consiglio regionale

Piemonte, ebbe contatti con boss. Chiede commissione antimafia

Pubblicato su ilfattoquotidiano.it l’8 luglio 2013

Ha avuto contatti con un boss della ‘ndrangheta, come è emerso nell’indagine “Minotauro”, e ora propone una commissione antimafia per la Regione Piemonte. È il consigliere regionale del Partito democratico Antonino Boeti, sindaco del Comune di Rivoli dal 1995 al 2004, cittadina in cui era attiva una locale della malavita calabrese. La sua proposta, per ora una mozione in cerca di sostegno, è arrivata la settimana dopo la dura requisitoria del procuratore capo di Torino Gian Carlo Caselli nel processo contro i presunti ‘ndranghetisti della Provincia, un intervento in cui non sono mancate le critiche all’irresponsabilità e all’opportunismo dei politici. Nel frattempo per la commissione si muove anche il presidente del Consiglio regionale Valerio Cattaneo che il 9 luglio lancerà la proposta ai capigruppo.

 Continua su ilfattoquotidiano.it. Qui sotto il suo intervento su Facebook.Schermata 07-2456497 alle 09.22.21
Annunci

Rimborsi, Bono (M5S) dai pm spiega e ripaga

Magari può interessare a molti utenti. Questa mattina il consigliere regionale del Movimento 5 Stelle Davide Bono ha pubblicato sul suo profilo Facebook questa breve nota in vista del suo interrogatorio in procura a Torino, dove è indagato nello scandalo dei rimborsi ai gruppi del Consiglio regionale del Piemonte.
La lunga notte prima degli esami…mi sento come ad un’esame universitario oggi. Forse anche qualcosa di più. Ho guardato e riguardato tutti gli scontrini e le fatture per ore, giorni, settimane, e a parte uno scontrino del 2010 dovuto ad un errore materiale di un mio collaboratore che ha già rifuso la somma erronea (23,90 €), non vedo altre possibili fonti di contestazione. Comunque la linea sarà di spiegare per filo e per segno ogni singola spesa con tanto di memoria ed allegati sintetici esplicativi. Ho rinunciato ogni mese a circa 6000 €, il che ad oggi fa 216.000 €: difficile ritenere che abbia cercato di appropriarmi scientemente di 619 € .
Al termine dell’interrogatorio ha inviato questo comunicato stampa dettagliato su quanto è avvenuto:
Il PM Avenati Bassi mi ha tenuto solo 1 h e 15′ rispetto alle tre-quattro ore degli altri consiglieri.
La mia relazione di 6 pagine e l’analisi minuziosa di ogni singola spesa sono state ben accolte.
Nel merito mi è stato detto che la mia posizione sarebbe stata archiviata se non fosse che, essendo capogruppo, devo rispondere anche delle spese per il Gruppo consiliare (circa 4000 €) e per l’altro consigliere (circa 7000 €).
Insomma i 619 € a me contestati in due anni e mezzo (tutti per trasferte regolarmente rendicontate e giustificabili dall’attività istituzionale) sarebbero al di sotto della soglia di procedibilità stabilita dai magistrati.
Ho sottolineato come molte delle spese di cui i consiglieri hanno richiesto rimborso siano state coperte dal Fondo Progetti, senza andare ad intaccare il Fondo di Funzionamento e comunque ho ribadito la mia piena disponibilità a ripianare le somme contestate in caso venisse chiarito che non erano rimborsabili.
Ho comunque deciso di rifondere immediatamente tutte le spese a me rimborsate, anche quelle non contestatecome segnale politico, sperando che facciano lo stesso gli altri consiglieri, sia quelli morigerati che quelli che, pur a fronte di stipendi effettivi 4-10 volte il nostro di 2500 € al mese, usavano spesso il Fondo di Funzionamento come un bancomat personale per decine e decine di migliaia di euro.
Ora non resta che sperare da un lato in un’archiviazione dei casi più modesti e chiari, dall’altro in una rigida persecuzione di chi ha usato i soldi pubblici per il proprio arricchimento, compreso chi usava residenze fittizie fuori città o chi faceva il turismo delle sagre per incrementare i propri rimborsi (si chiama campagna elettorale se non sei mandato dall’Ufficio di Presidenza).
Dunque, riassumendo: la posizione di Bono poteva essere archiviata, ma è capogruppo del M5S, che prima aveva un altro consigliere oltre a lui, Fabrizio Biolé, che è indagato per rimborsi sospetti da settemila euro e ciò impedisce alla procura di archiviare.

Il M5S scoperchia il vaso di Pandora dei rimborsi elettorali

Il consigliere regionale Davide Bono vince il ricorso al Tar e può ottenere gli atti pubblici sui rimborsi dei suoi colleghi in Piemonte. Da “la Repubblica”, edizione di Torino del 10 febbraio 2013.

il Tar, presieduto dal Lanfranco Balucani, ha individuato il “diritto di accesso riconosciuto ai componenti degli organi rappresentativi”, un diritto “strettamente funzionale all’esercizio del proprio mandato, alla verifica e al controllo del comportamento degli organi istituzionali decisionali” per la “tutela degli interessi pubblici”.

Continua a leggere su torino.repubblica.it