Comune sciolto per ’ndrangheta, i Coral incandidabili (ma Bertot?)

Una prima volta per il Piemonte e forse per tutto il Nord Italia: due politici dichiarati incandidabili per lo scioglimento del loro Comune per via delle infiltrazioni della ‘ndrangheta. Ne ho scritto su “La Repubblica”, edizione di Torino del 24 aprile 2013.

Incandidabili. Nevio e Ivano Coral, padre e figlio ex sindaci di Leinì, sono stati privati del diritto a farsi eleggere perché ritenuti responsabili dello scioglimento del Comune infiltrato dalla criminalità. Lo ha stabilito nei mesi scorsi il collegio presieduto dal giudice Giovanni Liberati, della prima sezione civile del tribunale di Torino, al termine di un contraddittorio tra il Ministero dell’ Interno (che ha avviato la causa), gli avvocati dei Coral Roberto Macchia e Roberto Cavallo Perin e il procuratore aggiunto della Direzione distrettuale antimafia Sandro Ausiello.

Per la prima volta in Piemonte due politici dovranno saltare un turno delle elezioni locali per potersi ricandidare. Le sette pagine di questa sentenza potrebbero essere acquisite dai giudici del processo “Minotauro” questa mattina, quando i pm chiederanno di riformulare le accuse nei confronti di Nevio Coral per i fatti specifici emersi con le testimonianze delle ultime settimane.

Il politico, accusato di concorso esterno in associazione mafiosa, era stato arrestato nel giugno 2011 nell’ operazione che svelò la presenza della ‘ndrangheta in Piemonte. Secondo la Dda aveva molti contatti con malavitosi, ne favoriva gli affari ottenendo appoggio elettorale, tutte accuse che Coral e l’ avvocato Macchia hanno sempre respinto con forza. Per questi pesanti sospetti nell’ agosto 2011 una commissione prefettizia ha avviato un’ indagine sulle infiltrazioni della ‘ ndrangheta nell’ amministrazione, accertando pure la gestione di appalti della società partecipata Provana spa a favore di ditte vicine agli affiliati. Nel dicembre 2011 Ivano Coral si è dimesso dalla carica di sindaco di Leinì. Poi, nel marzo 2012, il governo ha decretato lo scioglimento del Comune.

Note: tutto ciò è avvenuto in base all’articolo 143 del decreto legislativo 267/2000 (il Testo unico degli enti locali). Al comma 11 prevede che:

Fatta salva ogni altra misura interdittiva ed accessoria eventualmente prevista, gli amministratori responsabili delle condotte che hanno dato causa allo scioglimento di cui al presente articolo non possono essere candidati alle elezioni regionali, provinciali, comunali e circoscrizionali, che si svolgono nella regione nel cui territorio si trova l’ente interessato dallo scioglimento, limitatamente al primo turno elettorale successivo allo scioglimento stesso, qualora la loro incandidabilità sia dichiarata con provvedimento definitivo. Ai fini della dichiarazione d’incandidabilità il Ministro dell’interno invia senza ritardo la proposta di scioglimento di cui al comma 4 al tribunale competente per territorio, che valuta la sussistenza degli elementi di cui al comma 1 con riferimento agli amministratori indicati nella proposta stessa. Si applicano, in quanto compatibili, le procedure di cui al libro IV, titolo II, capo VI, del codice di procedura civile.

 Viene da chiedersi per quale cavillo sia possibile che Fabrizio Bertot, ex sindaco di un altro Comune sciolto per mafia, Rivarolo, abbia potuto arrivare al Parlamento europeo nonostante le indagini della Dda abbiano dimostrato la ricerca di voti tra gli ‘ndranghetisti.
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