Senza categoria

La Tangente #3 – Di metastasi italiane, vaticane e latino-americane

Già un quarto di secolo è passato dall’arresto che ha aperto una fase della storia d’Italia, le inchieste di Tangentopoli con cui gli italiani hanno scoperto la corruzione sistemica della politica e dell’amministrazione pubblica. Da allora poco è cambiato, dicono gli esperti. Ora a vivere quella fase è l’America Latina dove emergono i casi di politici e capi di Stato pagati dall’azienda brasiliana Odebrecht per realizzare grandi opere. Nessuno ne è immune e nemmeno la Città santa lo è: il papa venuto “quasi dalla fine del mondo” afferma che in Vaticano c’è corruzione, un male che denuncia sempre più spesso. Messa così quest’edizione de La Tangente sembra riflessiva (e in parte lo è), ma la cronaca ci ha riservato delle chicche. Buona lettura!

[Iscriviti alla newsletter]

(altro…)

Annunci

Restituisce le case al padre per non pagare il risarcimento danni

Il caso di Michele Di Summa, ex primario delle Molinette condannato per corruzione. La Corte dei Conti aspetta il pagamento del risarcimento, ma lui non ha più beni intestati. Da “La Repubblica”, edizione di Torino del 24 marzo 2012.

Ha restituito le case donate dal padre e gli investigatori sospettano che l’abbia fatto per non pagare l’ enorme risarcimento danni. Ma il cardiochirurgo ed ex primario alle Molinette Michele Di Summa, condannato per concussione, corruzionee turbativa d’ asta nell’ affare delle valvole cardiache difettose, non ha ancora saldato il suo conto con la giustizia, che ora passa a un’ altra azione: la procura regionale della Corte dei conti ha chiesto di annullare la cessione per recuperare i beni necessari a pagare i 2,4 milioni di euro.

Il 18 aprile prossimo la causa verrà discussa davanti al presidente Salvatore Sfrecola. Le indagini della Guardia di Finanza di Torino hanno permesso ai magistrati contabili verificare un sospetto movimento di proprietà immobiliari. Di Summa, 65 anni, ora attivo all’ ospedale cardiochirurgico “Centro Salam” di Emergencya Khartoum (Sudan), ha restituito al padre Pietro, 88 anni, la villa al mare in provincia di Taranto e l’appartamento nel Brindisino che il genitore gli aveva donato nel 1988.

Per i finanzieri e per il procuratore Corrado Croci l’atto di rinuncia ai beni è anomalo e intempestivo al punto di ritenerlo una maniera per liberarsi degli immobili. Adesso la domanda di revoca emessa da Croci ha permesso di bloccare, in maniera cautelare, eventuali vendite di questi immobili, così che restino nella disponibilità fino al momento della sentenza. Nel frattempo si attende l’ esito del processo d’appello per la sentenza del 6 luglio 2010 con cui la corte (allora presieduta da Antonio D’Aversa) aveva condannato Di Summa a pagare 950 mila euro per i danni all’ erario provocati dal sistema di tangenti creato per l’acquisto di valvole cardiache per le Molinette, a cui si sommano il danno d’immagine di un milione di euro (suddiviso a metà tra l’Università di Torino e l’ Ospedale San Giovanni Battista) e i 500 mila euro per le ricadute sulla concorrenza.

Eternit, il barone, il filantropo e “l’offerta del diavolo”

Da “Il Fatto quotidiano” del 14 febbraio 2012, pagina 3.

Chissà, se fossero stati nella maxiaula 1 alla lettura della condanna, cosa avrebbero pensato Louis De Cartier De Marchienne e Stephan Schmidheiny ascoltando la Spoon River di Casale Monferrato, i nomi e cognomi di vittime e di famiglie spezzate dall’amianto dell’Eternit. Perché neanche ieri i due si sono presentati davanti alla corte. Condannati in contumacia, mai visti, mai sentiti. Per loro parlano i loro avvocati. Per Schmidheiny parlano anche i soldi. L’altro, invece, il barone belga De Cartier De Marchienne tace: è nato il 21 settembre 1921, ha novanta anni e di certo non finirà in carcere. Lui controllava l’Eternit italiana dal 1952 fino alla cessione alla famiglia svizzera Schmidheiny. Il 64enne ha ereditato l’azienda dai predecessori che iniziarono l’attività nel 1903. Ha cominciato a lavorare nell’azienda a 29 anni, diventando poi presidente del consiglio d’amministrazione nel 1978. Nel 1989 ha ceduto le sue quote dell’Eternit al fratello Thomas ed è diventato un filantropo: ha cercato di “cambiare rotta”, parafrasando il titolo del suo libro pubblicato per il Mulino nel 1992, anno del bando dell’amianto in Italia. Ha creato un’organizzazione dedicata al padre, la “Max Schmidheiny foundation”, che nel 2000 ha consegnato a Romano Prodi un premio per la libertà. Controlla la Viva Trust, che promuove la diffusione di un’economia e uno sviluppo sostenibile in America Latina: “Sono un cittadino – ha scritto sul suo sito – un uomo d’affari, un escursionista, un collezionista d’arte e ogni giorno faccio del mio meglio perché ciascuno dei miei ruoli sia ispirato alla stessa visione, agli stessi valori”. Valori che ammontano a 2,9 miliardi di dollari stando alla classifica dei miliardari del mondo nel 2011 stilata da Forbes. Lui è al 393°, il quinto uomo più ricco della ricca Svizzera. Coi questi soldi non ha solo finanziato molte associazioni ambientaliste, ma ha anche cercato di risarcire i familiari delle vittime e i comuni italiani danneggiati dall’Eternit, a patto che uscissero dal processo rinunciando a ogni azione futura. A novembre ci aveva provato con Casale Monferrato, che inizialmente stava per accettare. Poi le manifestazioni dei cittadini contro “l’offerta del diavolo” e l’intervento del ministro della Salute Renato Balduzzi hanno fatto cambiare idea al sindaco Giorgio Demezzi.