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In cattedra dietro le sbarre

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Pubblicato su Il Fatto quotidiano il 16 aprile 2014

Dei suoi 63 anni Mario Tagliani ne ha passati trenta in carcere. Nessuna pena da scontare, solo un lavoro. Tagliani fa l’insegnante al carcere minorile Ferrante Aporti di Torino e ha pubblicato “Il maestro dentro” in cui ripercorre la sua esperienza coi giovani reclusi raccontandone le storie tragiche e violente (dai ladri per disperazione ad assassini come Omar, il fidanzato di Erika). Nel 1983 Tagliani prende servizio in una scuola torinese, unico uomo in un corpo docente di sole donne, e la preside pensa che lui sia adatto per insegnare al carcere minorile. Lui dubita, ha paura, ma a fargli cambiare idea è una partita di calcio in cui quei giovani criminali sembrano ragazzi come altri. Tagliani comincia il suo percorso di insegnante, diverso da quello di Marcello D’Orta (il maestro autore di “Io speriamo che me la cavo”) per il semplice fatto che non obbliga gli studenti a seguire le lezioni, altrimenti la scuola sarebbe un’a l t ra prigione. Cerca di attirarli a sé stimolandone la curiosità. Non sempre ottiene risultati: per alcuni allievi il tempo in carcere è una tappa della carriera, un momento per imparare qualche tecnica nuova. Tagliani però non smette di credere nel suo lavoro: “Quando certe aule scolastiche non saranno più carceri e le carceri saranno diventate scuole, allora il grado di civiltà avrà raggiunto il suo punto più alto”.

 

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Morto Hessel, il nonno degli indignati

Nella notte è morto Stéphane Hessel, partigiano francese, sopravvissuto ai campi di concentramento, poi diplomatico. Nel 2010 pubblico un pamphlet di grande successo e importanza per quest’epoca, “Indignez-vous” (in Italia pubblicato dalla Add Editore). Un invito ai giovani a indignarsi, a non sottostare ai sopprusi, e ad agire. Per molti movimenti, come quello di Occupy o per gli Indignados, è stato un punto di riferimento.

Hessel è morto due giorni dopo l’ingresso dell’indignazione nel Parlamento italiano grazie al boom elettorale del MoVimento 5 Stelle. Sabato 16 aprile 2011 lo incontrai a Torino e lo intervistai per ilfattoquotidiano.it. A 93 anni era ancora sveglissimo, colto e soprattutto molto ironico.

Stéphane Hessel a Torino il 16 aprile 2011

Stéphane Hessel a Torino il 16 aprile 2011

“L’educazione non deve essere solo trasmissione di sapere, ma anche di valori, deve stimolare lo spirito critico. E non solo: deve far sviluppare il senso di responsabilità per le azioni concrete”. Sembra una risposta a quanto detto sabato da Silvio Berlusconi sulla scuola pubblica quella data ai giovani della Biennale della Democrazia da Stéphane Hessel, l’autore di Indignatevi (Add editore, 2011), un “libricino” che in Francia ha venduto 1.900.000 copie (“Ah, non ancora due milioni, c’est malheureux”, dice con ironia). Tedesco naturalizzato francese, ex partigiano, membro della commissione che creò la Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo ed ex diplomatico, Hessel ha 93 anni e una grande vivacità mentale. Domenica mattina in tanti sono accorsi per assistere al dibattito sull’obbedienza e le disobbedienza dei cittadini con il magistrato milanese Armando Spataro. Alle ragazze e ai ragazzi, a cui si rivolge il suo messaggio di indignazione e attivismo sociale, consiglia di “entrare a far parte di gruppi che si impegnano su una questione concreta, su un problema specifico da sbloccare”. Insomma, “engagez-vous”, come il nuovo libro uscito da poco in Francia. Ilfattoquotidiano.it ha incontrato Hessel prima del suo intervento.

In Italia motivi per indignarsi ce ne sono ma solo una parte minoritaria della società lo fa

Le resistenze sono sempre minoritarie quando sono all’inizio. In Francia, la Resistenza ha dovuto aspettare il 1942 per diventare più importante, ma alla fine è diventata una forza. Nei regimi democratici bisogna provare a migliorare il sistema sbarazzandosi delle lobby, che secondo me sono il vero problema. Bisogna obbligarli a condividere i loro benefici col popolo.

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