La Sentinella del Canavese

Colpo di coda, dal gup critiche ai politici e i patti coi mafiosi

Su La Sentinella del Canavese di venerdì 17 gennaio 2014 gli articoli sulle motivazioni del processo “Colpo di coda” sulla ‘ndrangheta a Chivasso

Annunci

Minotauro, sentenza in arrivo

Pubblicato su La Sentinella del Canavese del 20 novembre 2013

Il verdetto sarà dopodomani. Venerdì gli imputati del processo “Minotauro”, il grande processo contro la ‘ndrangheta nella provincia torinese, sapranno se sono colpevoli di far parte dell’organizzazione criminale, di averla sostenuta o di aver commesso “solo” reati più semplici. È stato un processo lungo questo fatto con il rito ordinario nell’aula bunker del carcere “Le Vallette” di Torino, cominciato il 26 ottobre dell’anno scorso e proseguito con ritmi elevati, un tour de force che per mesi ha obbligato magistrati, avvocati, cancellieri, carabinieri del servizio d’ordine e polizia penitenziaria a fare tre udienze a settimana. Adesso però siamo al traguardo finale. Venerdì dopo le eventuali repliche dei pm alle difese degli avvocati, concluse a metà ottobre, i giudici, della Terza sezione penale del tribunale di Torino (Paola Trovati, Diamante Minucci e Alessandra Salvadori) decideranno sulle condanne. A luglio la Direzione distrettuale antimafia ne ha chieste 73 per pene fino ai 21 anni di carcere.

Sarà una sentenza importante per il Canavese, dove gli investigatori – grazie alle dichiarazioni dei pentiti come Rocco Varacalli e Rocco Marando – hanno individuato tre locali di ‘ndrangheta situate a Cuorgnè, dove regnava Bruno Iaria, a San Giusto, a Volpiano e a Chivasso, senza dimenticare la “bastarda” attiva tra Salassa e Castellamonte, una ‘ndrina non “riconosciuta” dai vertici centrali dell’organizzazione criminale calabrese. Gli inquirenti hanno potuto collegare tra di loro episodi di minacce, omicidi, estorsioni, traffici di droga, detenzione di armi da fuoco, appalti truccati e influenze politiche, dei punti che uniti hanno dato una nuova immagine del crimine nella provincia di Torino. «È emersa la sussistenza e la gravità dei reati e la responsabilità degli imputati – aveva detto al termine della richieste delle condanne il procuratore aggiunto Sandro Ausiello, capo della Direzione distrettuale antimafia -. Queste udienze hanno evidenziato la pericolosità del sodalizio criminoso che non permette a nessuno di sottovalutare il fenomeno, di relegarlo a malcostume o a fenomeno di folklore regionale».  Non solo violenza, ma un fenomeno evoluto che secondo la Procura ha influenzato l’economia ma pure la politica e le amministrazioni, come dimostrerebbero i casi Leinì e Rivarolo. Il primo comune, retto da Nevio Coral prima e dal figlio Ivano dopo, e il secondo, amministrato da Fabrizio Bertot (Pdl), sono stati commissariati per le infiltrazioni malavitose nella loro gestione, con appalti concessi ad aziende mafiose in cambio di appoggi. Per Nevio Coral, imputato di concorso esterno in associazione mafiosa, i pm hanno chiesto una condanna a dieci anni. Per l’ex segretario comunale di Rivarolo invece i magistrati hanno chiesto una pena di sette anni per il voto di scambio politico-mafioso a sostegno di Bertot. È andato vicino al commissariamento pure Chivasso, le cui elezioni del 2011 sono state inquinate dal sostegno della ‘ndrangheta all’Udc. Sull’ex assessore comunale della giunta Fluttero (Pdl) ed ex vicesegretario cittadino dell’Udc, Bruno Trunfio, pesa una richiesta di condanna a 13 anni.

Minotauro, per i legali il boss è un “fantasista”

Pubblicato su “La Sentinella del Canavese” il 25 ottobre 2013

Le intercettazioni dell’indagine Minotauro non dimostrerebbero l’esistenza di reati commessi da Bruno Iaria, un “fantasista” condannato in primo grado a 13 anni e 6 mesi perché ritenuto il capo della locale della ’ndrangheta a Cuorgné. A sostenerlo sono i suoi avvocati difensori, Ferdinando Terrando e Claudio D’Alessandro, che mercoledì mattina sono intervenuti nel processo di secondo grado davanti ai giudici della quarta sezione chiedendone l’assoluzione.

Bruno Iaria, il 2 ottobre 2012 venne condannato dal giudice per le udienze Cristiano Trevisan. L’altro ieri, i due legali hanno tentato di convincere i giudici dell’innocenza del loro cliente parlando di “fatti insussistenti”. «Questi grossi reati non ci sono mai stati – spiega l’avvocato Terrando -. Iaria e altri si sarebbero incontrati per organizzare rapine che non sono state commesse. Inoltre, abbiamo ribattuto sull’inesistenza dell’associazione a delinquere di stampo mafioso».

Insomma, la ’ndrangheta, almeno a Cuorgnè, non esisterebbe. «Si attribuivano gradi che secondo me erano di fantasia – sostiene D’Alessandro -. Era un gioco conviviale più che una vera gerarchia». L’avvocato di Ivrea aggiunge che “le intercettazioni telefoniche non sono sufficienti per affibbiare a Bruno Iaria il ruolo di capo della locale, e in nessun caso con le intercettazioni è stato possibile trovare la prova di qualche reato”.

«Iaria era un gran fantasista – osserva il legale – . A un cugino più piccolo dice: “Noi la pizza non la paghiamo, scappiamo, ce ne andiamo in montagna, prendiamo un cavallo”». Eppure, per gli investigatori quelle frasi sarebbero la dimostrazione incontrovertibile delle estorsioni commesse ai danni della pizzeria Royal di Cuorgné.

Sanitopoli in Piemonte, parla l’ex assessore

Pubblicato su “La Sentinella del Canavese” del 25 ottobre 2013

CHIVASSO. Era il loro giorno. L’ex assessore regionale alla Sanità Caterina Ferrero e l’ex commissario dell’Asl To4 Renzo Secreto si sono presentati davanti ai giudici della terza sezione penale di Torino per essere interrogati dai pm Stefano Demontis e Paolo Toso e dagli avvocati nel processo Sanitopoli. È stata la Ferrero la prima a parlare dalle 9.30 di ieri seduta accanto al suo avvocato Roberto Macchia.

Ha chiarito i rapporti col braccio destro Piero Gambarino, altro imputato: «Ha cominciato a lavorare con me sin da subito». Lui aveva gli agganci e l’esperienza che servivano alla Ferrero nei primi anni di politica. Ha spiegato le difficoltà a lavorare «La Lega aveva digerito malissimo il fatto che l’assessorato alla Sanità fosse stato dato a un esponente del Pdl – ha detto al pm Toso -. Poi c’erano anche problemi nel gruppo del Pdl, non è che erano tutti amici». Si è parlato pure dell’apertura del laboratorio di emodinamica a Chivasso. «L’Asl mi ha presentato l’esigenza di aprire questo servizio dicendo che c’erano i macchinari e si poteva usare il personale. Per me era massimizzare ciò che si ha per dare un servizio». Fu però sorpresa di scoprire il coinvolgimento di Villa Maria Pia Hospital, ma la chiusura però non si poteva fare subito perché non infierire sulle elezioni a Chivasso del 2011, ha spiegato. (altro…)

Minotauro, la sentenza il 22 novembre

Da “La Sentinella del Canavese” del 18 ottobre 2013

Il nuovo pentito della ’ndrangheta a Torino, Nicodemo Ciccia, non sarà interrogato nel processo Minotauro che potrà andare così verso la fine. La sentenza è prevista il 22 novembre prossimo, data dell’ultima udienza nella quale i procuratori della direzione distrettuale antimafia potrebbero fare alcune repliche alle arringhe difensive prima della decisione.

La scelta di non ascoltare il collaboratore di giustizia è stata presa ieri mattina, giovedì, dai giudici della quinta sezione penale, presieduta da Paola Trovati. Secondo i magistrati, che hanno potuto leggere alcuni verbali delle dichiarazioni rese da Ciccia ai pubblici ministeri nelle ultime settimane, non sarebbe stato “necessario interrogarlo in questa fase”.

Martedì, nell’aula bunker, il pm Monica Abbatecola aveva sostenuto, invece, che Ciccia avrebbe fornito “dichiarazioni rilevanti e pertinenti al processo” per cui sarebbe stato “assolutamente necessario” ascoltarlo”. Per la corte, le informazioni date dal pentito non avrebbero cambiato la situazione emersa nel procedimento e non avrebbero aggiunto elementi nuovi. Sarebbero solo conferme di quanto si sa già, fatti da lui appresi durante la sua “parentesi delinquenziale nella ’ndrangheta, dalle chiacchierate col suo capo, Bruno Iaria, boss di Cuorgné, o, forse, addirittura dagli atti del processo”.

Una decisione simile era stata presa mercoledì mattina dai giudici della Corte d’appello, dove si sta svolgendo il processo di secondo grado contro gli ’ndranghetisti che hanno scelto il rito abbreviato.

Ciccia, ‘ndranghetista della cosca di Cuorgné con la dote di “vangelo” (una carica alta all’interno dell’organizzazione criminale), nonché interlocutore previlegiato del boss Iaria, il 23 maggio 2012 ha patteggiato una condanna per associazione a delinquere di stampo mafioso a un anno e undici mesi, ma la sua “conversione” è arrivata tardi, solo dopo l’ultimo arresto di cui è stato protagonista, il 6 settembre scorso, per la tentata estorsione ai danni di un imprenditore canavesano. Una volta in cella l’uomo ha chiesto di poter parlare con i magistrati della direzione distrettule antimafia, ai quali ha espresso il suo desiderio di collaborare con la giustizia perché “stanco dei problemi della vita criminale e preoccupato per il futuro dei suoi figli”. Il processo procede verso la sua stretta finale, dunque, e tutta l’attesa, ora, è per il verdetto. Qualunque sia, una pagina vergognosa è già stata scritta.

La lista “Bunga bunga” per il ricorso

Pubblicato su “La Sentinella del Canavese” del 16 ottobre 2013

Non cambia il consiglio comunale di Borgomasino. Giovedì i giudici del Tar hanno deciso che non è ammissibile il ricorso di Marco Di Nunzio, candidato sindaco della lista “Movimento Bunga Bunga – Forza Juve”. Per il politico è stato un ultimo tentativo di entrare nell’amministrazione cittadina per il rotto della cuffia. L’uomo, segretario nazionale di questo movimento politico ed ex segretario regionale di Fiamma Tricolore in Valle d’Aosta, aveva chiesto di annullare l’elezione di due consiglieri di minoranza della lista “Partito liberale per Borgomasino”, proclamata il 27 maggio scorso, facendo subentrare lui e la sua compagna. Di Nunzio aveva contestato la validità di dieci schede: «Si evince tramite macchie di inchiostro e diverse croci sovrapposte nel segno di preferenza come se l’elettore voleva farsi riconoscere», si legge nel ricorso amministrativo. Inoltre aveva sollevato ancora una volta la regolarità dell’autenticazione delle firme poste sui moduli per partecipare alle elezioni del 25 e del 26 maggio scorso. Lo aveva già fatto con un ricorso specifico col quale aveva chiesto ai magistrati di escludere gli altri partiti dalle elezioni, ma già allora i giudici gli avevano dato torto. Secondo il candidato perdente c’è stata una disparità nel trattamento. Alcune schede a favore del suo movimento sono state annullate e questo secondo lui è dovuto a un fatto: «Nel seggio vi era un via vai di gente di sinistra, tra cui gli scrutatori, anche non autorizzata (possono confermarlo i carabinieri li presenti)», si legge nel ricorso.

Ciccia si pente e racconta la ’ndrangheta

Pubblicato su “La Sentinella del Canavese” il 14 ottobre 2013

Un uomo serio, meritevole, a disposizione della criminalità organizzata. «Dobbiamo dargli la “Santa” a Nico Ciccia – dice il boss della ‘ndrangheta a Cuorgné Bruno Iaria del suo sottoposto, che deve salire di grado – è un ragazzo che la merita, Ciccia Nico è un ragazzo disponibile, lui è un ragazzo che ce l’ha nel sangue».

Il boss descriveva così, nell’aprile del 2008, Nicodemo Ciccia, nato a Mammola, in provincia di Reggio Calabria, il 12 ottobre del 1971, ma residente da anni a Favria, dove faceva parte della ’ndrangheta, componente della locale di Cuorgné affiliato nel carcere di Saluzzo nel 2005. A 5 anni da quell’intercettazione captata sulla Golf di Iaria Ciccia è cambiato. Ha deciso di pentirsi e di lasciare la sua vita da criminale dopo aver patteggiato la condanna a un anno e undici mesi nel processo Minotauro (era uno degli arrestati all’alba dell’8 giugno 2011) e dopo essere stato arrestato ancora una volta il 6 settembre scorso per un’estorsione a un imprenditore canavesano a cui Ciccia e due complici avevano chiesto 200mila euro. Una volta in carcere, ancora una volta chiuso in cella, ha riflettuto e ha deciso di collaborare con la giustizia. (altro…)