La pazienza di immergersi nei fatti

Certo, per cogliere le tante sfumature pro-accusa o pro-difese di cui sono fatte le prove assunte in mesi di udienze, e per soppesarle con onestà intellettuale anche a fronte dell’inedita situazione che vede un imputato stipendiare mensilmente decine di testimoni del processo nell’inerzia della Procura, occorrerebbe la pazienza di immergersi tra i fatti oggetto di faticoso accertamento: zavorra per le opposte tifoserie, piú a loro agio nel fare surf sulla superficie delle impressioni.

Lo ha scritto Luigi Ferrarella, cronista giudiziario del Corriere della Sera, il 2 giugno 2013. Per molti si tratta di una replica a quanto scritto da Pierluigi Battista, editorialista dello stesso quotidiano, il giorno precedente. Battista aveva scritto che nei confronti di Lele Mora, Emilio Fede e Nicole Minetti la richiesta di sette anni di pena era eccessiva:

la pena dovrebbe essere l’espiazione spietata di un peccato, di una condotta abominevole, di uno stile di vita infamato ed infamante. Sette anni di galera e interdizione perpetua: ecco il prezzo per aver fatto da protagonisti delle spregevoli notti nell’antro di Arcore.

Ferrarella, che quel procedimento lo conosce, gli ha risposto punto per punto dandogli una lezione di diritto.

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