Mese: aprile 2013

Caso Musy, il professore “censurato” chiede i danni all’Università

Un euro di risarcimento simbolico. Lo ha chiesto il professor Pier Giuseppe Monateri all’Università di Torino. Il docente di diritto comparato ha fatto ricorso al Tribunale amministrativo contro le critiche espresse dai suoi colleghi sul suo comportamento nella vicenda Musy, i suoi silenzi e le frasi “ignobili” scritte su un foglio. L’8 aprile scorso l’avvocato Giuseppe Gallenca ha depositato il ricorso agli uffici di corso Stati Uniti e ora si aspetta la fissazione della data. A occuparsene saranno i magistrati della prima sezione presieduta da Lanfranco Balucani.

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I cani molecolari servono a qualcosa?

Per trovare i cadaveri degli omicidi di ‘ndrangheta a Volpiano nel 1997 verranno usati dei cani molecolari. (fonte)
Nello stesso giorno in cui questo viene deciso la Procura di Bergamo critica l’utilizzo dei cani molecolari nelle ricerche del corpo di Yara Gambirasio ricordando la loro inutilità in un altro caso di cronaca, più recente: la scomparsa di Laura Winkler in Trentino.

Minotauro, accuse più gravi alla politica

Accuse più gravi contro Nevio Coral. La procura è passata all’attacco e ieri nell’aula bunker delle Vallette i sostituti procuratori della Direzione distrettuale antimafia hanno presentato alla corte incriminazioni più specifiche contro l’ex sindaco di Leinì, accusato di concorso esterno in associazione a delinquere di stampo mafioso.

Il reato resta lo stesso, ma rispetto all’inizio del processo “Minotauro” ci sono nuovi episodi emersi dalle testimonianze. Si tratta della gestione dei cantieri di Coral a Leinì e a Volpiano, con lavori concessi a ditte vicine ad alcuni sospetti «così da permettere alla associazione ‘ndranghetista di consolidare la propria presenza economica sul territorio», scrivono i pm. I casi riguardano la realizzazione di un edificio produttivo della Altair, una delle ditte di famiglia, a Leinì e del centro direzionale della società Coral a Volpiano.

Un altro aspetto che ha trovato conferme nelle udienze è la cessione di appalti della Provana spa, azienda a partecipazione pubblica, alla Canavesana Costruzioni srle altre aziende riconducibili a Giuseppe e Urbano Zucco, esponenti della cosca di Natile di Careri a Torino. La Provana spa sarebbe «di fatto da lui (Coral, ndr) condizionata nelle scelte di ordinariae straordinaria amministrazione». Secondo i pm Coral «otteneva per sé o per altri famigliari voti nelle consultazioni elettorali con ciò consolidando il proprio “potere politico”». La procura porta l’esempio delle elezioni provinciali del 2009 in cui Ivano era candidato: in una cena elettorale del 20 maggio il padre Nevio otteneva dai sospetti ‘ndranghetisti l’impegno a recuperare dei voti in cambio di 24mila euro, di aiuti economici e di appalti. Nel 2011 Nevio Coral, candidato sindaco di Volpiano, otteneva l’appoggio di Franco Violi in cambio di lavori della Provana spa.

I pm Roberto Sparagna e Monica Abbatecola hanno anche chiesto di poter ascoltare Antonino Cuzzola, un pentito finora mai sentito nell’indagine “Minotauro”. Cuzzola in passato è stato in carcere insieme all’imputato Giovanni Vadalà e da lui avrebbe appreso particolari sulla ‘ndrangheta a Chivasso. La corte deciderà nei prossimi giorni se questa nuova testimonianza è utile per il processo.

Comune sciolto per ’ndrangheta, i Coral incandidabili (ma Bertot?)

Una prima volta per il Piemonte e forse per tutto il Nord Italia: due politici dichiarati incandidabili per lo scioglimento del loro Comune per via delle infiltrazioni della ‘ndrangheta. Ne ho scritto su “La Repubblica”, edizione di Torino del 24 aprile 2013.

Incandidabili. Nevio e Ivano Coral, padre e figlio ex sindaci di Leinì, sono stati privati del diritto a farsi eleggere perché ritenuti responsabili dello scioglimento del Comune infiltrato dalla criminalità. Lo ha stabilito nei mesi scorsi il collegio presieduto dal giudice Giovanni Liberati, della prima sezione civile del tribunale di Torino, al termine di un contraddittorio tra il Ministero dell’ Interno (che ha avviato la causa), gli avvocati dei Coral Roberto Macchia e Roberto Cavallo Perin e il procuratore aggiunto della Direzione distrettuale antimafia Sandro Ausiello.

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Sostiene l’avvocato della Lega

L’avvocato della Lega Nord Domenico Aiello, legale con un curriculum di tutto rispetto ora impegnato pure sul fronte piemontese dei rimborsi ai gruppi regionali, ha rilasciato questa dichiarazione a “La Repubblica”:

«Ho troppa stima di magistrati del calibro del procuratore Caselli per dire sinceramente cosa penso di questa iniziativa. Non voglio pensare sia una risposta alle forti spinte di anti-politica modaiole. Mi chiedo però quanto sia costata all’erario una indagine così vasta e quale sia l’utilità per la collettività piemontese nell’avere in questo grave momento un intero Consiglio regionale sotto indagine, per cifre irrisorie e prassi indiscusse e sempre avallate dalla Corte dei Conti».

Da una parte insinua che i magistrati siano sottoposti a “forti spinte di anti-politica modaiole”, quando il problema degli sprechi delle amministrazioni e dei privilegi eccessivi dei politici è reale. Altro che “prassi indiscusse e sempre avallate dalla Corte dei conti”.

Dall’altra Aiello fa un calcolo che uno studioso del diritto non dovrebbe fare, quello legato ai costi di un’indagine di fronte alle “cifre irrisorie”: a questo punto smettiamo di cacciare i ladri, pagare le forze dell’ordine e via dicendo, perché a conti fatti forse non sempre ne vale la pena. Il principio che dovrebbe predominare è quello della legalità, non dell’economicità.

Spese pazze in Regione Piemonte. Indagati Cota e i “grillini”

Da “Il Fatto quotidiano” di sabato 20 aprile 2013.

Rimborsi per quasi 1,4 milioni di euro in due anni, di cui 100mila a un solo eletto. C’è di tutto tra gli scontrini dei consiglieri regionali del Piemonte: borse di lusso, il catering di un battesimo, massaggi da tremila euro, qualche elettrodomestico, un giogo da bue e molto ancora. Non si salvano nemmeno i “grillini”, sebbene le loro spese siano molto inferiori e semplici. Tutto il consiglio regionale, incluso il presidente Roberto Cota (ma esclusi cinque consiglieri e i nuovi entrati), è indagato dalla Procura di Torino per i rimborsi illeciti ai gruppi politici ricevuti dal maggio 2010 al settembre 2012. Ieri mattina 52 eletti hanno ricevuto dalla Guardia di finanza gli avvisi di garanzia e gli inviti a comparire davanti ai pm per gli interrogatori che cominceranno il 6 maggio. Con i quattro finiti nell’inchiesta a dicembre in totale sono 56 gli indagati di peculato, finanziamento illecito ai partiti e truffa. L’inchiesta dei sostituti procuratori Giancarlo Avenati Bassi ed Enrica Gabetta, coordinati dall’aggiunto Andrea Beconi, era partita contestualmente alle rivelazioni dell’ex vicepresidente regionale Roberto Rosso sui rimborsi di una vacanza al Sestrière.
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Indovina chi non è indagato?

Da Flickr

Il gioco di questa mattina alla Procura di Torino era questo: “Indovina quale consigliere regionale del Piemonte non è indagato?”. Difficile, visto che se ne sono salvati cinque su 61…

Delle domande restano ancora aperte:

– Chi sarà il consigliere che si è fatto rimborsare una seduta massaggi da quattromila euro?

– Chi sarà il leghista che ha acquistato un giogo da bue?

– Chi sarà il recordman da 100mila euro di rimborsi nel giro di due anni e mezzo?

– Chi saranno le consigliere del Pdl (o i consiglieri) che hanno comprato borse Hermès, Louis Vuitton e gioielli di Cartier coi soldi pubblici?

– Quanto si sarà fatto rimborsare il presidente Roberto Cota e per quali spese?