La Repubblica

Case, castelli e conti correnti. Le nuove armi della procura contro le mafie

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Pubblicato su La Repubblica, edizione di Torino del 28 dicembre 2013

Era ritenuto il boss della ‘ndrangheta nel Basso Piemonte, ma nonostante le prove i giudici del processo di primo grado lo hanno assolto dall’accusa di appartenere all’organizzazione. Tuttavia i suoi beni sono stati confiscati ed è stato sottoposto a sorveglianza speciale. Lo stesso è accaduto al fratello del boss di Torino: in casa sua erano stati trovati i riti di affiliazione alla ‘ndrangheta, ma per i giudici non era colpevole di “416 bis”, associazione a delinquere di stampo mafioso. Ciò non lo ha risparmiato da altre sanzioni. Negli ultimi anni la Procura di Torino, sotto la guida di Gian Carlo Caselli, ha affilato un’altra arma contro la criminalità organizzata, quella che aggredisce i “patrimoni mafiosi” agendo con sequestri, confische e sorveglianze speciali, le cosiddette “misure di prevenzione”. Dalla primavera 2010 esiste il gruppo investigativo “Riciclaggio e materie affini”, guidata dal procuratore aggiunto Alberto Perduca e sei sostituti procuratori, con la collaborazione del capitano dei carabinieri Paolo Palazzo e del vice-procuratore onorario Ferdinando Brizzi. In questi anni il loro impegno è andato via via crescendo, soprattutto dopo l’operazione “Minotauro”, le altre indagini sulla ‘ndrangheta e i relativi processi. La loro attività però non si limita solo ai mafiosi, ma pure ai rapinatori o ai truffatori seriali. Un esempio? I recenti sequestri a J.M., quarantenne autrice di decine di truffe immobiliari a danno di cittadini tedeschi. Il 23 dicembre i carabinieri le hanno sequestrato una villa a Bruino, una Mercedes classe B, tre conti correnti, una cassetta di sicurezza e altri beni.

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Il sovrintendente non pagava l’affitto

Palazzo Chiablese. Foto di Vegan Travel @Flickr

Pubblicato su La Repubblica, edizione di Torino del 7 novembre 2013

PER anni ha avuto un alloggio di servizio a Palazzo Chiablese, residenza sabauda protetta dall’Unesco e sede della Direzione regionale dei beni culturali e paesaggistici, senza mai pagare il canone di concessione. Alcune migliaia di euro che il capo della Direzione Mario Turetta, indagato per abuso d’ufficio per questo fatto, ha poi deciso di saldare con interessi. L’inchiesta nei suoi confronti è stata conclusa a metà ottobre. Da pochi giorni gli è stato notificato l’avviso di chiusura indagini dalla Guardia di finanza che nel 2011, dopo una segnalazione anonima, era andata a verificare la situazionea Palazzo Chiablese.

Turetta, ex capo della segretaria del ministro della cultura Giuliano Urbani, nel 2004 è stato nominato dal governo direttore regionale dei beni culturali. Da allora ha avuto in concessione l’appartamento di servizio nello storico edificio di piazza San Giovanni. Turetta ha mantenuto la concessione dell’alloggio anche quando è stato chiamato a Roma il 1° agosto 2007 come dirigente al Mibace poi quandoè stato nominato direttore regionale dei Beni culturali e paesaggistici in Lombardia il 25 novembre 2008. In quel periodo a capo della direzione regionale piemontese c’era Liliana Pittarello, in carica dal 1° agosto 2007 al 14 febbraio 2010, che non usufruì del servizio utilizzando invece la sua abitazione privata.

Questa mattina o nei prossimi giorni gli avvocati Maurizio Bortolotto e Toti Musumeci depositeranno sul tavolo del sostituto procuratore Francesco Pelosi, che ha coordinato l’indagine, un’istanza di interrogatorio affinché Turetta possa essere sentito al più presto dal magistrato. «Al suo arrivo il canone di concessione da pagare non era ancora stato determinato. Ciò è stato fatto dopo molto tempo – spiega Musumeci – Solo a questo punto Turetta ha potuto pagare il dovuto. A nostro avviso non c’è stato alcun danno e Turetta intende chiarire ogni cosa».

Due hacker etici spiegano l’attacco di Anonymous

Pubblicato su “La Repubblica”, edizione di Torino di sabato 26 ottobre 2013

Cosa è successo al Csi? A VoidSec e Kalup, due hacker etici, basta poco per fare delle ipotesi sull’ “Operation Payback ITA” di Anonymous ai siti del Csi. Dietro questi “nickname” ci sono due giovani di Grugliasco, Paolo Stagno, 20enne studente di sicurezza informatica al Politecnico di Milano, e Luca Poletti, 24enne studente di ingegneria matematica al Politecnico di Torino. Negli ultimi tempi hanno trovato delle falle nei sistemi di alcune grosse multinazionali e oggi alle 16 al LinuxDay che si terrà al Poli, terranno un incontro sulla sicurezza informatica.

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Affitti del mercato non pagati, il Tar obbliga a versare i soldi

Versione integrale dell’articolo pubblicato su “La Repubblica”, edizione di Torino, il 26 ottobre 2013

Giovedì pomeriggio i magistrati del Tar Piemonte hanno fermato la decisione del Comune di Torino nei confronti della cooperativa che gestisce il mercato coperto di corso Racconigi: i negozianti non dovranno lasciare gli spazi concessi a patto che saldino il debito entro la fine del 2013. Nel 2011 i funzionari comunali avevano scoperto che non erano stati pagati gli affitti. I commercianti offrirono 50mila euro annui per rientrare, ma per l’amministrazione l’offerta non era adeguato e così lo scorso 10 maggio ha stabilito la fine della concessione del mercato coperto, ha ordinato alla cooperativa di liberare i locali in 60 giorni e ha deciso di incassare la cauzione di circa 50mila euro. Nel frattempo il Comune ha intimato i pagamenti di 95mila e 625mila euro circa per il periodo tra il 1° giugno 2011 e il 1° dicembre 2012. Secondo il Tar la morosità è «comprovata e grave», però il periodo dato per lasciare gli spazi «potrebbe non consentire l’ordinato rilascio dell’immobile da parte della cooperativa ricorrente e potrebbe altresì compromettere l’andamento delle attività commerciali». Quindi, considerando che «i difensori delle parti hanno dato atto delle pendenza di trattative per il pagamento dei canoni non versati», i giudici hanno deciso di lasciare i locali a patto che i debiti vengano saldati entro il 31 dicembre.

Scandalo Soria, la Corte dei conti scagiona i funzionari regionali

Da “La Repubblica”, edizione di Torino del 2 ottobre 2013

Tra il 2004 e il 2008 il sistema di controllo della Regione era «fatto per non funzionare». Nonostante ciò l’indagine sui funzionari coinvolti nello scandalo “Grinzane Cavour” è stata archiviata. Il sostituto procuratore generale della Corte dei conti Corrado Croci ha deciso di non processare Pierluigi Lesca, Giovanni Lepri e Elisabetta Todaro, indagati per non aver controllato i finanziamenti disposti dall’ ex dirigente regionale Angelo Soria per le associazioni del fratello Giuliano.

Nel decreto di archiviazione il magistrato ha usato parole dure sul funzionamento dei controlli nella Regione Piemonte. Verso i tre si configurava «una responsabilità omissiva», si legge nel documento in cui il pm spiega l’esistenza di un “duplice regime di controllo di regolarità” sulle spese grazie alla esistenza di un “gruppo di verifica” e di ragionieri operanti nelle direzioni regionali. Questi controlli spettavano a Lesca e Lepri, della direzione “Bilanci e Finanze” e responsabili del settore ragioneria, ma anchea Todaro, incaricata di apporre il “visto di conformità” alle spese della direzione “Comunicazione istituzionale” retta da Soria. Tuttavia dopo la chiusura delle indagini ci sono state integrazioni difensive e interrogatori che «hanno fornito un quadro del sistema regionale dei controlli assai più confuso e con maglie un po’ troppo larghe che avrebbero consentito ad un dirigente spregiudicato e infedele come il Soria Angelo di sperperare senza problemi il denaro pubblico». Il sistema non prevedeva controlli preventivi sulle spese, ma solo al momento del pagamento: «Un sistema di controlli interni come quello vigente nella Regione Piemonte negli anni 2004-2008 era fatto per non funzionare». Non si potevano scoprire «gli sperperi di denaro attuati anche col ricorso ad artifici o raggiri», ma non si poteva neanche intervenire sulle «regolarità evidenti come quelle riscontrate nelle determine firmate dal dirigente Soria».

Sebbene archiviata quest’indagine ha portato a un primo risultato: le regole sono cambiate, la Regione si è dotata di un collegio di revisori dei conti, di un servizio di audit interno e i funzionari si sono assicurati dalle responsabilità contabili per evitare di essere coinvolti in indagini simili allo scandalo Grinzane Cavour. Intanto i due fratelli Soria e il cuoco Bruno Libralon, condannati dal Tribunale di Torino, dovranno affrontare il processo nel quale sarà chiesto un risarcimento di 7,34 milioni di euro.

Festa low cost del Movimento 5 Stelle

Pubblicato su La Repubblica, edizione di Torino del 16 settembre 2013

Nonostante il maltempo abbia costretto a finire in anticipo, nel Movimento 5 Stelle c’è soddisfazione per come è andata la prima MoViFest di Torino. Partecipazione alta, circa cento volontari e un senatore, Alberto Airola, che aiuta a smontare il palco la domenica sera. Infine costi ridotti a pochissime migliaia di euro. «Le spese sono ancora da consuntivare – dice Chiara Appendino, consigliere comunale -, ma ci aggiriamo intorno ai 2.500 euro usati soprattutto per il palco, le attrezzature, qualche manifesto e 11mila volantini». La riduzione dei costi della politica è stata applicata anche qui sfruttando quanto era a disposizione: i gazebi del M5S sono stati utilizzati per mostrare ai visitatori i lavori dei gruppi tematici (su sanità, istruzione, lavoro, trasporti, ambiente, diritti e altro), mentre le sedie dell’area dibattiti sono state prese in prestito dalla Circoscrizione 7 «come permette il regolamento», specifica il consigliere di zona Fabio Versaci. Il resto è stato fatto dai tanti volontari e dagli artisti che hanno messo a disposizione le loro competenze. «Di certo – continua Appendino – siamo già rientrati nelle spese grazie alle donazioni dei simpatizzanti e alla vendita dei biglietti della lotteria», i cui premi erano libri, un ebook Kindle, un cesto di prodotti alimentari a chilometro zero, una bicicletta e una certificazione ambientale fatta da Antonino Iaria, consigliere della Circoscrizione 5 e architetto che offre questo servizio. Nonostante l’attenzione particolare all’impatto ecologico, con la raccolta differenziata e quattro pannelli fotovoltaici a fornire l’energia necessaria, c’è il rammarico di non aver pensato prima ai rifiuti prodotti dai camioncini che vendevano cibo. «L’anno prossimo risolveremo il problema», affermano.

Il Tar blocca la caccia in Piemonte

Scritto per la Repubblica, edizione di Torino del 14 settembre 2013

L’inizio della stagione di caccia è rimandato. Per il secondo anno di seguito i giudici del Tar hanno sospeso la validità dei calendari approvati dalla giunta regionale nella scorsa primavera e hanno accolto così le critiche di due associazioni ambientaliste, la Lega per l’abolizione della caccia (Lac) e Pro Natura. La stagione venatoria avrebbe dovuto iniziare tra domenica 29 settembre e mercoledì 2 ottobre, ma ora le doppiette potrebbero rimanere nelle loro custodie ancora per un po’ di tempo se la Regione non realizzerà un nuovo calendario a norma.

Sono tre le infrazioni che hanno spinto i magistrati ad accogliere la richiesta degli ambientalisti e si tratta delle stesse irregolarità dello scorso anno: mancano ancora un piano faunistico venatorio regionale e una valutazione dell’incidenza della caccia sull’ambiente e inoltre non sono state ascoltate le critiche l’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale (Ispra) in merito alla tutela delle tante specie di uccelli migratori. «Senza un piano faunistico regionale e una legge regionale è difficile stabilire un calendario venatorio – spiega l’avvocato Andrea Fenoglio che insieme alla collega Mia Callegari ha assistito la Lac e Pro Natura -. Negli anni precedenti, prima che fosse abrogata la legge regionale, c’era una legge che disciplinava la caccia. Ora non c’è nulla».

È soddisfatto il presidente della Lac Piemonte Roberto Piana: «Consiglio ai cacciatori di andare in Regione, consegnare il tesserino da cacciatori e prendere quello per raccogliere i funghi. I fucili possono rimanere appesi», ironizza. Ricollega il caos normativo all’assenza di una legge regionale (cancellata nel 2012 per evitare il referendum abrogativo), ma anche all’incapacità politica: «Questa maggioranza schierata con il mondo venatorio continua a violare le regole – aggiunge -. Molte loro decisioni sulla caccia non rispettano le tutele ambientali. Sacchetto dovrebbe dimettersi e si dovrebbe nominare un assessore che ascolti anche noi ambientalisti». Come l’anno scorso la giunta potrebbe preparare un nuovo calendario correggendo le infrazioni. «In questo caso noi faremo un nuovo ricorso con procedure d’urgenza», conclude Piana.