appalti

La ditta mafiosa sulle strade tra Novara e Vco

Dagli atti del Tribunale amministrativo regionale del Piemonte emerge un’altra vicenda simbolica sulle infiltrazioni criminali nell’economia piemontese. L’appalto dell’Anas, compartimento di Torino, per la “manutenzione ordinaria dopo gli incidenti” delle strade statali 32 (la Ticinese), 33 (la statale del Sempione) e 336 (quella che porta all’aeroporto di Malpensa) è finito in mano alla Ventura S.p.A., una società di Messina, associata alla “Compagnia delle opere” (ramo “affaristico” di Comunione e Liberazione) e sfiorata dall’indagine Gotha 3 sulle cosche mafiose di Barcellona Pozzo di Gotto e i loro business. Di questa ditta, che è in un’associazione temporanea di imprese che lavora per l’Expo, e della sua maniera per accaparrarsi gli appalti ha scritto pure Fabrizio Gatti su l’espresso del 6 dicembre 2012.

Per il coinvolgimento della Ventura spa negli affari di Salvatore Sam Di Salvo, “boss degli appalti” di Barcellona Pozzo di Gotto, la Prefettura di Messina ha ritirato il certificato antimafia, il documento che fa saltare ogni appalto pubblico. La ditta messinese viene esclusa dall’Expo (qui l’articolo de ilfattoquotidiano.it con le dichiarazioni di collaboratori e testimoni), e non solo. Così il 5 marzo scorso l’Anas ha revocato il “contratto n. 4591 avente ad oggetto appalto dei lavori di ordinaria manutenzione per il ripristino dei danni da incidenti, servizio di reperibilità e di interventi di emergenza sulle strade statali nn. 32,33/I, 336 e nsa 88 del Centro Manutentorio n. 2, Nucleo n. 3”.

E così la società siciliana ha fatto ricorso al Tar del Piemonte (perché è la sezione piemontese dell’Anas che ha fatto le sue decisioni) chiedendo sospendere in via cautelare l’annullamento del contratto e poi cancellare questa decisione nel merito. I giudici al momento – in via cautelare – hanno dato ragione all’Anas. Per loro la cancellazione del contratto è “adeguatamente” motivata:

“sulla base di emergenze istruttorie, a loro volta poste a base dell’informativa prefettizia, che delineano rilevanti profili di contiguità dei soci di riferimento della compagine ricorrente con ambienti della malavita organizzata e che configurano un apprezzabile rischio di condizionamento e infiltrazione da parte di quest’ultima negli affidamenti di commesse pubbliche”.

Non è tutto. Uno dei soci  – emerge dalla lettura del ordinanza del Tar – è stato condannato in via definitiva per turbativa d’asta e questo reato è “dotato di particolare rilevanza indiziaria in materia di normativa antimafia”. Inoltre “non appare episodio isolato ma si cala nel contesto di ulteriori tentativi di condizionamento delle procedure di affidamenti di appalti pubblici riferiti dai collaboratori di giustizia”.

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Tav, i comuni: “Costi per forniture e acqua troppo alti”, ma Ltf: “Colpa delle violenze”

La società italo-francese fa sapere che analizzerà le osservazioni, ma invita a fare altrettanto sui sovraccosti dovuti alle azioni contro il cantiere. Per alcune forniture e servizi al cantiere di Chiomonte si paga un prezzo più alto rispetto al listino dei lavori pubblici della Regione Lombardia. I municipi pensano di rivolgersi alla magistratura. Pubblicato il 31 maggio 2013 su ilfattoquotidiano.it

Al cantiere del Tav in Val di Susa i costi aumentano troppo. Che siano quelli per i container o per la fornitura dell’acqua ai wc, i prezzi salgono e i militanti della causa No Tav vogliono che si indaghi. Per questo gli amministratori contrari alla linea Torino-Lione in undici comuni valsusini presenteranno presto un esposto alla Procura di Torino e alla procura regionale della Corte dei conti segnalando alcune anomalie. L’idea di denunciare tutto ai magistrati è nata dopo aver letto due contratti stipulati dalla Lyon-Turin ferroviaire (Ltf, società che sta gestendo i lavori) e diventati pubblici su ordine del Tar Lazio.

Questi documenti dimostrerebbero come i costi per alcune forniture e servizi al cantiere di Chiomonte, dove si sta scavando un tunnel esplorativo, siano più alti rispetto al prezziario dei lavori pubblici della Regione Lombardia, usato come riferimento. In alcuni Comuni è partito così un iter amministrativo per chiedere informazioni più chiare a Ltf e per segnalare alla giustizia le anomalie. “Abbiamo votato delle delibere in cui si evidenziava che qualora le spiegazioni fornite non fossero state esaustive ci saremmo rivolti alla procura della Repubblica e alla procura della Corte dei conti”, spiega Alberto Veggio, consigliere comunale di minoranza a Condove.

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Doppio appalto per le Officine Italia 150 finisce a processo

L’ingresso delle mostre per Italia150 alle Ogr (foto da Denis Bocquet su Flickr)

Da “La Repubblica”, edizione di Torino del 19 marzo 2013.

Finisce in un’ aula di tribunale l inchiesta sulle Ogr e sull’allestimento delle mostre per Italia 150. Alberto Vanelli, direttore della Reggia di Venaria e vicepresidente esecutivo del comitato, è stato rinviato a giudizio con l’accusa di abuso d’ ufficio assieme all’architetto Carlo Pession, direttore dei lavori per l’allestimento alle Officine grandi riparazioni delle tre mostre per l’evento dei 150 anni dell’ unità d’ Italia.
Ieri, al termine dell’ udienza preliminare, il gup Giuseppe Marra, accogliendo la richiesta del pm Cesare Parodi, ha deciso il rinvio a giudizio e fissato la data della prima udienza al 2 luglio davanti ai giudici della terza sezione penale. Al centro del processo sarà la decisione di Alberto Vanelli, a poche settimane dall’ inizio dei festeggiamenti, di “sdoppiare” l’appalto già aggiudicato dalla commissione e affidato nel luglio 2010 a una cordata di imprenditori capeggiata dall’ azienda Ed.Art. Su questo appalto, già impugnato al Tar dalle cooperative di Ccc, pendeva all’ epoca ancora il ricorso al Consiglio di Stato. Così Vanelli, per non sfigurare di fronte ai vertici della Regione, impose una soluzione alternativa in tutta fretta, tentando di evitare che il comitato fosse condannato a risarcire la cordata di imprese esclusa. (altro…)

L’appalto resta alla ditta di pulizie che ricicla denaro sporco

Da “La Repubblica”, edizione di Torino del 4 febbraio 2013.

All’aeroporto di Caselle lavora un’azienda di pulizie su cui pende un’informativa antimafia. Il suo proprietario è indagato per riciclaggio e truffa allo Stato. La Sagat, la società che gestisce lo scalo, ha tentato di revocare l’appalto, ma i magistrati del Tar ritengono che per il momento il contratto sia valido e la ditta debba continuare. Tutto comincia a novembre.

Negli uffici di Caselle arriva un avviso dalla prefettura di Roma: è un’informativa antimafia sulla Tecnica Esp spa, società romana che ha l’appalto per la pulizia degli spazi pubblici, uffici, aree operativee parcheggi dello scalo.

Il 29 novembre la Sagat, in base alle leggi che contrastano l’infiltrazione del crimine negli appalti pubblici e nell’economia, comunica «il recesso dal contratto di appalto di servizi di pulizia presso gli immobili aeroportuali». Dal 31 dicembre 2012 la Tecnica Esp non dovrebbe più lavorare nello scalo.

Tutto questo perché nel documento della prefettura capitolina del 30 ottobre 2012 si cita un verbale del Gruppo ispettivo antimafia e una sentenza della Corte di Cassazione con cui vengono confermati i sequestri a Giovanni De Pierro – a cui fa riferimento la ditta di pulizie-e ai figli, tutti accusati di riciclaggio e appropriazione indebita. Il tribunale ritiene che l’uomo sia «a capo di un’associazione criminale che gestiva numerose attività utilizzate per realizzare reati di evasione fiscale e truffe ai danni di enti pubblici». De Pierro, riassumono i giudici, svuotava alcune società di quote finanziarie e beni destinandole ad altre ditte del suo gruppoe appropriandosi indebitamente di alcune ricchezze. Così facendo – ipotizza la Guardia di Finanza che nel 2008 ha arrestato De Pierro nell’ambito dell’operazione “Cleaning” – l’uomo ha evaso 100 milioni di euro al fisco, accumulando risparmi che gli hanno permesso di vincere molti appalti giocando al ribasso. Appalti come quello dell’aeroporto “Sandro Pertini” di Caselle.

La Sagat si fida dell’informativa e quindi annulla il contratto, ma gli avvocati di De Pierro si oppongono e il 3 gennaio presentano un ricorso al Tribunale amministrativo chiedendo di sospenderee invalidare la decisione. Pochi giorni dopo il giudice Lanfranco Balucani accoglie la richiesta della Tecnica Esp: l’appalto resta valido. Pure il collegio prende la stessa decisione il 25 gennaio scorso: dai documenti consegnati non emerge nessun reato previsto dalla normativa antimafia. Eppure il giorno prima al Tar di Bari, in un ricorso della Tecnica Esp contro l’Università che aveva annullato l’appalto, i giudici davano ragione all’ateneo e affermavano che «le società gestite di fatto da De Pierro Giovanni sono state utilizzate per operazioni di riciclaggio», reato sanzionato dal decreto sulla certificazione antimafia.

Torino, azienda in odore di ‘ndrangheta nei lavori della stazione di Porta Susa

Nella ristrutturazione dello scalo ferroviario le “opere murarie” sono state realizzate dalla Edil International srl di Sebastiano Pipicella, coinvolto in diverse inchieste contro la criminalità calabrese e zio del pentito Rocco Varacalli. Respinto dal Tar il ricorso dell’azienda contro l’interdittiva antimafia. Da ilfattoquotidiano.it del 12 giugno 2012.

La nuova stazione di Torino Porta Susa è stata realizzata anche da un’impresa il cui titolare è coinvolto in inchieste di ‘ndrangheta. Il subappalto per “l’esecuzione di opere murarie e di assistenza muraria” è stato affidato il 3 luglio scorso dal consorzio Torino Opere Uno Consortile a.r.l. (a cui Rfi aveva affidato i lavori) alla Edil International s.r.l., impresa di cui è amministratore unico Sebastiano Pipicella. Pipicella è stato indagato e poi prosciolto nell’indagine “Minotauro” – la più grande inchiesta sulla ndrangheta in Piemonte, con 170 persone che a breve andranno a processo – ma è anche lo zio del collaboratore di giustizia Rocco Varacalli, su cui avrebbe esercitato forti pressioni.

La vicenda è stata svelata da una sentenza del Tar del Piemonte, citata da Torino Cronaca Qui. Il 18 maggio scorso i giudici amministrativi hanno respinto il ricorso della Edil International s.r.l. contro l’interdittiva antimafia della Prefettura del 13 dicembre 2011 con cui si revocano tutti i subappalti della società di Pipicella. La sentenza rivela alcuni contenuti del documento prefettizio in cui si legge che “sussistono elementi che fanno ritenere possibili tentativi di infiltrazione mafiosa da parte della criminalità organizzata tendenti a condizionare le scelte e gli indirizzi della stessa”. I giudici ricordano pure i procedimenti penali che hanno coinvolto l’amministratore dell’azienda: Pipicella è stato destinatario, nel 2002, di una richiesta di arresto per sequestro di persona (“respinta per mancanza del connotato intimidatorio della condotta”), mentre al momento dell’informativa risultava ancora indagato nell’inchiesta “Minotauro” per aver tentato di convincere il nipote a ritrattare le dichiarazioni rese. Inoltre, così i magistrati riassumono l’informativa, “è ampiamente documentata la partecipazione del Pipicella a incontri e riunioni con soggetti attinti da custodia cautelare in relazione a fatti integranti il reato di cui all’art. 416 bis c.p.”. Tuttavia, si apprende dalla procura, mancano le prove di una sua affiliazione alla ‘ndrangheta.

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