Minotauro, accuse più gravi alla politica

Accuse più gravi contro Nevio Coral. La procura è passata all’attacco e ieri nell’aula bunker delle Vallette i sostituti procuratori della Direzione distrettuale antimafia hanno presentato alla corte incriminazioni più specifiche contro l’ex sindaco di Leinì, accusato di concorso esterno in associazione a delinquere di stampo mafioso.

Il reato resta lo stesso, ma rispetto all’inizio del processo “Minotauro” ci sono nuovi episodi emersi dalle testimonianze. Si tratta della gestione dei cantieri di Coral a Leinì e a Volpiano, con lavori concessi a ditte vicine ad alcuni sospetti «così da permettere alla associazione ‘ndranghetista di consolidare la propria presenza economica sul territorio», scrivono i pm. I casi riguardano la realizzazione di un edificio produttivo della Altair, una delle ditte di famiglia, a Leinì e del centro direzionale della società Coral a Volpiano.

Un altro aspetto che ha trovato conferme nelle udienze è la cessione di appalti della Provana spa, azienda a partecipazione pubblica, alla Canavesana Costruzioni srle altre aziende riconducibili a Giuseppe e Urbano Zucco, esponenti della cosca di Natile di Careri a Torino. La Provana spa sarebbe «di fatto da lui (Coral, ndr) condizionata nelle scelte di ordinariae straordinaria amministrazione». Secondo i pm Coral «otteneva per sé o per altri famigliari voti nelle consultazioni elettorali con ciò consolidando il proprio “potere politico”». La procura porta l’esempio delle elezioni provinciali del 2009 in cui Ivano era candidato: in una cena elettorale del 20 maggio il padre Nevio otteneva dai sospetti ‘ndranghetisti l’impegno a recuperare dei voti in cambio di 24mila euro, di aiuti economici e di appalti. Nel 2011 Nevio Coral, candidato sindaco di Volpiano, otteneva l’appoggio di Franco Violi in cambio di lavori della Provana spa.

I pm Roberto Sparagna e Monica Abbatecola hanno anche chiesto di poter ascoltare Antonino Cuzzola, un pentito finora mai sentito nell’indagine “Minotauro”. Cuzzola in passato è stato in carcere insieme all’imputato Giovanni Vadalà e da lui avrebbe appreso particolari sulla ‘ndrangheta a Chivasso. La corte deciderà nei prossimi giorni se questa nuova testimonianza è utile per il processo.

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