Boss della ‘ndrangheta minaccia poliziotto: “Sbirro infame”

Schermata 07-2456496 alle 23.03.00Da torino.repubblica.it, del 14 luglio 2013

«Tu mi devi portare la macchina. Tu sei uno sbirro infame». È così che un boss della ‘ndrangheta intimoriva un poliziotto di Porta Susa. A parlare è Domenico Pio, classe 1946, condannato a 16 anni per associazione a delinquere di stampo mafioso, usura e intestazione fittizia di beni nel processo “Infinito” contro la ‘ndrangheta in Lombardia e ora sottoposto a tre anni di libertà vigilata. La vicenda, avvenuta cinque anni fa, emerge dalle motivazioni della sentenza pubblicate da poco e sebbene non sia stata trattata nel processo milanese per i giudici «merita comunque di essere ricostruita perché denota lo spessore criminale dell’imputato». Ma soprattutto mostra come le intimidazioni mafiose non si fermano nemmeno davanti alla polizia. Pio si mette in contatto con l’agente Michele a Torino perché un uomo vuole riavere un’auto sequestrata e chiede l’intervento dello “zio”. Il 4 ottobre 2008 Pio alza la cornetta. «Apostrofa il poliziotto dandogli del tu e invitandolo a presentarsi a lui “non quale sbirro”, come ha fatto il suo amico, ma da uomo che “porta a termine gli impegni che si è assunto”», riassumono i giudici. Pio vuole incontrare l’agente. Dopo dieci giorni richiama, il poliziotto nega l’incontro e lo “zio” reagisce: «Mi devi portare la macchina, capisti? Tu mi devi portare la macchina. Pezzo di merda, sbirro di merda, tu sei uno sbirro infame». Dopo alcune ore telefona ancora, chiede perché si nasconda: «Tanto ti trovo lo stesso». Se Pio non avesse trovato l’auto sarebbe andato a cercare il poliziotto a casa sua. È per questo che subito dopo fa una chiamata a Demetrio Tripodi (forse lo stesso indagato nel processo Minotauro) e chiede: «A Nichelino c’è qualche capo mastro con il quale possiamo parlare?». Per i giudici Pio «ha in mente un’azione punitiva» e seguendo le regole della ‘ndrangheta verifica «se quel territorio è sottoposto al controllo di qualche locale, il cui capo deve essere interpellato». Di come si sia conclusa la vicenda tra il malavitoso e il poliziotto non si nulla.

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