Mese: ottobre 2013

Due hacker etici spiegano l’attacco di Anonymous

Pubblicato su “La Repubblica”, edizione di Torino di sabato 26 ottobre 2013

Cosa è successo al Csi? A VoidSec e Kalup, due hacker etici, basta poco per fare delle ipotesi sull’ “Operation Payback ITA” di Anonymous ai siti del Csi. Dietro questi “nickname” ci sono due giovani di Grugliasco, Paolo Stagno, 20enne studente di sicurezza informatica al Politecnico di Milano, e Luca Poletti, 24enne studente di ingegneria matematica al Politecnico di Torino. Negli ultimi tempi hanno trovato delle falle nei sistemi di alcune grosse multinazionali e oggi alle 16 al LinuxDay che si terrà al Poli, terranno un incontro sulla sicurezza informatica.

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Affitti del mercato non pagati, il Tar obbliga a versare i soldi

Versione integrale dell’articolo pubblicato su “La Repubblica”, edizione di Torino, il 26 ottobre 2013

Giovedì pomeriggio i magistrati del Tar Piemonte hanno fermato la decisione del Comune di Torino nei confronti della cooperativa che gestisce il mercato coperto di corso Racconigi: i negozianti non dovranno lasciare gli spazi concessi a patto che saldino il debito entro la fine del 2013. Nel 2011 i funzionari comunali avevano scoperto che non erano stati pagati gli affitti. I commercianti offrirono 50mila euro annui per rientrare, ma per l’amministrazione l’offerta non era adeguato e così lo scorso 10 maggio ha stabilito la fine della concessione del mercato coperto, ha ordinato alla cooperativa di liberare i locali in 60 giorni e ha deciso di incassare la cauzione di circa 50mila euro. Nel frattempo il Comune ha intimato i pagamenti di 95mila e 625mila euro circa per il periodo tra il 1° giugno 2011 e il 1° dicembre 2012. Secondo il Tar la morosità è «comprovata e grave», però il periodo dato per lasciare gli spazi «potrebbe non consentire l’ordinato rilascio dell’immobile da parte della cooperativa ricorrente e potrebbe altresì compromettere l’andamento delle attività commerciali». Quindi, considerando che «i difensori delle parti hanno dato atto delle pendenza di trattative per il pagamento dei canoni non versati», i giudici hanno deciso di lasciare i locali a patto che i debiti vengano saldati entro il 31 dicembre.

Minotauro, per i legali il boss è un “fantasista”

Pubblicato su “La Sentinella del Canavese” il 25 ottobre 2013

Le intercettazioni dell’indagine Minotauro non dimostrerebbero l’esistenza di reati commessi da Bruno Iaria, un “fantasista” condannato in primo grado a 13 anni e 6 mesi perché ritenuto il capo della locale della ’ndrangheta a Cuorgné. A sostenerlo sono i suoi avvocati difensori, Ferdinando Terrando e Claudio D’Alessandro, che mercoledì mattina sono intervenuti nel processo di secondo grado davanti ai giudici della quarta sezione chiedendone l’assoluzione.

Bruno Iaria, il 2 ottobre 2012 venne condannato dal giudice per le udienze Cristiano Trevisan. L’altro ieri, i due legali hanno tentato di convincere i giudici dell’innocenza del loro cliente parlando di “fatti insussistenti”. «Questi grossi reati non ci sono mai stati – spiega l’avvocato Terrando -. Iaria e altri si sarebbero incontrati per organizzare rapine che non sono state commesse. Inoltre, abbiamo ribattuto sull’inesistenza dell’associazione a delinquere di stampo mafioso».

Insomma, la ’ndrangheta, almeno a Cuorgnè, non esisterebbe. «Si attribuivano gradi che secondo me erano di fantasia – sostiene D’Alessandro -. Era un gioco conviviale più che una vera gerarchia». L’avvocato di Ivrea aggiunge che “le intercettazioni telefoniche non sono sufficienti per affibbiare a Bruno Iaria il ruolo di capo della locale, e in nessun caso con le intercettazioni è stato possibile trovare la prova di qualche reato”.

«Iaria era un gran fantasista – osserva il legale – . A un cugino più piccolo dice: “Noi la pizza non la paghiamo, scappiamo, ce ne andiamo in montagna, prendiamo un cavallo”». Eppure, per gli investigatori quelle frasi sarebbero la dimostrazione incontrovertibile delle estorsioni commesse ai danni della pizzeria Royal di Cuorgné.

Sanitopoli in Piemonte, parla l’ex assessore

Pubblicato su “La Sentinella del Canavese” del 25 ottobre 2013

CHIVASSO. Era il loro giorno. L’ex assessore regionale alla Sanità Caterina Ferrero e l’ex commissario dell’Asl To4 Renzo Secreto si sono presentati davanti ai giudici della terza sezione penale di Torino per essere interrogati dai pm Stefano Demontis e Paolo Toso e dagli avvocati nel processo Sanitopoli. È stata la Ferrero la prima a parlare dalle 9.30 di ieri seduta accanto al suo avvocato Roberto Macchia.

Ha chiarito i rapporti col braccio destro Piero Gambarino, altro imputato: «Ha cominciato a lavorare con me sin da subito». Lui aveva gli agganci e l’esperienza che servivano alla Ferrero nei primi anni di politica. Ha spiegato le difficoltà a lavorare «La Lega aveva digerito malissimo il fatto che l’assessorato alla Sanità fosse stato dato a un esponente del Pdl – ha detto al pm Toso -. Poi c’erano anche problemi nel gruppo del Pdl, non è che erano tutti amici». Si è parlato pure dell’apertura del laboratorio di emodinamica a Chivasso. «L’Asl mi ha presentato l’esigenza di aprire questo servizio dicendo che c’erano i macchinari e si poteva usare il personale. Per me era massimizzare ciò che si ha per dare un servizio». Fu però sorpresa di scoprire il coinvolgimento di Villa Maria Pia Hospital, ma la chiusura però non si poteva fare subito perché non infierire sulle elezioni a Chivasso del 2011, ha spiegato. (altro…)

Niente lezione di giornalismo da Proto

Tornato in libertà il finanziere Alessandro Proto s’è iscritto su Twitter (l’account era @_Proto_, ma ora non esiste più) togliendosi qualche sassolino dalle scarpe, soprattutto nei confronti dei giornalisti. Annunciava che al processo nei suoi confronti avrebbe chiamato molti giornalisti finanziari ed economici, quelli che prima hanno tessuto le sue lodi credendo alle sue notizie e poi gli hanno girato le spalle. Avrebbe voluto che emergesse nel processo il funzionamento dell’informazione economico-finanziaria in Italia, quello che si sarebbe reso corresponsabile dei suoi reati: manipolazione del mercato su titoli Rcs e Tod’s, ostacolo all’autoritò di vigilanza e truffa.

Su liberoquotidiano.it si leggeva:

“Voglio chiamare come testimoni tanti giornalisti. Dovranno spiegare perché scrivevano determinate cose, spesso anche lusinghiere su di me, senza verificare le notizie. Il gip di Milano aveva rigettato la richiesta di patteggiamento avanzata dalla sua difesa: “Meglio così, avrò qualche sassolino dalle scarpe da togliermi

Nulla da fare. Non dovremo andare al tribunale di Milano per una lezione sullo stato del giornalismo economico-finanziario in Italia. Niente sassolini dalle scarpe. Oggi su ItaliaOggi leggo che ha patteggiato perché non voleva esporsi troppo mediaticamente

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Minotauro, la sentenza il 22 novembre

Da “La Sentinella del Canavese” del 18 ottobre 2013

Il nuovo pentito della ’ndrangheta a Torino, Nicodemo Ciccia, non sarà interrogato nel processo Minotauro che potrà andare così verso la fine. La sentenza è prevista il 22 novembre prossimo, data dell’ultima udienza nella quale i procuratori della direzione distrettuale antimafia potrebbero fare alcune repliche alle arringhe difensive prima della decisione.

La scelta di non ascoltare il collaboratore di giustizia è stata presa ieri mattina, giovedì, dai giudici della quinta sezione penale, presieduta da Paola Trovati. Secondo i magistrati, che hanno potuto leggere alcuni verbali delle dichiarazioni rese da Ciccia ai pubblici ministeri nelle ultime settimane, non sarebbe stato “necessario interrogarlo in questa fase”.

Martedì, nell’aula bunker, il pm Monica Abbatecola aveva sostenuto, invece, che Ciccia avrebbe fornito “dichiarazioni rilevanti e pertinenti al processo” per cui sarebbe stato “assolutamente necessario” ascoltarlo”. Per la corte, le informazioni date dal pentito non avrebbero cambiato la situazione emersa nel procedimento e non avrebbero aggiunto elementi nuovi. Sarebbero solo conferme di quanto si sa già, fatti da lui appresi durante la sua “parentesi delinquenziale nella ’ndrangheta, dalle chiacchierate col suo capo, Bruno Iaria, boss di Cuorgné, o, forse, addirittura dagli atti del processo”.

Una decisione simile era stata presa mercoledì mattina dai giudici della Corte d’appello, dove si sta svolgendo il processo di secondo grado contro gli ’ndranghetisti che hanno scelto il rito abbreviato.

Ciccia, ‘ndranghetista della cosca di Cuorgné con la dote di “vangelo” (una carica alta all’interno dell’organizzazione criminale), nonché interlocutore previlegiato del boss Iaria, il 23 maggio 2012 ha patteggiato una condanna per associazione a delinquere di stampo mafioso a un anno e undici mesi, ma la sua “conversione” è arrivata tardi, solo dopo l’ultimo arresto di cui è stato protagonista, il 6 settembre scorso, per la tentata estorsione ai danni di un imprenditore canavesano. Una volta in cella l’uomo ha chiesto di poter parlare con i magistrati della direzione distrettule antimafia, ai quali ha espresso il suo desiderio di collaborare con la giustizia perché “stanco dei problemi della vita criminale e preoccupato per il futuro dei suoi figli”. Il processo procede verso la sua stretta finale, dunque, e tutta l’attesa, ora, è per il verdetto. Qualunque sia, una pagina vergognosa è già stata scritta.

La lista “Bunga bunga” per il ricorso

Pubblicato su “La Sentinella del Canavese” del 16 ottobre 2013

Non cambia il consiglio comunale di Borgomasino. Giovedì i giudici del Tar hanno deciso che non è ammissibile il ricorso di Marco Di Nunzio, candidato sindaco della lista “Movimento Bunga Bunga – Forza Juve”. Per il politico è stato un ultimo tentativo di entrare nell’amministrazione cittadina per il rotto della cuffia. L’uomo, segretario nazionale di questo movimento politico ed ex segretario regionale di Fiamma Tricolore in Valle d’Aosta, aveva chiesto di annullare l’elezione di due consiglieri di minoranza della lista “Partito liberale per Borgomasino”, proclamata il 27 maggio scorso, facendo subentrare lui e la sua compagna. Di Nunzio aveva contestato la validità di dieci schede: «Si evince tramite macchie di inchiostro e diverse croci sovrapposte nel segno di preferenza come se l’elettore voleva farsi riconoscere», si legge nel ricorso amministrativo. Inoltre aveva sollevato ancora una volta la regolarità dell’autenticazione delle firme poste sui moduli per partecipare alle elezioni del 25 e del 26 maggio scorso. Lo aveva già fatto con un ricorso specifico col quale aveva chiesto ai magistrati di escludere gli altri partiti dalle elezioni, ma già allora i giudici gli avevano dato torto. Secondo il candidato perdente c’è stata una disparità nel trattamento. Alcune schede a favore del suo movimento sono state annullate e questo secondo lui è dovuto a un fatto: «Nel seggio vi era un via vai di gente di sinistra, tra cui gli scrutatori, anche non autorizzata (possono confermarlo i carabinieri li presenti)», si legge nel ricorso.