L’appalto resta alla ditta di pulizie che ricicla denaro sporco

Da “La Repubblica”, edizione di Torino del 4 febbraio 2013.

All’aeroporto di Caselle lavora un’azienda di pulizie su cui pende un’informativa antimafia. Il suo proprietario è indagato per riciclaggio e truffa allo Stato. La Sagat, la società che gestisce lo scalo, ha tentato di revocare l’appalto, ma i magistrati del Tar ritengono che per il momento il contratto sia valido e la ditta debba continuare. Tutto comincia a novembre.

Negli uffici di Caselle arriva un avviso dalla prefettura di Roma: è un’informativa antimafia sulla Tecnica Esp spa, società romana che ha l’appalto per la pulizia degli spazi pubblici, uffici, aree operativee parcheggi dello scalo.

Il 29 novembre la Sagat, in base alle leggi che contrastano l’infiltrazione del crimine negli appalti pubblici e nell’economia, comunica «il recesso dal contratto di appalto di servizi di pulizia presso gli immobili aeroportuali». Dal 31 dicembre 2012 la Tecnica Esp non dovrebbe più lavorare nello scalo.

Tutto questo perché nel documento della prefettura capitolina del 30 ottobre 2012 si cita un verbale del Gruppo ispettivo antimafia e una sentenza della Corte di Cassazione con cui vengono confermati i sequestri a Giovanni De Pierro – a cui fa riferimento la ditta di pulizie-e ai figli, tutti accusati di riciclaggio e appropriazione indebita. Il tribunale ritiene che l’uomo sia «a capo di un’associazione criminale che gestiva numerose attività utilizzate per realizzare reati di evasione fiscale e truffe ai danni di enti pubblici». De Pierro, riassumono i giudici, svuotava alcune società di quote finanziarie e beni destinandole ad altre ditte del suo gruppoe appropriandosi indebitamente di alcune ricchezze. Così facendo – ipotizza la Guardia di Finanza che nel 2008 ha arrestato De Pierro nell’ambito dell’operazione “Cleaning” – l’uomo ha evaso 100 milioni di euro al fisco, accumulando risparmi che gli hanno permesso di vincere molti appalti giocando al ribasso. Appalti come quello dell’aeroporto “Sandro Pertini” di Caselle.

La Sagat si fida dell’informativa e quindi annulla il contratto, ma gli avvocati di De Pierro si oppongono e il 3 gennaio presentano un ricorso al Tribunale amministrativo chiedendo di sospenderee invalidare la decisione. Pochi giorni dopo il giudice Lanfranco Balucani accoglie la richiesta della Tecnica Esp: l’appalto resta valido. Pure il collegio prende la stessa decisione il 25 gennaio scorso: dai documenti consegnati non emerge nessun reato previsto dalla normativa antimafia. Eppure il giorno prima al Tar di Bari, in un ricorso della Tecnica Esp contro l’Università che aveva annullato l’appalto, i giudici davano ragione all’ateneo e affermavano che «le società gestite di fatto da De Pierro Giovanni sono state utilizzate per operazioni di riciclaggio», reato sanzionato dal decreto sulla certificazione antimafia.

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