In cattedra dietro le sbarre

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Pubblicato su Il Fatto quotidiano il 16 aprile 2014

Dei suoi 63 anni Mario Tagliani ne ha passati trenta in carcere. Nessuna pena da scontare, solo un lavoro. Tagliani fa l’insegnante al carcere minorile Ferrante Aporti di Torino e ha pubblicato “Il maestro dentro” in cui ripercorre la sua esperienza coi giovani reclusi raccontandone le storie tragiche e violente (dai ladri per disperazione ad assassini come Omar, il fidanzato di Erika). Nel 1983 Tagliani prende servizio in una scuola torinese, unico uomo in un corpo docente di sole donne, e la preside pensa che lui sia adatto per insegnare al carcere minorile. Lui dubita, ha paura, ma a fargli cambiare idea è una partita di calcio in cui quei giovani criminali sembrano ragazzi come altri. Tagliani comincia il suo percorso di insegnante, diverso da quello di Marcello D’Orta (il maestro autore di “Io speriamo che me la cavo”) per il semplice fatto che non obbliga gli studenti a seguire le lezioni, altrimenti la scuola sarebbe un’a l t ra prigione. Cerca di attirarli a sé stimolandone la curiosità. Non sempre ottiene risultati: per alcuni allievi il tempo in carcere è una tappa della carriera, un momento per imparare qualche tecnica nuova. Tagliani però non smette di credere nel suo lavoro: “Quando certe aule scolastiche non saranno più carceri e le carceri saranno diventate scuole, allora il grado di civiltà avrà raggiunto il suo punto più alto”.

 

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