criminalità

Lyon-Turin, un chantier sous tension

Schermata 2015-01-06 alle 11.20.28Una cosa interessante che ho fatto nel 2014: essere intervistato da Art’è, canale tv franco-tedesco, per un reportage sulle infiltrazioni mafiose nella Tav Torino-Lione. Potete vederlo a questo link. Nessuna rivelazione nuova, solo il punto su alcuni passaggi interessanti dell’operazione “San Michele” di cui ho scritto nei mesi scorsi.

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Il pm: “Non si può più arrestare ladri e pusher”

Dal Fatto quotidiano del 4 luglio 2014

Per risolvere il problema delle carceri sovraffollate e per non pagare la multa dell’Ue si fa un pasticcio, con buona pace della sicurezza dei cittadini. È questo l’allarme lanciato da molti dopo l’entrata in vigore del decreto legislativo n. 92 del 26 giugno scorso che modifica le norme sugli arresti, vanificando il lavoro delle forze dell’ordine e dei magistrati: “Stanno uscendo dal carcere decine di ladri, piccoli rapinatori, spacciatori che hanno una pena da scontare sotto i 3 anni –spiega il sostituto procuratore di Torino Andrea Padalino –. In tre giorni ho dovuto valutare 20 casi”.

Dottore, cosa prevede questo decreto?
Modifica il comma 2-bis dell’articolo 275 del codice di procedura penale. Ora non è più possibile tenere in carcere una persona che ha commesso un reato, anche arrestata in flagranza, se il giudice prevede che, all’esito del processo, la pena da eseguire possa essere sotto i tre anni.
Cosa comporta?
Si restringe la possibilità di applicare la custodia cautelare in carcere per tutta una serie di reati da strada, come il furto, le rapine o lo spaccio. Mettiamo un ladro d’appartamento, nomade e senza fissa dimora, arrestato sul fatto: siccome per questo reato raramente si arriva a condanne sopra i tre anni il giudice non disporrà l’arresto in carcere e neanche i domiciliari, quindi rimarrà libero.
Altri casi?
Se un’altra persona senza fissa dimora commette una resistenza a pubblico ufficiale con delle lesioni, la condanna prevista non sarà sopra i tre anni e il giudice non convaliderà l’arresto. È anche vero che in questi casi si può fare un processo per direttissima, ma anche così il giudice potrebbe condannare a pene sotto i tre anni e i condannati rimarranno fuori. C’è poi un altro caso.
Quale?
Consideriamo un uomo che maltratta la moglie in casa. Se il pm chiede il suo arresto il giudice non lo concederà perché la pena potrà essere sotto i tre anni. Cosa succede? Non possiamo metterlo ai domiciliari nella stessa casa della moglie. A questo si aggiunge anche lo “Svuotacarceri ” di maggio. Ha ridotto le pene e quindi ha permesso ai piccoli spacciatori di andare ai domiciliari, ma si tratta perlopiù di persone senza dimora e quindi restano liberi.
Se invece andassero ai domiciliari sarà difficile fare i controlli?
All’inizio della settimana a Barriera di Milano (periferia nord est di Torino, ndr) la stazione dei carabinieri doveva controllare circa 125 persone ai domiciliari, senza contare i condannati che scontano la pena a casa. Diventa impossibile controllarli tutti.
Quali rischi si corrono?
Bisognerà chiederlo ai cittadini: i costi di questa operazione potrebbero ricadere sulla collettività. La speranza è che il Parlamento, quando dovrà convertire il decreto in una legge, recepisca queste preoccupazioni.

Le mani delle ‘ndrine sul cantiere Tav

Pubblicato sul Fatto quotidiano del 2 luglio 2014

Il Tav è anche un affare loro. “L’ho vista l’Alta velocità cosa porta”. Sa quanti lavori e soldi possono arrivare. Per questo motivo nel maggio 2011 si dava da fare Gregorio Sisca, arrestato con altre 19 persone ieri all’alba dai carabinieri del Ros nell’ambito dell’indagine “San Michele” della Dda di Torino che ha smantellato la locale distaccata di San Mauro Marchesato (Crotone) insediata in Piemonte. “Le forze dell’ordine e la Procura sono attente ai tentativi di infiltrazione nei lavori per la Torino-Lione – ha ribadito ieri il procuratore aggiunto Sandro AusielloL’intenzione è di tenere alta la vigilanza”. L’indagine comincia nel maggio 2011, poco prima dell’inizio degli scavi in Val di Susa, quando il Ros scopre che i componenti della cosca Greco volevano entrare nei lavori della Torino-Lione piazzando gli imprenditori calabresi nel settore del movimento terra. C’è Francesco Gatto, ritenuto un affiliato, il padroncino della “Sud express”. Sisca voleva farlo entrare nel “Consorzio Valsusa”, che raggruppa gli imprenditori locali attivi nel cantiere di Chiomonte: “Adesso che adesso che parte la Tav – dice al boss Mario Audia per sottolineare l’imminenza dei lavori -. Vediamo di farlo entrare insieme a questa cooperativa qua della Tav”. Non è l’unico ambito in cui Sisca si muove. Importantissimo per gli affari della cosca è Giovanni Toro, indagato di concorso esterno in associazione mafiosa, estorsione e smaltimento illecito di rifiuti, quest’ultimo reato commesso con l’imprenditore valsusino Ferdinando Lazzaro della Italcoge. L’uomo d’affari calabrese è il fondatore della Toro Srl e della Cst con cui gestisce una cava tra Sant’Antonino di Susa e Chiusa San Michele. Nel 2011 rischiava di essere sfrattato: “Io arrivo lì, investo tutto e non mi posso fare quattro anni di Alta velocità!?”, riferisce a Sisca che con le minacce fa cambiare idea ai proprietari del luogo. Il motivo di tanto interesse? “Noi dobbiamo stare lì perché è lì dentro che nei prossimi dieci anni arrivano 200 milioni di euro di lavoro”, dice Toro che garantisce a Sisca: “La torta non me la mangio da solo. Me la divido con te e ricordati queste parole, che ce la mangiamo io e te la torta dell’alta velocità”. Oltre ai soldi per lo smaltimento ne avrebbe ricavati altri frantumando gli scarti per usarli nel cemento: “Lì è un business che non finisce più”. Tutti possono guadagnarci e così Sisca chiede se “servono anche carpentieri bravi?”. “Sicuramente ce n’è bisogno veramente di tanti perché ci sono viadotti, cavalcavia – gli dice Toro – Ci sarà tanto tanto cemento armato. Li sistemiamo e li facciamo lavorare senza problemi appena parte. Ci saranno richieste su tutti i campi”.

Per approfondire leggi qui. ‘Ndrangheta, a Torino asse boss-imprenditori: “Ci mangiamo la torta Tav”

Lo “Svuotacarceri” libera i pusher

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Dal Fatto quotidiano del 21 giugno 2014

Due arresti e due scarcerazioni immediate per colpa dello “Svuotacarceri”. È successo a Torino negli scorsi giorni. Protagonista un giovane pusher di origine africana con moltissimi precedenti per spaccio di cocaina e crack. Fino a qualche anno fa entrava e usciva dal carcere minorile di Torino per la sua giovane età. Il 7 febbraio 2011 è stato pure condannato, ma ha ottenuto il perdono giudiziale. Ora, che di anni ne ha diciannove, entra ed esce dalle Vallette perché il decreto “Svuotacarceri” glielo consente grazie alla riduzione delle pene per lo spaccio di “lieve entità”. Questa nuova norma vanifica il lavoro delle forze dell’ordine e della magistratura, ma “è un fenomeno che, socialmente, può avere reazioni devastanti, soprattutto nei quartieri popolari dove il fenomeno dello spaccio è avvertito come fattore di insicurezza quotidiana”, spiega Paolo Borgna, procuratore aggiunto di Torino e coordinatore del gruppo “Sicurezza urbana”.

(altro…)

A Torino solo due casi di corruzione

Sono solo quattro i processi per corruzione nella Corte d’appello del Piemonte e della Valle d’Aosta. Solo due a Torino, uno in più rispetto all’anno precedente. È un altro dato interessante e strano che emerge dalla relazione sull’anno giudiziario 2012/2013 del presidente Mario Barbuto.Schermata 01-2456683 alle 20.24.51

Nel complesso i reati contro la pubblica amministrazione nell’anno giudiziario 2012/2013 sono 4.797, in diminuzione del 5% rispetto all’anno precedente. Di questi 111 sono per peculato, 358 per “malversazione a danno dello Stato e indebita percezione di contributi” (diminuiti del 51%). Si registrano 32 processi per concussione (cioè verso il pubblico ufficiale che abusa del suo ruolo e “costringe o induce taluno a dare o a promettere indebitamente, a lui o ad un terzo, denaro o altra utilità”) e solo quattro per corruzione (cioè quando un pubblico ufficiale riceve da qualcuno denaro o “altra utilità” per fare qualcosa che rientra nei suoi compiti).

L’anno prima però a Torino ce n’era stato solo uno…

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Annota Barbuto

Chi sia attento alle vicende politiche e di costume sarebbe tentato di trarre conclusioni sugli effetti del famoso «DDL anticorruzione» del Ministro Severino, di cui tanto si è discusso due anni fa, divenuto poi legge 6 novembre 2012, n. 190 (Disposizioni per la prevenzione e la repressione della corruzione e dell’illegalità nella pubblica amministrazione). Sarebbero conclusioni affrettate e non pertinenti, alla luce delle tre sotto-voci più importanti, «peculato», «concussione» e «corruzione», che hanno valori numerici (a parte il peculato) poco significativi rispetto al numero globale della “grande voce” dei reati contro la P.A..

Anno giudiziario. Occhio alle cifre sulla mafia

Interessante appunto nella lunga relazione dell’inaugurazione dell’anno giudiziario della Corte d’appello del Piemonte.  Nel capitolo 7, dedicato alle tipologie di reati perseguiti nel distretto, il presidente Mario Barbuto scrive proprio di fare attenzione ai valori percentuali “in particolare per il reato di associazione a delinquere di stampo mafioso”.

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Si pensi alla incoerenza di un “senso di soddisfazione” per la diminuzione dei reati di associazione mafiosa del -26% oggi registrata, a fronte al grave allarme dello scorso anno quando per la stessa tipologia di reato si registrò l’incremento percentuale del +400%, influenzato dal Tribunale di Torino che nella citata voce aveva registrato addirittura il +575% di incremento (era evidente la forte influenza delle operazioni Minotauro e Albachiara, di cui si è già detto, processi unici e difficilmente ripetibili).

Già nella relazione dello scorso anno ho avvertito che «le percentuali così elevate devono essere valutate in base ai valori delle cifre assolute». Infatti nell’intero distretto erano stati registrati solo 30 procedimenti (di cui 27 nel Tribunale di Torino e 3 nella Corte d’appello, nessuno altrove), a fronte di 6 procedimenti complessivamente registrati l’anno precedente (2010/2011) e di soli 4 casi nell’anno 2009/2010.

Di fronte a queste cifre Barbuto fa un ammonimento.

Guai se dagli scarni dati statistici si traesse la convinzione che dopo l’impennata dello scorso anno «la mafia è stata debellata», solo perché l’indice statistico è passato dal +400% al -26%.
Non mi resta che ripetere quanto affermato lo scorso anno (ma anche in anni precedenti) a proposito della necessità della «doppia lettura dei dati statistici che possono (e devono) essere analizzati anche in trasparenza con una costante attenzione alle situazioni reali che li hanno generati».

Colpo di coda, dal gup critiche ai politici e i patti coi mafiosi

Su La Sentinella del Canavese di venerdì 17 gennaio 2014 gli articoli sulle motivazioni del processo “Colpo di coda” sulla ‘ndrangheta a Chivasso