Mese: settembre 2013

Parabola di una generazione

Quanti coetanei si ritrovano in quello che scrive Vincenzo Latronico sul Corriere della Sera?

credo che la ragione principale sia legata a ciò che l’economista Charles Tiebout chiamava «votare coi piedi»: esprimere la propria opinione circa un sistema politico limitandosi ad abbandonarlo, in favore di uno ritenuto migliore. In fondo, oggi il mio voto l’ho espresso così. È in parte una mossa vigliacca e rinunciataria, e forse è anche per questo che, dopo un po’ che si è via, si comincia a faticare a seguire l’attualità politica italiana: c’entra la rabbia che questa suscita in chiunque vi partecipi, ma anche la vergogna di chi sente, col sollievo dell’egoista, il peso di essersene lavato le mani. A Berlino c’è il sussidio, e il «bonus-bebé» è uno stipendio di un anno, e gli affitti seppur in crescita sono calmierati; in Italia, almeno visto da qui, c’è quel cruciverba indecifrabile costellato di affetti e frustrazioni, di speranze e di strade sbarrate, che è l’Italia. Ha fatto meno venti il primo inverno che sono stato qui, e Christina guardando il mezzo metro di neve in terrazza pensava a casa sua a Baden-Baden, quattro paralleli più a sud. Era appena stata a Firenze, e non capiva come fosse possibile che un italiano volesse davvero vivere in un posto così. Me lo chiedevano in molti, all’inizio. Ora non lo chiedono più.

Tiebout, statunitense, sosteneva che

i cittadini scelgono in quale comunità risiedere ogniqualvolta si trovino di fronte a collettività in cui vengono offerti beni e servizi pubblici differenti o di diverso livello. I singoli esprimono così le loro preferenze spostandosi (voting with their feet, «votando con i loro piedi»). (Fonte Treccani)

Interessante notare che nessuno ha tradotto la pagina di Tiebout su Wikipedia Italia.

Giannino, Eternit, Thyssen e il nocciolo della questione

In un’intervista all’agenzia di stampa parlamentare Public Policy Oscar Giannino torna a parlare dei problemi legati al mondo dell’industria e alla giustizia. Ancora una volta torna a commentare le sentenze ThyssenKrupp ed Eternit

D. E QUALI SONO I RISCHI CONCRETI, PER IL SISTEMA INDUSTRIALE, E PIÙ IN GENERALE PER IL MONDO PRODUTTIVO?
R.
Di fronte a normative di questo tipo, in produzioni sensibili, i gruppi internazionali cancellano l’Italia dalla carta geografica.

La cancellano per quello che sta succedendo all’Ilva, per sentenze come quelle della Thyssen, per le pene irrogate nel processo Eternit. Tutte vicende dolorosissime, senza dubbio, dal punto di vista dei danni alla popolazione e alla sicurezza. Ma il cui effetto diventa impossibilità della politica di sfidare la demagogia imperante. Il risultato è che siamo l’unico Paese al mondo in cui succedono queste cose.

Le domande che Giannino dovrebbe porsi sono altre: perché queste tragedie, come quella dell’Ilva, sono accadute in Italia? Sono state provocate dalla “demagogia imperante” o dalla magistratura? Sono state provocate dalla mancanza di attenzione alla salute e all’ambiente, provocata dall’assenza di politici sveglie e sfruttata prontamente dagli imprenditori? L’Italia deve avere le condizioni lavorative del Bangladesh per attrarre investimenti esteri?

No Tav, M5S a Caselli: “Appalti a rischio, in Francia non c’è antimafia”

Pubblicato su ilfattoquotidiano.it il 17 settembre 2013

Quattro parlamentari del Movimento 5 Stelle hanno incontrato il procuratore capo di Torino Gian Carlo Caselli per esprimere le perplessità sulle infiltrazioni mafiose nel Tav Torino-Lione. I rappresentanti “istituzionali” delle istanze contrarie all’alta velocità hanno incontrato il magistrato (spesso criticato dal movimento No Tav) in compagnia del procuratore aggiunto Sandro Ausiello, capo della Direzione distrettuale antimafia, e del collega Andrea Beconi, capo del pool “Pubblica amministrazione”. “Abbiamo chiesto di incontrare il dottor Caselli perché è notoriamente ritenuto uno dei simboli della lotta alla mafia in Italia e proprio per questo abbiamo espresso il desiderio che si associ alla nostra battaglia di civiltà e di legalità”, fanno sapere i senatori Marco Scibona e Alberto Airola insieme ai deputati Laura Castelli e Ivan Della Valle.

A preoccupare di più gli onorevoli è la ratifica dell’accordo italo-francese siglato a Roma il 30 gennaio 2012. In base a questo patto gli appalti e i subappalti del cantiere transfrontaliero saranno aggiudicati secondo la legge francese che – sottolineano – è “priva di normativa antimafia”. Senza correzioni al testo le imprese in mano alla criminalità potrebbero partecipare agli appalti incassando denaro pubblico: “Verrebbe così vanificato l’impegno di tanti servitori dello Stato che hanno lottato per debellare la mafia dagli appalti pubblici che da sempre sono la sua linfa vitale – si legge nella nota del Movimento 5 Stelle -.
Il sacrificio di Falcone e Borsellino, ovvero di coloro che più di altri avevano individuato nel fiume di soldi pubblici generato dalle grandi opere il vero business della mafia (e la Torino Lione oltre che la più inutile e devastante, è la più onerosa opera pubblica mai progettata in Italia) sarebbe vano”.

Per i No Tav il pericolo di infiltrazioni è reale. Nei mesi scorsi la Pato Perforazioni di Rovigo, che aveva ottenuto un subappalto da Venaus Società Consortile, era stata fermata perché oggetto di un’informativa antimafia: l’amministratore Gaetano Rosini e il socio Valerio Rosini erano stati denunciati per frode fiscale in concorso con Antonio Basile, pregiudicato campano, ritenuto un fiancheggiatore dei Casalesi. L’atto impediva alla Pato di continuare a lavorare nel cantiere, ma a luglio il Tar di Salerno ha annullato la decisione del prefetto di Rovigo ridando alla ditta la possibilità di lavorare nei cantieri pubblici. In passato invece la Italcoge, azienda di Susa impegnata nel cantiere Tav e oggetto di attentati nei giorni scorsi, aveva assunto Bruno Iaria, boss della locale di ‘ndrangheta a Cuorgné, dopo un periodo in carcere mentre in associazione con lei operava la Foglia Costruzioni, intestata a un prestanome di Giovanni Iaria, zio del boss, condannato in abbreviato nel processo “Minotauro”.

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Festa low cost del Movimento 5 Stelle

Pubblicato su La Repubblica, edizione di Torino del 16 settembre 2013

Nonostante il maltempo abbia costretto a finire in anticipo, nel Movimento 5 Stelle c’è soddisfazione per come è andata la prima MoViFest di Torino. Partecipazione alta, circa cento volontari e un senatore, Alberto Airola, che aiuta a smontare il palco la domenica sera. Infine costi ridotti a pochissime migliaia di euro. «Le spese sono ancora da consuntivare – dice Chiara Appendino, consigliere comunale -, ma ci aggiriamo intorno ai 2.500 euro usati soprattutto per il palco, le attrezzature, qualche manifesto e 11mila volantini». La riduzione dei costi della politica è stata applicata anche qui sfruttando quanto era a disposizione: i gazebi del M5S sono stati utilizzati per mostrare ai visitatori i lavori dei gruppi tematici (su sanità, istruzione, lavoro, trasporti, ambiente, diritti e altro), mentre le sedie dell’area dibattiti sono state prese in prestito dalla Circoscrizione 7 «come permette il regolamento», specifica il consigliere di zona Fabio Versaci. Il resto è stato fatto dai tanti volontari e dagli artisti che hanno messo a disposizione le loro competenze. «Di certo – continua Appendino – siamo già rientrati nelle spese grazie alle donazioni dei simpatizzanti e alla vendita dei biglietti della lotteria», i cui premi erano libri, un ebook Kindle, un cesto di prodotti alimentari a chilometro zero, una bicicletta e una certificazione ambientale fatta da Antonino Iaria, consigliere della Circoscrizione 5 e architetto che offre questo servizio. Nonostante l’attenzione particolare all’impatto ecologico, con la raccolta differenziata e quattro pannelli fotovoltaici a fornire l’energia necessaria, c’è il rammarico di non aver pensato prima ai rifiuti prodotti dai camioncini che vendevano cibo. «L’anno prossimo risolveremo il problema», affermano.

Il Tar blocca la caccia in Piemonte

Scritto per la Repubblica, edizione di Torino del 14 settembre 2013

L’inizio della stagione di caccia è rimandato. Per il secondo anno di seguito i giudici del Tar hanno sospeso la validità dei calendari approvati dalla giunta regionale nella scorsa primavera e hanno accolto così le critiche di due associazioni ambientaliste, la Lega per l’abolizione della caccia (Lac) e Pro Natura. La stagione venatoria avrebbe dovuto iniziare tra domenica 29 settembre e mercoledì 2 ottobre, ma ora le doppiette potrebbero rimanere nelle loro custodie ancora per un po’ di tempo se la Regione non realizzerà un nuovo calendario a norma.

Sono tre le infrazioni che hanno spinto i magistrati ad accogliere la richiesta degli ambientalisti e si tratta delle stesse irregolarità dello scorso anno: mancano ancora un piano faunistico venatorio regionale e una valutazione dell’incidenza della caccia sull’ambiente e inoltre non sono state ascoltate le critiche l’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale (Ispra) in merito alla tutela delle tante specie di uccelli migratori. «Senza un piano faunistico regionale e una legge regionale è difficile stabilire un calendario venatorio – spiega l’avvocato Andrea Fenoglio che insieme alla collega Mia Callegari ha assistito la Lac e Pro Natura -. Negli anni precedenti, prima che fosse abrogata la legge regionale, c’era una legge che disciplinava la caccia. Ora non c’è nulla».

È soddisfatto il presidente della Lac Piemonte Roberto Piana: «Consiglio ai cacciatori di andare in Regione, consegnare il tesserino da cacciatori e prendere quello per raccogliere i funghi. I fucili possono rimanere appesi», ironizza. Ricollega il caos normativo all’assenza di una legge regionale (cancellata nel 2012 per evitare il referendum abrogativo), ma anche all’incapacità politica: «Questa maggioranza schierata con il mondo venatorio continua a violare le regole – aggiunge -. Molte loro decisioni sulla caccia non rispettano le tutele ambientali. Sacchetto dovrebbe dimettersi e si dovrebbe nominare un assessore che ascolti anche noi ambientalisti». Come l’anno scorso la giunta potrebbe preparare un nuovo calendario correggendo le infrazioni. «In questo caso noi faremo un nuovo ricorso con procedure d’urgenza», conclude Piana.

Su lavoro e precariato, contro la Carrozza

«Non voglio più che gli studenti italiani arrivino a 25 anni senza aver mai lavorato un solo giorno nella loro vita»

Lo dice il ministro dell’Istruzione Maria Chiara Carrozza. Una buona occasione sì per inserire nel mondo del lavoro, ma anche una possibilità in più per le aziende di avere lavoratori a gratis, grazie agli stage.

Inoltre a me, e penso a tanti, farebbe piacere che dopo i 25 anni – al termine di un percorso di studi – si possa trovare un lavoro con certezza, magari anche sicuro. Non vogliamo più precariato.

Erri De Luca: “Il Tav Torino-Lione va sabotato”. Ltf denuncerà lo scrittore

Pubblicato su ilfattoquotidiano.it il 5 settembre 2013

Dalle parole alle denunce. La Lyon-Turin ferroviaire (Ltf), la società che deve realizzare la tratta comune della linea ad alta velocità Torino-Lione, ha deciso di denunciare lo scrittore Erri De Luca . Per questo, nei prossimi giorni potrebbe presentare un esposto. “Questa denuncia non mi fa certo cambiare idea, sempre che arrivi, perché al momento io non ho ricevuto nulla”, ha risposto l’autore napoletano annunciando la sua presenza a una manifestazione in Val di Susa il prossimo 5 ottobre.

In un’intervista pubblicata domenica dall’Huffington Post De Luca, con un passato nel servizio d’ordine di Lotta Continua e convinto sostenitore del movimento No Tav, aveva dichiarato che “la Tav va sabotata” e che le cesoie (trovate insieme ad altro materiale nell’auto di due militanti arrestati lo scorso 30 agosto) “sono utili a tagliare le reti”: “Hanno fallito i tavoli del governo, hanno fallito le mediazioni: il sabotaggio è l’unica alternativa”. A lui si è aggiunto anche il sindacalista Giorgio Cremaschi: “In Val di Susa gli atti contro gli impianti della Tav fanno parte di una lotta civile e democratica profondamente giusta e come tali vanno compresi e giustificati”.

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