Claudia Porchietto

Politica e ‘ndrangheta, la lista nera di Caselli

WP_000331-1

Pubblicato su “La Repubblica”, edizione di Torino del 27 giugno 2013

Un duro attacco alle connivenze tra politici e ‘ndranghetisti, soprattutto alla superficialità e all’opportunismo dei primi. Lo ha fatto il procuratore capo di Torino Gian Carlo Caselli, che è intervenuto ieri mattina nell’ aula bunker delle Vallette per il processo “Minotauro” proprio nel trentesimo anniversario dall’ uccisione del giudice Bruno Caccia: «È stato proprio a Torino che il 26 giugno di trent’anni fa la ‘ndrangheta uccideva il procuratore capo Bruno Caccia», ha ricordato nella sua requisitoria.

(altro…)

Annunci

Due boss “dissociati” dalla ‘ndrangheta

Da “La Repubblica”, edizione di Torino del 15 aprile 2012.

Due importanti capi della ‘ndrangheta in Piemonte prendono le distanze dall’organizzazione, quasi per dissociarsi, ma senza collaborare con la giustizia. Uno è Giuseppe Catalano, ritenuto il capo a Torino della “locale” di Siderno, in carcere dal 13 luglio 2010. L’altro è invece Bruno Pronestì, a capo della locale del Basso Piemonte smantellata con l’operazione “Albachiara” il 21 giugno scorso. Entrambi con problemi di salute, hanno fatto questa scelta nelle ultime udienze dei processi che li riguardano.

Durante il processo “Crimine” Catalano, 70enne gestore del “Bar Italia” di via Veglia (dove si erano svolti incontri con politici come Claudia Porchietto e Fabrizio Berthot prima delle elezioni nel 2009, e dove avvenivano i riti di affiliazione), ha ammesso di far parte della ‘ndrangheta come fosse un gruppo di persone unite dalle origini: «Ne ho fatto parte, ma non avevo armi e non ho commesso delitti». Per l’accusa Catalano era anche “padrino” e coordinava il gruppo provinciale detto “Crimine”, ma lui sostiene di non aver mai svolto quelle attività per cui si prefigura il 416 bis, cioè l’intimidazione e l’estorsione per acquisire attività economiche e appalti. «Gli viene anche contestato il voto di scambio per Fabrizio Bertot, ma la richiesta di denaro era per pagare le spese elettorali, non i voti. E i soldi non sono mai stati dati», spiega il difensore Carlo Romeo.

«Io con il mio passato non c’entro più niente», ha affermato Bruno Pronestì, 63 anni, di Bosco Marengo, chiedendo di essere processato con rito abbreviato. Per gli inquirenti Pronestì era il capo della locale del Basso Piemonte, dava ordini, teneva i riti di affiliazione e curava i rapporti con i vertici in Calabria.