Ciccia si pente e racconta la ’ndrangheta

Pubblicato su “La Sentinella del Canavese” il 14 ottobre 2013

Un uomo serio, meritevole, a disposizione della criminalità organizzata. «Dobbiamo dargli la “Santa” a Nico Ciccia – dice il boss della ‘ndrangheta a Cuorgné Bruno Iaria del suo sottoposto, che deve salire di grado – è un ragazzo che la merita, Ciccia Nico è un ragazzo disponibile, lui è un ragazzo che ce l’ha nel sangue».

Il boss descriveva così, nell’aprile del 2008, Nicodemo Ciccia, nato a Mammola, in provincia di Reggio Calabria, il 12 ottobre del 1971, ma residente da anni a Favria, dove faceva parte della ’ndrangheta, componente della locale di Cuorgné affiliato nel carcere di Saluzzo nel 2005. A 5 anni da quell’intercettazione captata sulla Golf di Iaria Ciccia è cambiato. Ha deciso di pentirsi e di lasciare la sua vita da criminale dopo aver patteggiato la condanna a un anno e undici mesi nel processo Minotauro (era uno degli arrestati all’alba dell’8 giugno 2011) e dopo essere stato arrestato ancora una volta il 6 settembre scorso per un’estorsione a un imprenditore canavesano a cui Ciccia e due complici avevano chiesto 200mila euro. Una volta in carcere, ancora una volta chiuso in cella, ha riflettuto e ha deciso di collaborare con la giustizia.

Ha cominciato a parlare con i procuratori della Direzione distrettuale antimafia, i pm Monica Abbatecola, Giuseppe Riccaboni e Roberto Sparagna che domani, quando ricomincerà il processo Minotauro nell’aula bunker del carcere Vallette, chiederanno ai giudici di poter utilizzare le informazioni fornite dal nuovo pentito. Questa informazioni riguardano la ‘ndrangheta e i suoi crimini nel Canavese, i suoi compari della locale di Cuorgné e degli altri mafiosi dell’area, fatti appresi di prima persona o dalle spiegazioni che gli forniva il suo boss. Quasi niente di nuovo, se non un’ulteriore conferma di quanto è già emerso nell’indagine e durante il processo. Ma nelle sue dichiarazioni ci sarebbero anche informazioni più approfondite dei rapporti tra gli Iaria e Nevio Coral, l’ex sindaco di Leinì. Ciccia avrebbe spiegato ai pm che Giovanni Iaria, per anni politico socialista e zio del boss di Cuorgné, «diceva che era stato lui a far crescere Coral politicamente».

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