Muore di cancro agente minacciato da Br. Il Tar: “causa da servizio”

I giudici riconoscono che la malattia era dovuta allo stress accumulato negli anni di Piombo. Da “La Repubblica”, edizione di Torino del 10 marzo 2012.

Le carceri Nuove di Torino. Foto da Garrettojaksu su Flickr http://www.flickr.com/photos/digitalpaladin/

Minacciato dalle Brigate Rosse per il suo lavoro nelle Carceri nuove, è morto per un tumore provocato dallo stress di quegli anni. Lo hanno stabilito il Tar nel ricorso per il riconoscimento della morte come “causa da servizio” di una guardia carceraria. Si chiamava Sebastiano Lo Regio, era sovrintendente capo e aveva lavorato alle Nuove negli anni di piombo.

Due colleghi di Lo Regio vennero uccisi dai terroristi: prima Lorenzo Cutugno, l’11 aprile 1978, e poi Giuseppe Lorusso, il 19 gennaio 1979. In un clima di terrore generalizzato il nome del giovane agente Lo Regio era stato inserito dalle Br in un elenco di obiettivi.

È stata la fatica psico-fisica patita sul luogo di lavoro a provocargli un’ ulcera duodenale certificata nel 1982 dalla commissione medica dell’ ospedale militare di Torino. Per risolvere il problema i medici lo avevano obbligato a un «intervento di resezione gastrica», ma non è bastato.

Più di venti anni dopo, nel 2005, intorno alla zona operata si era sviluppato un tumore e l’ anno successivo la Commissione medica collegiale del ministero della Giustizia, che aveva sottoposto il sovrintendente a nuove visite, non ha riconosciuto il tumore come provocato dal suo lavoro. Nel 2009, all’ età di 53 anni, Lo Regio è morto.

La moglie e le figlie si sono rivolte al Tar e hanno chiesto che fosse accertato il decesso come provocato dal lavoro prestato in carcere. Le perizie disposte dai giudici amministrativi (il presidente Lanfranco Balucani con Roberta Ravasio e Paola Malanetto) hanno dimostrato che «dopo l’ intervento, (Lo Regio, ndr) ha mantenuto la stessa attività lavorativa caratterizzata da stress, consumo di pasti irregolari ed abitudine al fumo cui si sono sommate le alterazioni post-operatorie». «Questo è solo il primo passo. – spiega l’ avvocato Roberto Lamacchia che ha assistito gli eredi -. Sulla base di questo si valuterà la possibilità dell’ applicazione di benefici come l’ indennizzo e la pensione privilegiata».

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