Mese: maggio 2013

Niente Bunga Bunga a Borgomasino

A Borgomasino, piccolo paese in provincia di Torino, il Movimento Bunga Bunga ha preso dieci voti dieci, pari al 2,57 per cento del totale (fonte Interno.it). Magra prestazione per chi aveva cercato di escludere le due liste rivali chiedendo al Tribunale amministrativo regionale di estrometterle… Il sindaco uscente è stato confermato con una maggioranza bulgara.

(scusate, ma la vicenda mi era sembrata particolarmente assurda e volevo tornarci)

Rimborsi, Bono (M5S) dai pm spiega e ripaga

Magari può interessare a molti utenti. Questa mattina il consigliere regionale del Movimento 5 Stelle Davide Bono ha pubblicato sul suo profilo Facebook questa breve nota in vista del suo interrogatorio in procura a Torino, dove è indagato nello scandalo dei rimborsi ai gruppi del Consiglio regionale del Piemonte.
La lunga notte prima degli esami…mi sento come ad un’esame universitario oggi. Forse anche qualcosa di più. Ho guardato e riguardato tutti gli scontrini e le fatture per ore, giorni, settimane, e a parte uno scontrino del 2010 dovuto ad un errore materiale di un mio collaboratore che ha già rifuso la somma erronea (23,90 €), non vedo altre possibili fonti di contestazione. Comunque la linea sarà di spiegare per filo e per segno ogni singola spesa con tanto di memoria ed allegati sintetici esplicativi. Ho rinunciato ogni mese a circa 6000 €, il che ad oggi fa 216.000 €: difficile ritenere che abbia cercato di appropriarmi scientemente di 619 € .
Al termine dell’interrogatorio ha inviato questo comunicato stampa dettagliato su quanto è avvenuto:
Il PM Avenati Bassi mi ha tenuto solo 1 h e 15′ rispetto alle tre-quattro ore degli altri consiglieri.
La mia relazione di 6 pagine e l’analisi minuziosa di ogni singola spesa sono state ben accolte.
Nel merito mi è stato detto che la mia posizione sarebbe stata archiviata se non fosse che, essendo capogruppo, devo rispondere anche delle spese per il Gruppo consiliare (circa 4000 €) e per l’altro consigliere (circa 7000 €).
Insomma i 619 € a me contestati in due anni e mezzo (tutti per trasferte regolarmente rendicontate e giustificabili dall’attività istituzionale) sarebbero al di sotto della soglia di procedibilità stabilita dai magistrati.
Ho sottolineato come molte delle spese di cui i consiglieri hanno richiesto rimborso siano state coperte dal Fondo Progetti, senza andare ad intaccare il Fondo di Funzionamento e comunque ho ribadito la mia piena disponibilità a ripianare le somme contestate in caso venisse chiarito che non erano rimborsabili.
Ho comunque deciso di rifondere immediatamente tutte le spese a me rimborsate, anche quelle non contestatecome segnale politico, sperando che facciano lo stesso gli altri consiglieri, sia quelli morigerati che quelli che, pur a fronte di stipendi effettivi 4-10 volte il nostro di 2500 € al mese, usavano spesso il Fondo di Funzionamento come un bancomat personale per decine e decine di migliaia di euro.
Ora non resta che sperare da un lato in un’archiviazione dei casi più modesti e chiari, dall’altro in una rigida persecuzione di chi ha usato i soldi pubblici per il proprio arricchimento, compreso chi usava residenze fittizie fuori città o chi faceva il turismo delle sagre per incrementare i propri rimborsi (si chiama campagna elettorale se non sei mandato dall’Ufficio di Presidenza).
Dunque, riassumendo: la posizione di Bono poteva essere archiviata, ma è capogruppo del M5S, che prima aveva un altro consigliere oltre a lui, Fabrizio Biolé, che è indagato per rimborsi sospetti da settemila euro e ciò impedisce alla procura di archiviare.

Elezioni, nel Canavese “Bunga Bunga” cerca di escludere le liste avversarie

Una storia strana emerge dalle sentenze del Tar. A Borgomasino, piccolo comune del Canavese, la lista civetta passa la selezione per le elezioni amministrative e cerca di escludere le avversarie per essere l’unica lista in gara. Pubblicato su “La Sentinella del Canavese”  il 13 maggio 2013.

Un sfida a colpi di ricorsi al Tar per estromettere i due avversari alle elezioni di Borgomasino. L’ha fatta Marco Di Nunzio, 45 anni, creatore della lista civetta “Forza Juve – Movimento Bunga Bunga“, contro due delle liste civiche, “Borgomasino per tutti” del sindaco uscente Gianfranco Bellardi, e “Liberali per Borgomasino”. Tuttavia non ce l’ha fatta: mercoledì i giudici hanno deciso che le sue cause non posso essere ammesse e la competizione del 26 e 27 maggio sarà tra le tre liste.

Di Nunzio, torinese classe 1968 residente all’estero, in passato candidato sindaco al Sestriere per Fiamma Tricolore, è ormai un habitué delle elezioni. Con il “Movimento Bunga Bunga” ha cominciato nel 2011 candidandosi come sindaco di Torino sostenuto da altre liste civetta come “Forza Juve”, “No Immigrazione No Nucleare” e “Comitato Popolo Latino America”. Venne escluso. Il Tar del Piemonte lo ha bloccato pure di recente, quando ha presentato la sua lista per le elezioni politiche. A marzo è comunque riuscito a candidarsi al parlamento, ma non alla presidenza della Regione Lombardia.

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Piemonte, minacce ai consiglieri indagati per rimborsi: “E’ colpa dei giornalisti”

Il presidente del Consiglio regionale spiega che le lettere di insulti sono state consegnate alla Digos. E, così come il presidente del gruppo consiliare del Pdl, attacca la stampa, che provoca “il clima di opinione ostile alle istituzioni e a chi le rappresenta”. Da ilfattoquotidiano.it del 13 maggio 2013.

Insulti e minacce ai consiglieri regionali del Piemonte indagati per i rimborsi. Lo ha reso noto venerdì, dopo la prima settimana di interrogatori, il presidente del gruppo consiliare del Pdl, Luca Pedrale. Secondo lui i responsabili di questo clima sono i giornalisti: “Questi fatti sono il risultato della campagna di denigrazione e di odio che alcuni giornali hanno lanciato da diverse settimane contro tutti i consiglieri”, ha affermato il politico, tra i primi sospettati.

I messaggi, inviati martedì, sono stati recapitati tra giovedì e venerdì. Prima è arrivata una lettera all’ufficio di presidenza del Consiglio regionale, poi alcune cartoline scritte a macchina con messaggi identici destinate al capogruppo Pdl Pedrale, al capogruppo della Lega Nord Mario Carossa, a quello di Fratelli d’Italia Franco Maria Botta e infine ai consiglieri del centro-destra: Carla Spagnuolo, Roberto Tentoni, Gian Luca Vignale, Gianfranco Novero e Roberto Boniperti. Il presidente del Consiglio regionale Valerio Cattaneo sa che “una lettera è arrivata pure al capogruppo del Pd Aldo Reschigna”. “Le abbiamo ricevute tutti”, informa Davide Bono del Movimento 5 Stelle.

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Bunga bunga, Fede imputato a Torino per aver diffamato Imane Fadil

SavedPicture-201321913755.jpgPubblicato su “La Repubblica”, edizione di Torino del 9 maggio 2013.

In aula ieri lui non c’ era. Ha preferito non apparire. Emilio Fede, imputato di diffamazione, era contumace. In compenso c’ era la sua accusatrice, Imane Fadil, a ribattere alle offese che l’ ex direttore del Tg4 le ha rivolto in tv.

«Era il 17 settembre 2011, guardavo l’ edizione serale», ha detto al giudice Ivana Pane la modella 28enne di origine marocchina e residente a Torino, una delle partecipanti alle “cene galanti” nella villa di Silvio Berlusconi ad Arcore. Fede parlava della ragazza fingendo di non ricordarsi di lei, come ha confermato pure il fratello Tariq. Eppure la giovane conosceva bene Emilio Fede, i due si sentivano quasi tutti i giorni: «Mi aveva pure invitato ad andare in vacanza con lui». Parenti e amici di Imane capirono subito di chi il direttore stesse parlando e telefonarono alla ragazza confermando la sua impressione: parlava proprio di lei. La criticava perché ad agosto la ragazza era andata dal pm per raccontare quanto sapeva delle cene ad Arcore.

Ai primi di settembre si seppe dell’ interrogatorio: «Era il momento in cui era scoppiato quello scandalo», ha detto in aula senza citare il “Bunga bunga” e i festini, a cui lei non ha «mai e poi mai» partecipato. «Avevo sempre i giornalisti sotto casae un settimanale mi aveva offerto 50 mila euro per parlare. Così ho incontrato Fede per dirgli che mi avevano messo in quel pasticcio e gli ho chiesto di aiutarmi a uscirne». Il fatto che la modella avesse raccontato «quello che ho vissuto, la mia verità» indispettì il direttore che nel tg incriminato commentò: «Disse che avevo preso 50mila euro dalla redazione di un giornale. Poi disse che lo avevo minacciato, che gli avevo chiesto dei soldi, che la mia famiglia aveva problemi economici. Per le sue frasi ho solo avuto problemi».

Pure per i giudici del Consiglio di Stato Fascismo e libertà non può partecipare

Pure il Consiglio di Stato, l’organo supremo in materia di giustizia amministrativa, il movimento “Fascismo e Libertà” non può partecipare alle elezioni. La decisione è recentissima, dello scorso marzo, e ribalta quando vanno dicendo i vertici del movimento neofascista, cioè che i giudici amministrativi non possono fare sentenze basate sui contenuti politici.

Tuttavia è la Costituzione a parlare chiaro e i magistrati lo ribadiscono pure in questo caso, che riguarda le elezioni del 2012 di un comune abruzzese, Montelapiano, 77 anime nella Val di Sangro.

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