Rimborsopoli, Cota e le spese estere

Pubblicato il 29 novembre 2013 su “Il Fatto quotidiano”

Roberto Cota si faceva rimborsare spese fatte a Torino pure se era a Bruxelles. Si è fatto rimborsare anche dei pasti consumati a Boston dove era andato per un corso di inglese. I dati emergono dalle tabelle con cui il Nucleo tributario della Guardia di finanza ha confrontato gli scontrini e gli impegni del presidente del Piemonte, indagato per peculato.

A Bruxelles c’è una missione il 30 giugno 2011, eppure Cota si è fatto rimborsare lo scontrino da 11 euro di un bar e uno da 11,40 di un ristorante a Torino, due consumazioni da 2,30 al bar di uno stabilimento balneare di Serra Spotorno e un regalo da 235 euro comprato nel negozio “Ghigo”. Interrogato ad aprile su questo acquisto aveva detto: “Sulla mia agenda c’è scritto ‘spesa di rappresentanza’, ma non so dare altro dettaglio”.

Nell’agosto 2011 è a Boston per un corso intensivo di inglese: “Ho pagato tutto io”, ha detto ai pm il 23 gennaio. Non proprio tutto. Si è fatto rimborsare un pranzo per quattro persone da 110 euro e poi una consumazione da 11,60 euro, entrambe il 6 agosto. C’è pure una spesa di 40 euro al negozio di abbigliamento “Vineyard Vines”, poi catalogato nella tabella “Errori di inserimento segreteria” inserita in una delle tre memorie difensive consegnate dall’avvocato Domenico Aiello ai pm.

In questi documenti si spiega che Cota delegava i rendiconti delle spese, che subivano due controlli. Il primo della segretaria Michela Carossa (figlia del capogruppo leghista Mario), che selezionava “in piena autonomia” gli scontrini. Nell’indagine difensiva la segretaria ha spiegato ad Aiello che sono consentite solo le spese “per impegni relativi all’attività politico-istituzionale come, ad esempio, colazioni o cene effettuate nell’ambito della predetta attività”. Il secondo controllo è della contabile del gruppo leghista del consiglio, Renata Manfreda, che escludeva “ricevute e scontrini in cui non era possibile ricostruire la tipologia di acquisto”. Eppure molte ricevute hanno superato questi controlli. Anzi.

Emerge pure un episodio che “può apparire foriero di criticità”, premette Aiello nella memoria. Nel gennaio 2011 Cota ha chiesto alla Carossa di pagare un bollettino da 1.235 euro per sua moglie e la segretaria lo fa usando il contante “proveniente dai rimborsi del mese ricevuti dal gruppo consiliare”: “Il presidente Cota si è totalmente fidato della segretaria, ritenendo legittimamente la questione di scarso interesse”, scrive Aiello. Il governatore se ne è  accorto solo il 25 febbraio scorso: “Il tutto avveniva all’insaputa dell’onorevole Cota, resosi conto di quanto effettivamente avvenuto solo dopo la verifica contabile compiuta in questi giorni”. Per l’avvocato sono “meri errori materiali, di modesta e trascurabile entità” delle collaboratrici. Non c’è stata “alcuna dolosa appropriazione o intento illecito” di Cota, né danno erariale.

Ora Cota è in Giappone e la polemica continua a Torino. Il Pd, Sel e Udc hanno deciso per le dimissioni immediate dei consiglieri con incarichi istituzionali nel Consiglio regionale, spingono per la rapida approvazione del bilancio, della legge regionale e di quella sui fondi strutturali europei e poi si dimetteranno gli altri eletti. Il limite è il 28 febbraio “in modo da consentire lo svolgimento delle elezioni regionali entro la primavera”, afferma il segretario regionale del Pd Gianfranco Morgando e il capogruppo Aldo Reschigna. Il Movimento 5 Stelle inizierà a raccogliere le firme il 7 dicembre e vuole organizzare una manifestazione popolare a gennaio: “Bisogna levare alta una voce per far sì che questo Consiglio degli scandali si dimetta e si vada al più presto alle elezioni, per mandarli tutti a casa”.

Intanto La Repubblica accusa la portavoce di Roberto Maroni, Isabella Votino, di aver speso 974 euro per una notte, 749 euro per un’altra notte e ancora 486 euro e infine 240 euro all’hotel Manzoni di Milano quando lavorava al ministero dell’Interno. Lei smentisce: i 974 euro “sono in realtà il corrispettivo di un soggiorno di ben quattro notti”. E le altre?

Andrea Giambartolomei

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