L’Espresso

Charlie Hebdo, quel processo per le vignette sui terroristi

Schermata 2015-01-08 alle 23.57.35Sulla vicenda di Charlie Hebdo ho scritto anche io qualcosa. Riguarda le vignette che hanno reso sgradevole il settimanale satirico agli occhi di molti musulmani, in particolare quelle del numero uscito il 6 febbraio 2006, per solidarietà al direttore di France Soir, licenziato per aver pubblicato le vignette di Jylland-Posten, quotidiano conservatore danese.

Per tre vignette l’ex direttore Philippe Val fu processato e assolto. Le sentenze – reperibili su internet dopo una semplice ricerca – sono molto significative.

Sull’Espresso ho riassunto la vicenda. Altre notizie potete trovarle sul blog di Pascale Robert-Diard, la cronista di giudiziaria di Le Monde, e sul blog Journal d’un avocat di “Maitre Eolas”.

Qui metto qualche contenuto in più. Sotto c’è il video di una “conférence de redaction” di Charlie Hebdo per il numero in questione. (altro…)

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Anarchici e Tav, non è terrorismo

Due miei articoli sulla sentenza della Corte d’assise di Torino del 17 dicembre 2014

Assolti dall’accusa di attentato con finalità di terrorismo, ma condannati per danneggiamento, dal trasporto di armi e dallaresistenza a pubblico ufficiale. Per questo motivo i quattro anarchici No Tav a Claudio Alberto, Niccolò Blasi, Mattia Zanotti e Chiara Zenobi sono stati inflitti tre anni e mezzo di carcere.

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«Forse queste saranno delle buone feste. Lo scorso anno non lo sono state». Non si sbilancia troppo, ma è contento Paolo Zanotti, padre di Mattia, l’anarchico No Tav che insieme a Claudio Alberto, Niccolò Blasi e Chiara Zenobi è stato condannato a tre anni e sei mesi di carcere per il blitz al cantiere della Torino-Lione del 13 maggio 2013, ma è stato assolto dall’accusa di averlo fatto per “finalità terroristiche”.

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Massoni allo scoperto

Da “L’Espresso”, rubrica “Riservati”, del 24 maggio 2014

I massoni nel Comune di Torino dovranno fare “coming out”, altrimenti pagheranno. Un anno fa il consigliere comunale Luca Cassiani (Pd) ha proposto la mozione «Organizzazioni segrete e incarichi pubblici: facciamo trasparenza» per obbligare colleghi, assessori e funzionari a dichiarare la loro affiliazione alle logge. Tuttavia nelle scorse settimane, dopo mesi di rinvii, la sua mozione è stata fermata. Il motivo? Il Consiglio ha approvato una norma per la quale gli eletti e i nominati negli enti pubblici cittadini «dovranno comunicare le associazioni a cui sono iscritti».

Altrimenti, se scoperti, saranno chiamati a pagare dai 500 ai 10 mila euro. La massoneria non è citata chiaramente, ma molti consiglieri danno per scontato sia inclusa nel provvedimento. Cassiani si dice comunque soddisfatto perché, a suo parere, «con la nuova norma i massoni dovranno dichiarare la loro appartenenza». Dubita, invece, dell’efficacia della regola il collega Marco Grimaldi (Sel), secondo il quale i massoni non ammetteranno mai e poi mai di armeggiare con compasso e grembiule.