Politica e ‘ndrangheta, la lista nera di Caselli

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Pubblicato su “La Repubblica”, edizione di Torino del 27 giugno 2013

Un duro attacco alle connivenze tra politici e ‘ndranghetisti, soprattutto alla superficialità e all’opportunismo dei primi. Lo ha fatto il procuratore capo di Torino Gian Carlo Caselli, che è intervenuto ieri mattina nell’ aula bunker delle Vallette per il processo “Minotauro” proprio nel trentesimo anniversario dall’ uccisione del giudice Bruno Caccia: «È stato proprio a Torino che il 26 giugno di trent’anni fa la ‘ndrangheta uccideva il procuratore capo Bruno Caccia», ha ricordato nella sua requisitoria.

Da più di trenta anni l’organizzazione esiste pure qui, eppure, ha constatato, ben poco è stato fatto per fermarla. Lo ha detto indicando il disinteresse, la superficialità e l’ignoranza degli amministratori e «una sorta di distacco aristocratico della gente del Nord con una venatura di razzismo». È così che «le porte d’ingresso della ‘ndrangheta sono state spalancate e se ne è favorito l’insediamento». Con la “forza relazionale” che differenzia i mafiosi dai semplici “gangster” e grazie alla “zona grigia” fatta da professionisti «fiancheggiatori più o meno consapevoli del profilo criminale dei loro interlocutori» la ‘ndrangheta si è radicata ed è diventata «la mafia più potente al nord». Il tutto è emerso dagli atti e dal dibattimento: «Nel processo Minotauro è evidente che l’organizzazione mafiosa ha cercato di infiltrare la politica e le istituzioni. Ci sono tante persone che traggono vantaggio e non hanno nessun interesse a denunciare. Politicie amministratori la cui colpa è l’opportunismo, colpa grave ma non penalmente sanzionata».

Li ha nominati quei politici. Ci sono quelli che hanno cercato e incontrato Salvatore “Giorgio” Demasi, boss di Rivoli in grado di fornire un buon supporto elettorale: c’ è l’ex deputato Idv Gaetano Porcino e il figlio Giovanni che è stato consigliere comunale, l’ex deputato Pd Mimmo Lucà e infine il sindaco di Cirié ed ex presidente della Gtt Francesco Brizio Falletti. Ci sono poi gli incontri nel bar Italia del boss Giuseppe Catalano: quello dell’ assessore regionale Pdl Claudia Porchietto candidata alla presidenza della Provincia nel 2009, e quello di Fabrizio Bertot, ex sindaco di Rivarolo e ora eurodeputato. Seguono alcune intercettazioni sul sindaco di Castellamonte Paolo Mascheroni. Ma non è tutto: «Da qualche tempo le mafie hanno ritenuto più conveniente inserire loro uomini direttamente negli organismi politici e amministrativi», ha aggiunto facendo alcuni esempi: il “precursore” Giovanni Iaria, esponente del Psi condannato in abbreviato; gli indagati di Chivasso schierati nell’Udc per le elezioni del 2011; e gli scioglimenti dei Comuni di Leinì e di Rivarolo Canavese. Riconoscere pure questi aspetti come caratteristiche della mafia «è il passo che ci aspettiamo da voi», ha detto ai giudici. Il timore è che il processo Minotauro finisca come quello Albachiara sulla ‘ndrangheta ad Alessandria, dove il giudice non ha riconosciuto l’esistenza di un’associazione a delinquere di stampo mafioso.

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