Marando: Vi porto nel cimitero della ‘ndrangheta

Pubblico qui l’articolo scritto per “La Repubblica”, edizione di Torino di venerdì. L’articolo – per esigenze di spazio – non riportava alcune dichiarazioni interessanti fatte da Rosario Marando (che io ho appuntato su una copia del quotidiano). Qui mi sono permesso di aggiungerle. Un’udienza da brivido. Il clima dell’aula era surreale. Marando, seduto davanti ai giudici, tenuto sotto controllo dagli agenti della polizia penitenziaria, si è lasciato andare, ma con moderazione. Era incalzante nel racconto e quasi teatrale quando premetteva: “Ora ve la dico in dialetto, e poi in italiano”. Le frasi in calabrese erano efficaci, rendevano bene la scena (peccato fossero quasi impossibili da riportare).

Rosario Marando ha aspettato molto prima di svelare i misteri di un triplice omicidio di ‘ndrangheta a Volpiano nel 1997. Solo ieri, prima che il suo avvocato Wilmer Perga cominciasse l’arringa, ha chiesto di parlare. E ha detto di non aver ucciso Franco Mancuso e Antonino e Antonio Stefanelli, suocero e cognato di Francesco “Ciccio” Marando, il cui corpo venne trovato carbonizzato a Chianocco il 3 giugno 1996 (ucciso per debiti di droga), ma ha spiegato di aver partecipato alla sepoltura dei tre cadaveri in un luogo che poteva indicare.

Così nel tardo pomeriggio di ieri, sotto una fitta pioggia, Marando, i pm, il presidente della Corte Pietro Capello, avvocati, carabinieri e polizia penitenziaria hanno perlustrato una zona boschiva ai piedi di una collinetta a Volpiano. Prima sull’auto, poi a piedi, l’imputato ha indicato l’area, ma non il punto preciso: troppi cambiamenti dopo sedici anni. Si riprenderà un altro giorno. «La buca l’ ho scavata con Antonio Trimboli – aveva detto al mattino in aula – Era alta quanto me. Dentro abbiamo messoi cadaveri. Nino Stefanelli era quasi nudo, ». Un ricordo preciso, come il contesto degli assassinii: «Giuseppe Leuzzi e Giuseppe “Cicerchia” Perre hanno portato gli Stefanelli là con la scusa di fare un’alleanza contro la famiglia di Francesco Napoli (accusata della morte di Francesco Marando, ndr). Pasqualino Marando ha detto ad Antonio e Natale Trimboli di ucciderli subito». Il pm Roberto Sparagna gli fa notare: «I Trimboli sono scomparsi e Perre ha l’alzheimer». Leuzzi invece è già stato condannato. Per questo Marando ora parla: «Lo dico adesso perché non fa più danni a nessuno». Svela altri dettagli sulla faida nella Torino degli anni Novanta e dà al pentito Rocco Varacalli la colpa dell’omicidio di Roberto Romeo a Rivalta nel 1998. Un giorno, qualche tempo dopo l’omicidio, Marando lo incontra e cerca di regolare un vecchio debito per una partita di cocaina con le buone maniere. Il pentito, per fermarlo, gli confessa: «Cosa lorda, a me alzi le mani. Io ho vendicato tuo fratello e tu mi meni?». «Io non potevo credergli – ha detto l’imputato ai giudici -, ma poi Trimboli mi ha spiegato che Varacalli ha ucciso Romeo (ritenuto l’assassino di “Ciccio”, ndr)». E dice che suo fratello Pasqualino, ritenuto morto ucciso, potrebbe pure essere vivo: «Dottore, andate a vedere quando sono stato fermato a Roma nel 2008 con chi ero. Pasqualino è stato fermato a Roma con me sotto falso nome quando già dicevano che era morto».

Verso la fine dell’udienza afferma: «Non era previsto che facessi questa cosa. Io volevo solo dare la lettera di mio figlio di 16 anni, vive a Platì e mi scrive: “Papà, io non voglio crescere come questi qua”». Poi Capello gli chiede: «Lei intende collaborare?». «No», replica lui. Non farà come suo fratello Rocco, l’ altro pentito. Sparagna: «Glielo devo chiedere: fa parte della ‘ndrangheta?». «Né io né mio fratello Pasqualino. Anche se siamo stati trafficanti. Nostro padre ci diceva sempre: “Non è che se vi fanno picciotti voi accettate?”».

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One comment

  1. io credo all’imputato marando rosario perchè nella vita tutti a volte prendono delle strade o commettono delle azioni sbagliate ma questo non vuol dire che devono essere crocifissate per tutta la vita, con questo non volglio dire che marando fa parte della n’dragheta ma che bisogna riflettere sulle parole che lui dice è capire bene se è giusto colpevolizzarlo oppure no

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