Il Fatto quotidiano

Anarchici e Tav, non è terrorismo

Due miei articoli sulla sentenza della Corte d’assise di Torino del 17 dicembre 2014

Assolti dall’accusa di attentato con finalità di terrorismo, ma condannati per danneggiamento, dal trasporto di armi e dallaresistenza a pubblico ufficiale. Per questo motivo i quattro anarchici No Tav a Claudio Alberto, Niccolò Blasi, Mattia Zanotti e Chiara Zenobi sono stati inflitti tre anni e mezzo di carcere.

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«Forse queste saranno delle buone feste. Lo scorso anno non lo sono state». Non si sbilancia troppo, ma è contento Paolo Zanotti, padre di Mattia, l’anarchico No Tav che insieme a Claudio Alberto, Niccolò Blasi e Chiara Zenobi è stato condannato a tre anni e sei mesi di carcere per il blitz al cantiere della Torino-Lione del 13 maggio 2013, ma è stato assolto dall’accusa di averlo fatto per “finalità terroristiche”.

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Ruba 8,5 milioni di euro e patteggia solo quattro anni

Una storia di mala amministrazione, di sprechi, di funzionari pubblici truffaldini e di controllori inutili, conclusa con il solo patteggiamento del principale responsabile.

In dieci anni ha sottratto 8,5 milioni di euro dai conti e nelle casse dell’Atc di Asti, che gestisce quasi duemila case popolari. Nonostante le somme Pierino Santoro, 67 anni, ex direttore amministrativo dell’ente pubblico, sta per patteggiare una condanna per peculato a quattro anni di carcere risarcendo 800mila euro, meno di un decimo di quanto ha preso. Il 20 novembre sarà il gup del Tribunale di Asti a decidere, ma intanto ha già ottenuto l’ok della procura guidata da Giorgio Vitari.

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Alla scoperta del balconcino più bello di Torino

Una storia semplice che ha appassionato, un articolo condiviso 28mila volte su Facebook (dicono non sia male per un articolo così), ripreso da più media. 

Da tre anni, la domenica pomeriggio, un centinaio di persone entrano nel cortile di via Mercanti 3, a Torino, e restano col naso all’insù per un’ora. Perché su un balcone di questa casa di ringhiera, nel centro città, Maksim Cristan e Daria Spada offrono a tutti un po’ del loro “punk lirico” in uno spettacolo spontaneo e gratuito chiamato “Concertino dal balconcino”. Da alcuni mesi però il loro show, a cui ogni volta partecipano artisti diversi, è in pericolo per una “bega condominiale”.

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Per 17mila euro Fiat perde l’appalto delle volanti

Dal Fatto quotidiano del 4 ottobre 2014

Per 17mila euro la Fiat ha perso l’appalto del Viminale. Sarà la Volkswagen a fornire 206 automobili al ministero dell’Interno per il dipartimento di pubblica sicurezza. La Fiat ha perso la selezione della scorsa primavera e poi ha provato a ribaltare l’esito della procedura con un ricorso al Tar del Lazio, ma il 26 settembre i giudici hanno dato ragione ai “tedeschi”.

Pochi giorni dopo l’asta delle 70 auto blu su eBay, il dipartimento di pubblica sicurezza del Viminale ha indetto una procedura “ristretta e accelerata” per l’acquisto di 206 veicoli destinati a polizia e carabinieri per il servizio di controllo del territorio. I tecnici del dipartimento hanno posto un limite massimo alla spesa, circa di 9,7 milioni di euro, e le concorrenti avrebbero dovuto presentare delle offerte più basse, così da far risparmiare denaro allo Stato. Nel bando si specificavano anche alcune caratteristiche tecniche: i mezzi avrebbero dovuto avere un’alimentazione a gasolio, una cilindrata di circa duemila centimetri cubici, potenza non inferiore a 110 kW e “colore d’istituto”. Inoltre il vincitore avrebbe dovuto garantire l’assistenza gratuita per sei anni o per 150mila chilometri. Non è tutto, ma c’è anche una possibilità molto ricca: entro tre anni dall’esecuzione del contratto il Viminale e l’Arma dei carabinieri potrebbero esercitare un diritto d’opzione per acquistare moltissime altre vetture alle stesse condizioni, 1.800 veicoli per quasi 85 milioni di euro il primo, 2.100 auto per 99 milioni il secondo. Una commessa da non perdere.

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Tumori alla Olivetti, Passera e De Benedetti verso il processo

2067853375_4a2f67fcd5_zDal Fatto quotidiano del 26 settembre 2014

Personaggi importanti del capitalismo italiano sono passati tutti da qui, da Ivrea. Ci sono nomi di peso tra i 39 indagati per i tredici morti e i due malati di tumore provocati dall’amianto alla Olivetti: non solo Carlo De Benedetti, il fratello Franco Debenedetti e Corrado Passera, ma anche Rodolfo De Benedetti (figlio di Carlo ora a capo del gruppo Cir, che controlla il gruppo Espresso e Sorgenia), Roberto Colaninno (presidente di Alitalia) e Guido Roberto Vitale (azionista di Chiarelettere, che detiene una quota del Fatto). E poi ancora molti ex dirigenti, alcuni dei quali sono discendenti e familiari del fondatore Camillo Olivetti. Ieri dalla Procura di Ivrea sono partiti gli avvisi di conclusione dell’inchiesta durata due anni e condotta dai sostituti procuratori Lorenzo Boscagli e Gabriella Viglione. (altro…)

50 agenti per la festa privata di John Elkann

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Pubblicato su Il Fatto quotidiano del 6 settembre 2014

La festa privata dei vip è sorvegliata dalle forze dell’ordine. Giovedì e ieri, nei giorni delle polemiche sul blocco degli stipendi di agenti e militari, cinquanta poliziotti hanno dovuto sorvegliare il decimo anniversario di matrimonio del presidente della Fiat John Elkann e Lavinia Borromeo per tutelare i loro 250 invitati, “appartenente al mondo della finanza nazionale e internazionale e della classe dirigente del gruppo Fiat”, si legge in una nota riservata. Tra gli ospiti il cugino Andrea Agnelli, l’ad Sergio Marchionne e il direttore della Stampa Mario Calabresi. Un servizio impegnativo, due giorni e parecchi luoghi da controllare, per un evento tanto importante e discreto che gli agenti in borghese dovevano indossare abiti “consoni” al contesto. Stando alle ordinanze, la questura ha ritenuto “necessario” assicurare “un servizio di vigilanza fissa alle strutture alberghiere ove alloggeranno gli ospiti”, il Principi di Piemonte e l’Hotel Victoria. Ma non è tutto. Giovedì pomeriggio, in occasione di un evento allo Juventus Stadium “riservato” a cento ospiti, l’ingresso è stato controllato da dieci agenti del reparto mobile. La sera dieci carabinieri sorvegliavano la villa degli Agnelli a Villar Perosa per il ricevimento dei 250 ospiti, mentre venerdì dieci uomini della celere e cinque agenti in borghese presidiavano lo storico ristorante “Del Cambio” per il pranzo di 45 invitati. I poliziotti hanno dovuto fare dei controlli per accertare “eventuali situazioni sospette e di allarme”; poi hanno dovuto “svolgere un’accurata, continua e riservata attività di osservazione e controllo in profondità delle aree limitrofe” perché “benché l’evento sia privato e non sia stato dato risalto sui mass media – si legge in un’altra nota – non si esclude che possa costituire occasione per estemporanee iniziative di protesta”. Per alcuni sindacati di polizia sono questi gli sprechi da tagliare: “È una situazione diffusa a livello nazionale che contestiamo tutti i giorni – afferma Pietro Di Lorenzo del Siap – Di fronte alla carenza di risorse si dovrebbero tagliare i servizi di rappresentanza e quelli di protezione a chi non ne ha bisogno. Se vogliamo parlare di risparmi partiamo da qui”. Per Gianclaudio Vianzone del Silp Cgil “bisogna limitare gli abusi: non è sostenibile la commistione tra pubblico e privato”.

Il pm: “Non si può più arrestare ladri e pusher”

Dal Fatto quotidiano del 4 luglio 2014

Per risolvere il problema delle carceri sovraffollate e per non pagare la multa dell’Ue si fa un pasticcio, con buona pace della sicurezza dei cittadini. È questo l’allarme lanciato da molti dopo l’entrata in vigore del decreto legislativo n. 92 del 26 giugno scorso che modifica le norme sugli arresti, vanificando il lavoro delle forze dell’ordine e dei magistrati: “Stanno uscendo dal carcere decine di ladri, piccoli rapinatori, spacciatori che hanno una pena da scontare sotto i 3 anni –spiega il sostituto procuratore di Torino Andrea Padalino –. In tre giorni ho dovuto valutare 20 casi”.

Dottore, cosa prevede questo decreto?
Modifica il comma 2-bis dell’articolo 275 del codice di procedura penale. Ora non è più possibile tenere in carcere una persona che ha commesso un reato, anche arrestata in flagranza, se il giudice prevede che, all’esito del processo, la pena da eseguire possa essere sotto i tre anni.
Cosa comporta?
Si restringe la possibilità di applicare la custodia cautelare in carcere per tutta una serie di reati da strada, come il furto, le rapine o lo spaccio. Mettiamo un ladro d’appartamento, nomade e senza fissa dimora, arrestato sul fatto: siccome per questo reato raramente si arriva a condanne sopra i tre anni il giudice non disporrà l’arresto in carcere e neanche i domiciliari, quindi rimarrà libero.
Altri casi?
Se un’altra persona senza fissa dimora commette una resistenza a pubblico ufficiale con delle lesioni, la condanna prevista non sarà sopra i tre anni e il giudice non convaliderà l’arresto. È anche vero che in questi casi si può fare un processo per direttissima, ma anche così il giudice potrebbe condannare a pene sotto i tre anni e i condannati rimarranno fuori. C’è poi un altro caso.
Quale?
Consideriamo un uomo che maltratta la moglie in casa. Se il pm chiede il suo arresto il giudice non lo concederà perché la pena potrà essere sotto i tre anni. Cosa succede? Non possiamo metterlo ai domiciliari nella stessa casa della moglie. A questo si aggiunge anche lo “Svuotacarceri ” di maggio. Ha ridotto le pene e quindi ha permesso ai piccoli spacciatori di andare ai domiciliari, ma si tratta perlopiù di persone senza dimora e quindi restano liberi.
Se invece andassero ai domiciliari sarà difficile fare i controlli?
All’inizio della settimana a Barriera di Milano (periferia nord est di Torino, ndr) la stazione dei carabinieri doveva controllare circa 125 persone ai domiciliari, senza contare i condannati che scontano la pena a casa. Diventa impossibile controllarli tutti.
Quali rischi si corrono?
Bisognerà chiederlo ai cittadini: i costi di questa operazione potrebbero ricadere sulla collettività. La speranza è che il Parlamento, quando dovrà convertire il decreto in una legge, recepisca queste preoccupazioni.

Le mani delle ‘ndrine sul cantiere Tav

Pubblicato sul Fatto quotidiano del 2 luglio 2014

Il Tav è anche un affare loro. “L’ho vista l’Alta velocità cosa porta”. Sa quanti lavori e soldi possono arrivare. Per questo motivo nel maggio 2011 si dava da fare Gregorio Sisca, arrestato con altre 19 persone ieri all’alba dai carabinieri del Ros nell’ambito dell’indagine “San Michele” della Dda di Torino che ha smantellato la locale distaccata di San Mauro Marchesato (Crotone) insediata in Piemonte. “Le forze dell’ordine e la Procura sono attente ai tentativi di infiltrazione nei lavori per la Torino-Lione – ha ribadito ieri il procuratore aggiunto Sandro AusielloL’intenzione è di tenere alta la vigilanza”. L’indagine comincia nel maggio 2011, poco prima dell’inizio degli scavi in Val di Susa, quando il Ros scopre che i componenti della cosca Greco volevano entrare nei lavori della Torino-Lione piazzando gli imprenditori calabresi nel settore del movimento terra. C’è Francesco Gatto, ritenuto un affiliato, il padroncino della “Sud express”. Sisca voleva farlo entrare nel “Consorzio Valsusa”, che raggruppa gli imprenditori locali attivi nel cantiere di Chiomonte: “Adesso che adesso che parte la Tav – dice al boss Mario Audia per sottolineare l’imminenza dei lavori -. Vediamo di farlo entrare insieme a questa cooperativa qua della Tav”. Non è l’unico ambito in cui Sisca si muove. Importantissimo per gli affari della cosca è Giovanni Toro, indagato di concorso esterno in associazione mafiosa, estorsione e smaltimento illecito di rifiuti, quest’ultimo reato commesso con l’imprenditore valsusino Ferdinando Lazzaro della Italcoge. L’uomo d’affari calabrese è il fondatore della Toro Srl e della Cst con cui gestisce una cava tra Sant’Antonino di Susa e Chiusa San Michele. Nel 2011 rischiava di essere sfrattato: “Io arrivo lì, investo tutto e non mi posso fare quattro anni di Alta velocità!?”, riferisce a Sisca che con le minacce fa cambiare idea ai proprietari del luogo. Il motivo di tanto interesse? “Noi dobbiamo stare lì perché è lì dentro che nei prossimi dieci anni arrivano 200 milioni di euro di lavoro”, dice Toro che garantisce a Sisca: “La torta non me la mangio da solo. Me la divido con te e ricordati queste parole, che ce la mangiamo io e te la torta dell’alta velocità”. Oltre ai soldi per lo smaltimento ne avrebbe ricavati altri frantumando gli scarti per usarli nel cemento: “Lì è un business che non finisce più”. Tutti possono guadagnarci e così Sisca chiede se “servono anche carpentieri bravi?”. “Sicuramente ce n’è bisogno veramente di tanti perché ci sono viadotti, cavalcavia – gli dice Toro – Ci sarà tanto tanto cemento armato. Li sistemiamo e li facciamo lavorare senza problemi appena parte. Ci saranno richieste su tutti i campi”.

Per approfondire leggi qui. ‘Ndrangheta, a Torino asse boss-imprenditori: “Ci mangiamo la torta Tav”

Lo “Svuotacarceri” libera i pusher

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Dal Fatto quotidiano del 21 giugno 2014

Due arresti e due scarcerazioni immediate per colpa dello “Svuotacarceri”. È successo a Torino negli scorsi giorni. Protagonista un giovane pusher di origine africana con moltissimi precedenti per spaccio di cocaina e crack. Fino a qualche anno fa entrava e usciva dal carcere minorile di Torino per la sua giovane età. Il 7 febbraio 2011 è stato pure condannato, ma ha ottenuto il perdono giudiziale. Ora, che di anni ne ha diciannove, entra ed esce dalle Vallette perché il decreto “Svuotacarceri” glielo consente grazie alla riduzione delle pene per lo spaccio di “lieve entità”. Questa nuova norma vanifica il lavoro delle forze dell’ordine e della magistratura, ma “è un fenomeno che, socialmente, può avere reazioni devastanti, soprattutto nei quartieri popolari dove il fenomeno dello spaccio è avvertito come fattore di insicurezza quotidiana”, spiega Paolo Borgna, procuratore aggiunto di Torino e coordinatore del gruppo “Sicurezza urbana”.

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