenti disposti dall’ ex dirigente regionale Angelo Soria per le associazioni del fratello Giuliano.

Nel decreto di archiviazione il magistrato ha usato parole dure sul funzionamento dei controlli nella Regione Piemonte. Verso i tre si configurava «una responsabilità omissiva», si legge nel documento in cui il pm spiega l’esistenza di un “duplice regime di controllo di regolarità” sulle spese grazie alla esistenza di un “gruppo di verifica” e di ragionieri operanti nelle direzioni regionali. Questi controlli spettavano a Lesca e Lepri, della direzione “Bilanci e Finanze” e responsabili del settore ragioneria, ma anchea Todaro, incaricata di apporre il “visto di conformità” alle spese della direzione “Comunicazione istituzionale” retta da Soria. Tuttavia dopo la chiusura delle indagini ci sono state integrazioni difensive e interrogatori che «hanno fornito un quadro del sistema regionale dei controlli assai più confuso e con maglie un po’ troppo larghe che avrebbero consentito ad un dirigente spregiudicato e infedele come il Soria Angelo di sperperare senza problemi il denaro pubblico». Il sistema non prevedeva controlli preventivi sulle spese, ma solo al momento del pagamento: «Un sistema di controlli interni come quello vigente nella Regione Piemonte negli anni 2004-2008 era fatto per non funzionare». Non si potevano scoprire «gli sperperi di denaro attuati anche col ricorso ad artifici o raggiri», ma non si poteva neanche intervenire sulle «regolarità evidenti come quelle riscontrate nelle determine firmate dal dirigente Soria».

Sebbene archiviata quest’indagine ha portato a un primo risultato: le regole sono cambiate, la Regione si è dotata di un collegio di revisori dei conti, di un servizio di audit interno e i funzionari si sono assicurati dalle responsabilità contabili per evitare di essere coinvolti in indagini simili allo scandalo Grinzane Cavour. Intanto i due fratelli Soria e il cuoco Bruno Libralon, condannati dal Tribunale di Torino, dovranno affrontare il processo nel quale sarà chiesto un risarcimento di 7,34 milioni di euro.

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Alessandria, politici della vecchia maggioranza condannati a pagare

Da “La Repubblica”, edizione di Torino del 18 gennaio 2013.

Sono responsabili del danno alle casse del Comune di Alessandria e quindi devono pagare 7,6 milioni di euro allo Stato. La Corte dei conti ha depositato la sentenza con cui condanna a un ingente risarcimento l’ex sindaco Piercarlo Fabbio del Pdl, l’ex assessore al bilancio Luciano Vandone che faceva parte della giunta di centrodestra che ha governato il capoluogo del Sud Piemonte fino alla primavera scorsa, nonché il ragioniere del Comune Carlo Ravazzano, altri esponenti dell’ex giunta e ben ventitré consiglieri della maggioranza che governava Palazzo Rosso. Tutti sono stati condannati per aver deciso e approvato quel trucchetto finanziario che, nascondendo debiti e spese del Comune, ha permesso alla città di evitare per alcuni anni le sanzioni previste per chi non riesce a rispettare i termini del «patto di stabilità» che vincola le spese degli enti locali. (altro…)

La Corte dei conti dichiara il dissesto per Alessandria

Tante le anomalie della precedente giunta di Pdl e Lega, emerse dagli accertamenti sul bilancio preventivo del 2011 e sul rendiconto del 2010. Gravi le conseguenze per i cittadini: l’Imu salirà come le tariffe per i servizi, acqua, rifiuti, trasporti, mense, asili. Articolo per ilfattoquotidiano.it del 1° luglio 2012.

 Palazzo Rosso, foto di Renato Villa sul sito www.summagallicana.it

Il Comune di Alessandria è in dissesto finanziario. Fallito. Troppi debiti, circa cento milioni di euro, e nessuna soluzione per risanare il bilancio invertendo la tendenza. Sono le conseguenze della gestione della precedente giunta comunale targata Pdl e Lega, retta dall’ex sindaco Piercarlo Fabbio, indagato con l’ex assessore al Bilancio Luciano Vandone e l’ex ragioniere capo Carlo Alberto Ravazzano per falso in bilancio, truffa e abuso d’ufficio. Da Roma arriveranno dei commissari per risanare le finanze e permettere alla nuova giunta di Rita Rossa (Pd, eletta da poco più di un mese) di continuare ad amministrare. Prima però il Consiglio comunale deve approvare la situazione di dissesto, altrimenti il Comune sarà sciolto.

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Scandalo Grinzane, 7 milioni di danni anche tre funzionari devono risarcire

Secondo la Corte dei Conti i dirigenti regionali non hanno controllato. Ma per oltre sette milioni dovranno pagare gli imputati Giuliano e Angelo Soria e Bruno Libralon. Da “La Repubblica”, edizione di Torino del 22 maggio 2012.

Per lo scandalo Grinzane Cavour arriva, infine, il “conto” della Corte dei Conti. Sono oltre 7 milioni di euro i danni erariali che la Procura “chiede” agli imputati del processo penale. Con una novità. Poiché né i fratelli Soria, né Bruno Libralon risultano avere proprietà per risarcire il danno, per una parte  –  400 mila euro  –  i giudici si rivolgono direttamente a due dirigenti della Regione, Pierluigi Lesca e Giovanni Lepri, e alla funzionaria del settore Comunicazione, Elisabetta Todaro, che materialmente firmava i mandati di pagamento. Non solo la Regione risulta tra gli enti pubblici danneggiati ma anche il ministero dei Beni culturali per la vendita della sede di corso Svizzera, il ministero della Salute, per l’iniziativa “Corsie di lettura”, l’Unione europea, per diverse manifestazioni letterarie, e il Comune di Roma, per il Grinzane Junior.

La chiusura indagini è stata notificata in questi giorni, gli avvocati hanno ora tempo di presentare memorie difensive, e dopo l’estate ci saranno le citazioni in giudizio. Perché i dirigenti potrebbero risultare responsabili al punto da dover risarcire il danno agli enti pubblici al posto dei Soria? È per il principio della responsabilità sussidiaria per omesso controllo gravemente colposo. I tre dipendenti pubblici cioè, non sono intervenuti “per impedire la produzione del danno o hanno fornito in modo gravemente colpevole  –  pur se non consapevole  –  un contributo agevolatore all’azione dolosa”, come scrive il magistrato contabile Corrado Croci.

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Restituisce le case al padre per non pagare il risarcimento danni

Il caso di Michele Di Summa, ex primario delle Molinette condannato per corruzione. La Corte dei Conti aspetta il pagamento del risarcimento, ma lui non ha più beni intestati. Da “La Repubblica”, edizione di Torino del 24 marzo 2012.

Ha restituito le case donate dal padre e gli investigatori sospettano che l’abbia fatto per non pagare l’ enorme risarcimento danni. Ma il cardiochirurgo ed ex primario alle Molinette Michele Di Summa, condannato per concussione, corruzionee turbativa d’ asta nell’ affare delle valvole cardiache difettose, non ha ancora saldato il suo conto con la giustizia, che ora passa a un’ altra azione: la procura regionale della Corte dei conti ha chiesto di annullare la cessione per recuperare i beni necessari a pagare i 2,4 milioni di euro.

Il 18 aprile prossimo la causa verrà discussa davanti al presidente Salvatore Sfrecola. Le indagini della Guardia di Finanza di Torino hanno permesso ai magistrati contabili verificare un sospetto movimento di proprietà immobiliari. Di Summa, 65 anni, ora attivo all’ ospedale cardiochirurgico “Centro Salam” di Emergencya Khartoum (Sudan), ha restituito al padre Pietro, 88 anni, la villa al mare in provincia di Taranto e l’appartamento nel Brindisino che il genitore gli aveva donato nel 1988.

Per i finanzieri e per il procuratore Corrado Croci l’atto di rinuncia ai beni è anomalo e intempestivo al punto di ritenerlo una maniera per liberarsi degli immobili. Adesso la domanda di revoca emessa da Croci ha permesso di bloccare, in maniera cautelare, eventuali vendite di questi immobili, così che restino nella disponibilità fino al momento della sentenza. Nel frattempo si attende l’ esito del processo d’appello per la sentenza del 6 luglio 2010 con cui la corte (allora presieduta da Antonio D’Aversa) aveva condannato Di Summa a pagare 950 mila euro per i danni all’ erario provocati dal sistema di tangenti creato per l’acquisto di valvole cardiache per le Molinette, a cui si sommano il danno d’immagine di un milione di euro (suddiviso a metà tra l’Università di Torino e l’ Ospedale San Giovanni Battista) e i 500 mila euro per le ricadute sulla concorrenza.