Mese: febbraio 2014

Buonanno, un troll alla Camera

Gianluca Buonanno è un troll. Non per l’aspetto fisico: non è poi così basso, né ha i capelli sparati in aria, né ha legami con le creature della mitologia nordica, per quanto questa possa ispirare la Lega Nord. È un troll nel senso cybernetico: è un provocatore, qualcuno che non fa nient’altro che provocare per far perdere la pazienza gli avversari e poi magari tacciarli di antidemocraticità. È la strategia comunicativa affinata in questa legislatura, nella quale ricopre il ruolo di vice-capogruppo leghista alla Camera. Una strategia necessaria per emergere in un parlamento pieno di altri troll.

Sono creativo, ma con spiccato senso delle Istituzioni. Vicino alla gente, sentinella del territorio, come ogni buon leghista“, si descriveva Buonanno ad Antonello Caporale nel 2010 (fonte). Sul senso delle istituzioni possiamo pure dubitare.

Buonanno ha cominciato la sua carriera a 24 anni, nel 1990, come consigliere comunale del Movimento Sociale italiano a Serravalle, per poi diventare sindaco a 27 anni ed è rimasto lì per due legislature, fino al 2002. Poi è passato pure nel Pdl e nella lista Sgarbi, fino ad arrivare alla Lega Nord, in cui sembra a trovarsi molto a suo agio, al punto da accumulare cariche su cariche: è stato sindaco di Varallo Sesia e vicepresidente della provincia di Vercelli. Nello stesso tempo si è candidato sindaco a Borgosesia, viene eletto, ma non può diventare primo cittadino, quindi si accontenta di fare il vice. A Varallo invece, terminata la sua legislatura, diventa assessore. Nel 2008 viene eletto alla Camera e nel 2010 consigliere regionale, ma molla per incompatibilità: insomma, un po’ difficile gestire quattro incarichi. “Quattro lavori ma un solo stipendio. Faccio risparmiare e mi vogliono bene tutti quanti“, diceva a Caporale. Anzi, nel 2011 ribadiva – sempre a Caporale, ma in un’altra intervista – che “il cumulo non produce spese in più. Lo stipendio resta uno, solo gli impegni si moltiplicano per tre“. Peccato che poi l’indice di produttività su Open Polis sia 109,7. Bassino, anzi proprio basso: si piazza 469° su 630 deputati e ha presentato come primo firmatario tre proposte di legge.

Insomma, poco noto per l’attività legislativa e molto noto per le sue provocazioni. In passato si era meritato qualche trafiletto e qualche box pruriginoso dei giornali on-line per le sue trovate, magari qualche articolo più lungo sulle cronache locali, ma da quando è deputato si è pure beccato qualche sospensione dalle attività parlamentari. Perché salendo di grado ha aumentato la gravità delle provocazioni.

Una volta a Varallo Sesia c’erano i vigili urbani di cartone per scoraggiare gli automobilisti, poi sono arrivati i divieti di burqa e di vucumprà, i contratti coi cittadini stranieri, il caffè e il gratta&vinci omaggio con le multe, il deputato a domicilio, le galline regalate per combattere la crisi. Di idee simili ce ne sono ancora tante. Le elencava Alberto Statera su La Repubblica il 23 aprile 2008, poco dopo l’elezione del sindaco di Varallo Sesia alla Camera dei deputati.

«Viagra» gratis ai cittadini prostatici e ancora vogliosi, premi antiobesità per chi dimagrisce di un tot, spogliarello con gli assessori per reperire fondi da destinare al restauro del santuario. Fu un grande happening il giorno che i varallesi, uscendo di casa, s’ imbatterono in undici caprette del Tibet e quattro pecore locali incaricate di occuparsi, gratis, della manutenzione del verde pubblico, cominciando dal parco di Villa Becchi. Lo psicologo di Guantanamo non è da meno. Ha condannato ai «lavori forzati», costringendolo a trasportare mattoni accatastati nel cortile del municipio, un impiegato comunale beccato la mattina a fare la spesa in orario d’ ufficio e ha messo la macchinetta del caffè davanti alla sua scrivania: chi lo vuole deve berlo davanti a lui in tempi predefiniti.

Ecco qui invece le sue provocazioni, spesso razziste e omofobe, fatte nel corso di quest’ultimo anno. (altro…)

Sulla corruzione basta dare i numeri

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Una menzogna ripetuta all’infinito diventa la verità”, teorizzava il gerarca nazista Joseph Goebbels, ministro della propaganda del Terzo Reich. La citazione mi è tornata in mente sentendo per l’ennesima volta un dato poco attendibile: la corruzione in Italia costerebbe sessanta miliardi di euro. Chi segue il tema sa già che questa cifra è una stima forse eccessiva. I rischi – secondo me – sono la banalizzazione del problema, molto più complesso, e la stanca abitudine di noi giornalisti a non verificare bene certe informazioni, accettando le citazioni fatte in maniera scorretta. Per far capire la gravità della corruzione bisognerebbe raccontarla, spiegarla e sviscerarla, non misurarla a spanne.

Ieri a dire che la corruzione costa 60 mld € era la Commissione europea “in un rapporto”. Già il fatto che sia l’esecutivo europeo a dirlo renderebbe il dato attendibile, ma sarebbe ingenuo e superficiale. A leggere il rapporto si vede che il dato è attribuito all’ “Italian Court of Audit“, cioè la Corte dei conti. Ci si potrebbe accontentare pure di questo rimando.

The Italian Court of Audit pointed out that the total direct costs of corruption amount to EUR 60 billion each year (equivalent to approximately 4% of GDP). In 2012 and 2013 the president of the Court of Audit reiterated concerns as to the impact of corruption on the national economy.

Tuttavia a chi segue il tema sarà scattato una sorte di allarme: “Ancora quei 60 miliardi di euro? Né più, né meno? Ancora?“. Sarà dal 2008 che la stima è rimasta quella, invariata, nonostante i terremoti economici e le nuove leggi.  La cifra è già stata citata più volte, spesso nelle relazioni annuali della Corte di conti. Tuttavia bisogna considerare che la corruzione è un fenomeno invisibile, difficile da scoprire e da quantificare. Non esistono statistiche precise: possiamo sapere solo i casi di corruzione denunciati e possiamo a malapena sapere quanti processi vengono fatti, figurarsi se possiamo quantificare i casi sommersi, gli importi e i danni all’economia. E com’è possibile allora che ogni anno si abbia un dato e com’è possibile che quel dato sia sempre uguale?

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