Parabola di una generazione

Quanti coetanei si ritrovano in quello che scrive Vincenzo Latronico sul Corriere della Sera?

credo che la ragione principale sia legata a ciò che l’economista Charles Tiebout chiamava «votare coi piedi»: esprimere la propria opinione circa un sistema politico limitandosi ad abbandonarlo, in favore di uno ritenuto migliore. In fondo, oggi il mio voto l’ho espresso così. È in parte una mossa vigliacca e rinunciataria, e forse è anche per questo che, dopo un po’ che si è via, si comincia a faticare a seguire l’attualità politica italiana: c’entra la rabbia che questa suscita in chiunque vi partecipi, ma anche la vergogna di chi sente, col sollievo dell’egoista, il peso di essersene lavato le mani. A Berlino c’è il sussidio, e il «bonus-bebé» è uno stipendio di un anno, e gli affitti seppur in crescita sono calmierati; in Italia, almeno visto da qui, c’è quel cruciverba indecifrabile costellato di affetti e frustrazioni, di speranze e di strade sbarrate, che è l’Italia. Ha fatto meno venti il primo inverno che sono stato qui, e Christina guardando il mezzo metro di neve in terrazza pensava a casa sua a Baden-Baden, quattro paralleli più a sud. Era appena stata a Firenze, e non capiva come fosse possibile che un italiano volesse davvero vivere in un posto così. Me lo chiedevano in molti, all’inizio. Ora non lo chiedono più.

Tiebout, statunitense, sosteneva che

i cittadini scelgono in quale comunità risiedere ogniqualvolta si trovino di fronte a collettività in cui vengono offerti beni e servizi pubblici differenti o di diverso livello. I singoli esprimono così le loro preferenze spostandosi (voting with their feet, «votando con i loro piedi»). (Fonte Treccani)

Interessante notare che nessuno ha tradotto la pagina di Tiebout su Wikipedia Italia.

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