Omegna, il Tar: “Il Comune ha fatto bene ad annullare i derivati”

Unicredit ha perso il ricorso al Tar contro il Comune di Omegna (in provincia di Verbania) che ha annullato i contratti derivati. Il 2 maggio scorso la giunta uscente di Antonio Quaretta (Pdl), tra i suoi ultimissimi atti, aveva deciso di annullare d’ufficio un “convertible swap” sottoscritto con la banca nel 2003, poi rimodulato nel 2004 come “interest rate swap” , poi modificato di nuovo nel 2006. Lo ha fatto sulla base della sentenza del Consiglio di Stato sulla decisione della Provincia di Pisa di annullare i suoi (leggi qui), una sentenza che ha fatto giurisprudenza. A giugno la nuova giunta di Maria Adelaide Mellano (Pd) ha incarico il professore Paolo Scaparone di seguire il ricorso.

La giunta ha preso questa decisione per l’esistenza di “vizi di legittimità”: i contratti non erano stati autorizzati dal Consiglio comunale (competente sugli atti che comportano “spese che impegnino i bilanci per gli esercizi successivi”), la scelta della banca non è avvenuta tramite una gara pubblica, i contratti non permettevano la riduzione del debito ed erano a danno del Comune e inoltre l’istituto bancario non ha adempiuto agli obblighi informativi”. La giunta voleva pure eliminare gli “effetti finanziari fortemente negativi”. Gli avvocati di Unicredit (Emanuele Balbo Di Vinadio e Andrea Zanetti) si sono opposti a questi motivi, in gran parte convalidati dai giudici amministrativi della Sezione Prima, presieduti da Lanfranco Balucani.

A differenza delle sentenze sui contratti derivati della Regione Piemonte (le sentenze nn. 1389/12 e 1390/12 del 21 dicembre scorso), dove la questione è stata “rinviata” al giudice ordinario inglese perché la questione verte sui contratti (stipulati a Londra), il Tar Piemonte ha stabilito di essere competente sulla questione dei derivati di Omegna perché il caso è puramente amministrativo: esitono infatti dei  “vizi originari di legittimità del procedimento amministrativo prodromico alla stipulazione dei contratti”.

Esiste il rischio che gli swap – che dovrebbero ridurre le spese – comportino costi in più all’amministrazione che li stipula o a quelle successive, sostengono i magistrati. Perciò, “trattandosi di contratti che, per loro natura, possono comportare ‘spese che impegnino i bilanci per gli esercizi successivi’, la competenza ad autorizzarli va riconosciuta in via esclusiva al consiglio comunale, e non alla giunta”:

“Bene ha fatto, quindi, la giunta comunale di Omegna, in applicazione di tali principi, ad annullare in autotutela i propri precedenti provvedimenti di autorizzazione alla sottoscrizione dei contratti di finanza derivata, rilevando l’insussistenza della propria competenza ad adottarli”.

Inoltre, sebbene i contratti fossero dei “servizi finanziari” l’amministrazione avrebbe dovuto bandire una gara pubblica e trasparente, per permettere più concorrenza e “imparzialità delle procedure di aggiudicazione”. Pure in questo caso i magistrati sostengono che il Comune di Omegna abbia fatto bene “a procedere all’annullamento d’ufficio delle delibere autorizzative dei contratti di swap, rilevando la sussistenza dei predetti profili di illegittimità procedimentali“.

Il contratto è decaduto grazie all’autotutela legittima del Comune, con la fine automatica “degli effetti negoziali del contratto successivamente stipulato“.

(leggi qui la sentenza).

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