Il ministro dell’Interno chiamato a testimoniare al processo Minotauro

Uno degli imputati, l’ex assessore Trunfio della giunta Fluttero, chiede la testimonianza della Cancellieri: “Ci spieghi perchè non ha commissariato il Comune di Chivasso”. La presidente: “E’ davvero necessario chiamarla in una situazione come questa?”. Da “La Repubblica”, edizione di Torino del 9 aprile 2013. 

Il ministro dell’Interno potrebbe testimoniare al processo Minotauro. L’avvocato Cosimo Palumbo, difensore dell’ex assessore di Chivasso Bruno Trunfio (accusato di essere un affiliato alla ‘ndrangheta), ha inviato la convocazione e una lettera ad Annamaria Cancellieri. Vuole che il ministro, o un delegato, spieghi ai giudici le ragioni del mancato scioglimento del Comune di Chivasso dopo l’indagine della commissione prefettizia, che non avrebbe rilevato infiltrazioni mafiose nell’amministrazione.

“È davvero necessario in un momento come questo per il Paese chiedere a un ministro di venire a testimoniare su questo tema?”, ha osservato la presidente della Quinta sezione penale, Paola Trovati, nell’udienza di mercoledì convocando i testimoni di Trunfio per il 17 aprile. Al momento sembra necessario: “I contenuti della relazione della commissione del 7 luglio e di quella del prefetto di Torino datata 26 luglio sono riservati dopo l’archiviazione stabilita dalla Cancellieri il 19 settembre – spiega Palumbo -. La pubblicazione dei documenti è disciplinata dal ministro, che finora non ha stabilito nulla. Per questo ho chiesto al ministro di venire a testimoniare sulle due relazioni”. Se il capo del Viminale rendesse pubbliche le relazioni non ci sarebbe bisogno di scomodarla: “Nella lettera inviata il 2 aprile le ho preannunciato la rinuncia alla testimonianza se le relazioni saranno inviate al tribunale”.

Dai documenti si potrebbe capire se la commissione prefettizia ha trovato irregolarità nell’amministrazionedi Chivasso dovute alla vicinanza della ‘ndrangheta. Bruno Trunfio, ex di Forza Italia passato all’Udc, è stato prima consigliere e poi assessore ai lavori pubblici nella giunta di Andrea Fluttero. Era finito in carcere l’8 giugno 2011 nell’ambito dell’operazione “Minotauro” con l’accusa di associazione a delinquere di stampo mafioso: per la procura apparterrebbe alla locale di ‘ndrangheta a Chivasso insieme al fratello Giuseppe (assolto) e al padre Pasquale, ritenuto padrino e “capo locale”, già condannato a otto anni e otto mesi col rito abbreviato. Sulla base di questa vicinanza tra politica e ‘ndrangheta il prefetto Alberto Di Pace aveva avviato nel dicembre 2011 una “commissione di accesso agli atti” che doveva verificare l’infiltrazione della malavita nelle decisioni amministrative e negli appalti pubblici. Poco più di sei mesi dopo la commissione ha stabilito che non c’era alcun motivo di commissariare il Comune.

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