Rimborsopoli, rissa in consiglio

Pubblicato il 27 novembre 2013 su Il Fatto quotidiano.

Nome omen. All’origine del tafferuglio al Consiglio regionale del Piemonte c’è un consigliere di Fratelli d’Italia che si chiama Botta, Franco Maria Botta. Come altri 42 eletti è indagato dalla Procura di Torino per i rimborsi dei gruppi politici. Dopo la conclusione delle indagini la scorsa settimana la pressione sugli eletti è talmente alta che ieri, alla prima seduta del consiglio, l’assemblea è degenerata in un’azzuffata, con insulti, spintoni, botte. Scene da saloon, viste al massimo al parlamento ucraino, a quello italiano o – pochi giorni fa – al consiglio comunale di Roma, dove il sindaco Ignazio Marino è stato persino colpito da una gomitata sferrata da un altro esponente di Fratelli d’Italia. Raramente però si è vista una scena simile nei palazzi politici piemontesi e difficilmente era immaginabile, considerato il tanto orgogliosamente decantato understatement sabaudo. Ma la politica riesce sempre a mostrare peggio del peggio. E così ieri sono volati schiaffoni.

I politici sono stressati e preoccupati. Lo è pure il governatore leghista Roberto Cota che ieri mattina si è presentato a Palazzo Lascaris, sede del consiglio, sebbene non fosse atteso. Doveva partire per il Giappone, ma ha trovato il tempo di mostrarsi davanti all’assemblea per difendersi dalle accuse che arrivano dagli oppositori o che filtrano dal palazzo di giustizia. “Ho ritenuto importante onorare questa assemblea che in questi giorni è sotto attacco – ha detto per difendere se stesso e gli altri politici -. Da una semplice notifica di chiusura indagini è partita una campagna diffamatoria che non tiene in alcun conto le garanzie minime previste dal nostro ordinamento. In questi giorni abbiamo assistito ad un vero e proprio attacco mediatico all’istituzione regionale e quindi alla democrazia rappresentativa”. Cota vuole “onorare fino a fine legislatura il mandato ricevuto dai piemontesi” e ha respinto le ipotesi di dimissioni, chieste con forza dal Partito democratico.

Poco dopo la pretesa di andare al voto anticipato è stata ribadita dai rappresentanti dei partiti di minoranza, a cominciare dal capogruppo del Pd Aldo Reschigna e dal vicepresidente del consiglio Roberto Placido. Quando è stato il turno dell’ex governatrice Mercedes Bresso però Franco Maria Botta, ex democristiano e ora esponente di Fratelli d’Italia, si è alzato per interromperla. “Radical chic di merda, stattene a Parigi!”, avrebbe detto lui che di “chic” se ne intende: tra i suoi rimborsi (quasi 80mila euro) compaiono spese per 12mila euro in una boutique del centro, duemila euro profumi, duemila euro in fiori e altrettanti per valigie e borse.

La “zarina” ha continuato il suo intervento e lui si è avvicinato allo scranno allontanandole il microfono. Reschigna ha preso le difese di Bresso, è andato incontro al capogruppo di FdI e i due sono quasi arrivati allo scontro fisico: “Sono intervenuto, insieme ai consiglieri segretari dell’ufficio di presidenza Lorenzo Leardi e Tullio Ponso, per calmare gli animi e separare i colleghi”, ha dichiarato Placido. Alla fine però Botta si è attaccato a quest’ultimo ed entrambi sono caduti a terra. Il presidente del Consiglio Valerio Cattaneo ha sospeso l’assemblea.

Dopo il marasma la seduta è ripresa, ma l’aula è rimasta spaccata. Bresso ha rinunciato al suo intervento e ha annunciato che non prenderà più la parola: “Aspetterò di vedere questo consiglio andare a casa”. I consiglieri della maggioranza, come Giampiero Leo (Nuovo Centrodestra) e Luca Pedrale (Forza Italia), hanno difeso Cota e compagni sostenendo una teoria che sta a metà tra il complottismo e il “così fan tutti”: è in corso un “attacco dei poteri forti” (parole di Leo) alle regioni, motivo per cui in Italia sono quasi trecento i consiglieri indagati. “La tensione è alta – ha commentato il presidente Cattaneo –, certi fatti sarebbe meglio non si verificassero, meno male si tratta di incidenti”. Si tratta però di incidenti che rovinano l’immagine di un’istituzione che Cota, col suo gesto, voleva onorare. Operazione fallita.

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