Scontri No Tav, carabiniere indagato

Da “La Repubblica”, edizione di Torino dell’11 luglio 2013

Due militanti No Tav imputati al processo per gli scontri a Chiomonte del 3 luglio 2011 hanno subito ferite durante i loro arresti, ma la denuncia potrebbe essere archiviata. Soltanto un carabiniere è stato stralciato e iscritto nel registro degli indagati. Lo sostengono gli avvocati Claudio Novaro ed Ettore Grenci (questidel foro di Bologna) che assistono i due No Tav e che si sono opposti alla richiesta di archiviazione firmata dai pm Giuseppe Ferrando, Manuela Pedrotta e Nicoletta Quaglino. «Ci sono dei fatti pacifici e degli elementi di prova afferma Novaro -. Vorremmo che ci si confrontasse nel contraddittorio».

A supportare le loro ragioni i legali portano un video che riprende i momenti del fermo, le fotografie acquisite negli atti del processo per gli scontri e una perizia medica di parte. Il 3 luglio 2011 Roberto Nadalini e Salvatore Soru, anarchici della provincia di Modena, arrivati in Val di Susa per manifestare contro il progetto della linea ferroviaria Torino-Lione, erano stati arrestati per gli scontri di Chiomonte, motivo per cui ora sono imputati nel processo con l’accusa di lesioni e di resistenza a pubblico ufficiale. Dalle immagini mostrate dai loro difensori si vede che i due No Tav si erano opposti all’arresto e sono stati trascinati e portati da alcuni agenti di polizia oltre le reti della zona archeologica: qui i due anarchici vengono colpiti con calci e con bastoni. Il primo, secondo il referto medico, ha rimediato un trauma e delle contusioni diffuse guaribili in dieci giorni, mentre l’ altro ferite lacero-contuse, abrasionie la frattura scomposta di un avambraccio, guaribili in quaranta. «La consulenza di parte accerta che le lesioni sono provocate da colpi dati con dei corpi tondeggiantie dal trascinamento, non dalle cadute accidentali», afferma Novaro. Grazie alle immagini mostrate ad alcuni agenti interrogati nel corso delle indagini si è risalito all’ identità di alcuni agenti responsabili delle lesioni e a quella del carabiniere dei “Cacciatori di Sardegna”, in tuta mimetica, identificato per via di un tatuaggio sul braccio.

Secondo i difensori dei No Tav si potrebbe contestare agli operantii reati di lesioni, abuso d’autorità su arrestati, concorso nella commissione del reato (“non impedire un evento equivale a cagionarlo”) e l’omissione di denuncia. Tuttavia la procura ha chiesto di archiviare le accuse perché la violenza sarebbe stata «repentina, imprevedibile e impossibile da impedire» e perché nella concitazione del momento gli agenti delle forze dell’ordine potrebbero non essersi accorti della gravità. L’ultima parola sulla complessa vicenda spetta al giudice per le indagini preliminari Federica Bompieri che il 18 luglio ascolterà le parti e poi dovrà decidere se archiviare l inchiesta o mandare a processo gli agenti.

Qui l’articolo uscito su ilfattoquotidiano.it.

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